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Maltempo, è stato un anno disastroso per le api bergmasche

In provincia si contano 18.000 alveari curati da circa 700 allevatori.

Maltempo, è stato un anno disastroso per le api bergmasche
Economia 15 Dicembre 2019 ore 10:32

Il 2019 per il settore apistico bergamasco è stato  l’anno più critico e problematico di sempre, a causa dell’andamento climatico anomalo. Lo rende note Coldiretti Bergamo, plaudendo  al “significativo e lungimirante”  fondo da 100mila euro stanziato dalla Camera la Camera di Commercio di Bergamo per le micro, piccole e medie imprese del settore .

Maltempo e api, è stato un disastro

“Al caldo e alla siccità nei primi mesi primaverili – spiega Coldiretti Bergamo – sono seguite copiose precipitazioni che, unitamente a diversi cali termici e episodi di maltempo, hanno compromesso le fioriture, un insieme di condizioni che hanno fatto soffrire le api influenzando negativamente la produzione di miele”.

Perso il 90 percento del miele di acacia

In provincia di Bergamo l’indebolimento delle famiglie di api ha portato ad una perdita del 90 % del miele di acacia, con la conseguenza che anche nel periodo estivo, vista la debolezza degli sciami, vi è stato un calo per le produzioni di millefiori, di castagno e di miele di montagna complessivamente del 20%. La stagione ha visto quindi una perdita generale del 60% rispetto agli anni precedenti che pure non erano stati anni di grandi produzioni.

In un quadro così fortemente critico – conclude Coldiretti Bergamo – l’intervento della Camera di Commercio rappresenta una boccata di ossigeno per le imprese coinvolte e un segno di attenzione per il futuro di un settore così strategico non solo per l’agricoltura ma per l’intero pianeta in quanto le api sono un indicatore sensibile dello stato di salute dell’equilibrio naturale globale e della biodiversità, con la nostra alimentazione che dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80% circa.

In provincia di Bergamo sono censiti 18.000 alveari curati da circa 700 allevatori, di cui poco meno di un centinaio sono apicoltori professionali.

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