Economia

L'inverno demografico delle imprese bergamasche

Cresce (+1,6%) solo il settore dei Servizi. A rendere il tonfo meno grave ci sono però le imprese femminili e quelle di stranieri, in aumento

L'inverno demografico delle imprese bergamasche
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L’inverno demografico non riguarda solo le persone, ma anche le imprese. Lo certificano i dati della Camera di commercio di Bergamo, che pure fotografando un tessuto economico ancora brillante, certificano anche come per il secondo anno di fila il numero delle aziende attive registrate nella nostra provincia stia diminuendo.

Calano le imprese attive in Bergamasca

Tra la metà del 2023 e la metà del 2024 in particolare il loro numero è sceso di 239 unità (-0,3%) arrivando a 82mila e 833, su circa un milione di abitanti. Un calo peraltro abbastanza generalizzato, sebbene nel settore dei Servizi si registri al contrario un aumento delle imprese attive. I cali più importanti si sono registrati nei settori della manifattura, del commercio e delle costruzioni Idem le attività di alloggio e la ristorazione, così come il trasporto e magazzinaggio.

Servizi in controtendenza

Bene invece i servizi, che vedono sull’anno un generale aumento (+1,6%). “Nello specifico, hanno contribuito a questa crescita le attività professionali tecniche e scientifiche, le attività finanziarie e assicurative, i servizi di informazione e comunicazione, le attività artistiche, le altre attività di servizi, l’istruzione, la sanità e assistenza sociale, le attività di noleggio e agenzie di viaggio e le attività immobiliari” spiega la Camera di commercio in una nota. Sempre nei servizi si sono concentrate le nuove iscrizioni: 438 le nuove imprese aperte, valore che rapportato al numero delle registrate dà un tasso di natalità pari a 1,2%.

In aumento le imprese di stranieri e le imprese femminili

A contribuire a rendere il calo generale meno drastico ci sono due categorie di imprese, entrambe relativamente “nuove”. Da un lato ci sono le imprese di stranieri, che al 30 giugno 2024 erano 9.342 (+3,9% su base annua), spinte soprattutto da sanità e assistenza sociale (+21,4%), servizi di informazione e comunicazione (+19,8%), attività professionali e scientifiche (+15,9%), costruzioni (+6,1%), trasporto e magazzinaggio (+5,4%) e alloggio e ristorazione (+4,5%).

Dall’altro ci sono imprese femminili attive, anch’esse in lieve crescita sull’anno. Sono 17.355, meno di un quarto del totale. Significativo, e preoccupante, anche il (lieve) calo delle imprese giovanili attive, che sono 7.096.

“I dati dell’anagrafe camerale mostrano per il secondo trimestre dell’anno un quadro che testimonia la vivacità del tessuto imprenditoriale bergamasco – è il commento di Carlo Mazzoleni, presidente della Camera di Commercio - Il saldo positivo tra nuove aperture e chiusure è particolarmente evidente nel settore dei servizi, come è stato nei due trimestri passati. Proprio in questo settore aumentano anche le consistenze delle imprese attive. A crescere sono soprattutto le attività basate su conoscenza e innovazione, segnale che c’è un aumento della domanda per questa tipologia di servizi”.

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