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Economia

Crisi Covid, a rischio chiusura128 profumerie Douglas in Italia (anche a Bergamo)

Entro fine anno, un negozio su cinque in Europa della catena di profumerie Douglas potrebbe chiudere. Preoccupati i sindacati.

Crisi Covid, a rischio chiusura128 profumerie Douglas in Italia (anche a Bergamo)
Economia Bergamo e hinterland, 02 Marzo 2021 ore 15:09

Entro fine anno, un negozio su cinque in Europa della catena di profumerie Douglas potrebbe chiudere. E' verticale il piano di ridimensionamento aziendale annunciato nelle scorse settimane, che a causa della crisi del commercio retail in conseguenza alla pandemia da Covid-19 rischia di bruciare centinaia di posti di lavoro. Sono 128 i negozi in Italia a rischio, e 500 in tutta Europa.

A rischio 128 negozi Douglas

A rischio chiusura ci sono 128 punti vendita in Italia (di cui uno anche a Bergamo), 500 in tutta Europa: entro fine anno le profumerie Douglas si avviano a una riduzione di consistenti dimensioni, in pratica un negozio su cinque dei 2.400 punti vendita esistenti sul territorio europeo.

La notizia è stata comunicata nell’ultimo incontro con l’azienda del 25 febbraio: “Nel nostro paese rischiano il posto circa 400 lavoratori. Nella provincia di Bergamo, in cui lavorano 35 persone, è prevista la chiusura di uno dei 6 negozi, quindi stimiamo che sarebbero circa 3-4 i posti perduti” ha commentato oggi Nicholas Pezzé della Filcams Cgil di Bergamo. “L'azienda durante l'incontro ha presentato dati da cui emerge una perdita importante di fatturato nel corso del 2020, anche provocata dalla pandemia da Covid-19. È necessario, però, riuscire a valutare l'impatto dell'e-commerce nei mesi di lockdown che indubbiamente deve avere supportato i fatturati aziendali”.

Incontro al Mes

Le organizzazioni sindacali a livello nazionale hanno, intanto, richiesto un incontro urgente al Ministero dello Sviluppo Economico.

“Come FILCAMS-CGIL chiediamo più chiarezza e soprattutto più tutele per lavoratrici e lavoratori dato che le risposte dell'azienda restano vaghe rispetto a un’ipotetica ricollocazione di una parte del personale nei punti vendita che rimarranno aperti e a un’ipotesi di acquisizione da parte di operatori del settore con i quali non si è capito se l'azienda abbia effettivamente già sottoscritto accordi commerciali” aggiunge Pezze’. “Inoltre è necessario comprendere come verranno gestite le uscite e sulla base di quali criteri e se sarà possibile accompagnare le persone prossime alla pensione con un supporto economico".

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