L'incredibile vita di Padre Ginepro
Il gruppo in visita gli ha portato alcune pagnotte di Pane del Miracolo, da condividere con gli altri trenta monaci della comunità.
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C'è chi la chiama Provvidenza, e chi la chiama logica del caos. Ma ci sono storie in cui è impossibile non vedere un filo rosso, che lega le vite e gli eventi in un disegno misterioso. Quella di padre Ginepro è una di queste, ed è passata più volte anche da Treviglio. Tanto che i segni della presenza e dell'amicizia di questo monaco - già abate per quindici anni della comunità di Notre Dame de Tamiè, in Val d'Isère, nell'Alta Savoia - sono ancora vivi, per molti trevigliesi, anche se sono passati diversi anni dalla sua ultima visita in città. Nei giorni scorsi, però, un gruppo di amici, tra cui un trevigliese, sono andati a trovarlo nella splendida abbazia trappista costruita a Plancherine nel 1132, che ospita ancora oggi una trentina di religiosi. E gli hanno portato un regalo decisamente speciale.
La vita di Padre Ginepro
Padre Ginepro - al secolo Franco Riva - ha oggi 75 anni, ed è originario di Rovenna, sul lago di Como. Per lui, la Vocazione arrivò tardi, dopo il diploma da Perito industriale. Decise quindi di cambiare vita, e di studiare Teologia al Seminario di Como. Un cambio di prospettiva che fu il primo di tanti, nella sua lunga vita. Dopo la laurea, entrò ancora prima di prendere i voti alle Tre Fontane (un'abbazia trappista di Roma), dopo un lungo viaggio a piedi, dalle sponde del lago alla Capitale. È qui che per la prima volta conobbe la realtà di Tamiè: l'abate francese dell'abbazia francese venne infatti in visita in Italia, e gli offrì l'opportunità di entrare nella comunità della Val d'Isère, Alta Savoia, vicino ad Albertville. Lui accetta. Varca le Alpi e si stabilisce a Tamiè. Siamo alla fine del 1981, e come previsto dal percorso esistenziale dei monaci benedettini, sceglie di lasciare temporaneamente l'abbazia, e viene a vivere a Treviglio. Si tratta di un periodo "di prova" in cui i monaci valutano per alcuni mesi se la scelta fatta è stata corretta, prima di continuare il percorso verso la Professione solenne.
Quando faceva il muratore a Treviglio...
A Treviglio Riva vive facendo il muratore, ma resta nella Bassa per ben tre anni. Ma di nuovo, quel filo rosso non voleva saperne di correre in linea retta. Al momento di tornare in Francia la sua vita prende di nuovo un'altra piega. Si trasferisce, come eremita, a San benedetto in Val Perlana, una piccola comunità sopra Ossuccio e sopra l'isola Comacina sul lago di Como. Un'abbazia da secoli abbandonata, immersa nel verde sopra il Lario, a circa un'ora e mezza di cammino dalla sponda del lago. La natura si era ormai impossessata delle splendide pietre della struttura romanica. Ma piano piano, insieme ad un'associazione comasca costituita proprio in suo aiuto, padre Ginepro decide di ristrutturarla. E ci mette del suo: sa di carpenteria, anche grazie all'esperienza trevigliese. E infatti piano piano i lavori arrivano alla fine. L'idea è di fondare una vera e propria comunità monastica, ma di nuovo la strada non sarebbe stata dritta. La Comunità non parte, ma ormai sono passati una quindicina di anni dalla sua prima partenza da Tamiè. Lui torna in Val d'Isère, ma contro ogni aspettativa a Tamiè lo accolgono di nuovo a braccia aperte. Deve riprendere tutto daccapo, ma dopo alcuni anni, essendo nel frattempo stato consacrato, la Comunità monastica lo sceglie come Abate. Era il 2012.
Resterà Abate a Notre Dame de Tamiè per ben dodici anni. Soltanto lo scorso anno si è dimesso, per raggiunti limiti d'età, dall'incarico.
In visita al convento
Da allora continua a vivere nel convento francese. Attualmente si occupa dell'orto conventuale e del relativo giardino, ma le sue giornate scorrono anche tra scalpelli e sgorbie, coltivando un'antica passione per l'intaglio del legno e la scultura della pietra.
I contatti con Treviglio non si sono mai persi, soprattutto con un gruppo di amici conosciuti in città nei primi Ottanta. Nei giorni scorsi, uno di loro, con alcuni giardinieri lombardi, l'ha raggiunto a Tamiè per una visita di quattro giorni. Per salutarlo, certo, ma soprattutto anche per aiutarlo in alcuni lavori di manutenzione e potatura del giardino. In dono, gli hanno portato alcune pagnotte di Pane del Miracolo, da condividere con gli altri trenta monaci della comunità. In tempi di guerra, un segno di pace che varca le Alpi e raccoglie le due metà del Miracolo: quella trevigliese e quella francese, terra del generale Lautrec. Il nemico con cui oggi si spezza il pane.