Cultura

Il "Grande Abbraccio" sostiene la campagna sul virus Hiv

Oltre 1000 persone all'evento del centro commerciale "Le Due Torri" di Stezzano

Il "Grande Abbraccio" sostiene la campagna sul virus Hiv
Cultura 23 Ottobre 2017 ore 09:47

Studenti e autorità presenti al "Grande Abbraccio" di sabato. Anche il Soroptimist Treviglio sostiene la campagna di sensibilizzazione.

Prevenzione: il virus Hiv miete troppe vittime

I dati parlano chiaro: di Aids non si muore più ma la malattia è in continua diffusione. In Italia sono 132mila le persone affette da Aids/Hiv e ci sono 4mila nuovi casi ogni anno.
Per dire no all’Aids il centro commerciale “Le Due Torri” di Stezzano ha organizzato una settimana ricca di iniziative con l’obiettivo di sensibilizzare le persone ai temi della prevenzione nei confronti dell’Hiv.

Numeri record a Stezzano

Sabato il momento cruciale: un grande abbraccio simbolico attorno all’edificio del centro che ha coinvolto più di mille persone, comprese le autorità ed in particolare numerosi sindaci dei paesi della provincia. La giornata è cominciata alle 9.30 con i ragazzi delle scuole superiori di Bergamo che hanno realizzato un red ribbon umano, il fiocco rosso simbolo della lotta all’Hiv. Alle 11 l’abbraccio e a mezzogiorno il dibattito condotto dal giornalista Pierluigi Diaco. Tra i relatori Rosaria Iardino, giornalista, esperta di diritti civili e politiche sociosanitarie, conosciuta come la “ragazze del bacio” in seguito ad un suo gesto dimostrativo del 1991, quando il professor Ferdinando Aiuti, per convincere le persone che il virus non poteva essere trasmesso attraverso la saliva, afferrò Rosaria durante un incontro pubblico e la baciò sulla bocca. Insieme a lei sul palco Adriano Lazzarin, direttore Dipartimento malattie infettive del S. Raffaele di Milano, Franco Maggiolo responsabile USS patologie HIV correlate a terapie innovative dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, Paolo Meli della Caritas Diocesana Bergamasca e presidente del Coordinamento Italiano delle Case Alloggio per persone con HIV/AIDS e Claudio Arici, direttore del pronto soccorso del Papa Giovanni.

Cultura e informazione al centro commerciale

“Non è così usuale essere qui, a fare cultura e informazione in un centro commerciale, dove solitamente si passeggia e si fa shopping. E’ una trovata grandiosa”, ha esordito il presentatore  Diaco. Rosaria Iardino ha parlato della sua esperienza personale, dato che da ben 26 anni è affetta da Aids: “Io vi ringrazio per avermi inviato perché essere qui a parlare di questo argomento in questo posto, che è il luogo della gente, credo sia una trovata geniale, che va controcorrente. E’ drammatico pensare che i giovani non sanno niente di Hiv, di Aids, non hanno la minima percezione del rischio che corrono”.
“Sono cinque anni che non viene fatta una campagna di comunicazione seria su questo tema – ha dichiarato la giornalista -, sono sei anni che non viene fatto un piano di educazione sessuale nelle scuole, con il risultato che i giovani si informano su internet”.

Hiv: non se parla mai abbastanza

Non solo Iardino ha accusato le istituzioni di non fare sufficiente informazione, lo hanno fatto anche i due importanti esponenti scientifici presenti alla tavola rotonda.
Il dottor Franco Maggiolo ha ribadito più volte che l’informazione deve diventare cultura, che di questi temi bisogna parlare cominciando dalle scuole: “Di Hiv e Aids purtroppo si parla solamente il 2 dicembre, durante la giornata nazionale dedicata al virus. Qui abbiamo avuto l’opportunità di parlarne per una settimana intera”. Il medico ha ricordato che all’inizio della sua carriera gli era stato proposto di occuparsi di Hiv e lui aveva rifiutato: “Era una desolazione. C’erano solo due farmaci e non funzionavano nemmeno. Poi per fortuna le cose sono migliorate e oggi le cure e le terapie sono estremamente efficaci. Anche se non curano la patologia, tengono sotto controllo l’infezione”.
Concorde il professor Adriano Lazzarin: “La mortalità dovuta all’Aids oggi è pari a zero però ci sono ancora tanti malati e soprattutto tanti nuovi casi ogni anno. Per questo bisogna tornare a fare informazione, facciamo i test che sono semplici e poco invasivi, cominciamo da qui. E contiamo, nel 2030, di sconfiggere definitivamente la malattia”.

Studenti protagonisti dell'evento

L’informazione manca soprattutto tra i giovani, dato che chi ha vissuto negli anni ’90, quando il virus si è diffuso anche in Italia, ha assistito ad un’aggressiva campagna mediatica che è andata via via diradandosi fino a scomparire del tutto. Per questo nell’iniziativa bergamasca sono stati coinvolti gli studenti, che hanno realizzato dei manifesti per la campagna di prevenzione e sensibilizzazione, esposti in una mostra nelle gallerie de “Le Due Torri”.
Alla Corpore Sano Smart Clinic – Gruppo ospedaliero San Donato, che si trova all’interno del centro commerciale, tante persone hanno effettuato il test gratuito per l’Hiv, tanto che i 150 kit sono andati esauriti nel giro di poche ore.