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Violenza in famiglia, a Caravaggio una tavola rotonda con Uil-Fpl Bergamo

L'appello: "Serve prevenire, attraverso l'educazione delle responsabilità e la presa di coscienza collettiva per giungere a una società veramente paritaria"

Violenza in famiglia, a Caravaggio una tavola rotonda con Uil-Fpl Bergamo
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Si è tenuta venerdì a Caravaggio la tavola rotonda, organizzata dalla Uil-Fpl Bergamo, dal titolo “Violenza in famiglia e di genere. Gestione territoriale, sanitaria e legale”.

Una tavola rotonda sulla violenza di genere

Un momento di riflessione e di confronto a cui ha preso parte anche il sindaco Claudio Bolandrini che, dopo i saluti del caso, ha evidenziato come le amministrazioni comunali siano chiamate in prima linea a fronteggiare questo devastante fenomeno, auspicando inoltre altre iniziative del genere sul territorio di Caravaggio. Tra i relatori anche Rita Longobardi, segretaria nazionale Uil-Fpl che ha sottolineato l’importanza di un necessario e urgente cambiamento che parta dal linguaggio per estirpare la cultura patriarcale radicata nel nostro Paese a cominciare dal definire la violenza contro le donne come tale e non violenza di genere.

"Non basterà mai esacerbare strumenti punitivi che intervengono dopo le violenze già compiute - hanno sottolineato i relatori della Uil Fpl Bergamo - serve prevenire, attraverso l'educazione delle responsabilità e la presa di coscienza collettiva per giungere a una società veramente paritaria fondata sulla cultura del rispetto. Serve un’educazione affettiva a partire dall'ascolto dei sentimenti: un investimento strutturale nelle scuole, nei posti di lavoro e nei luoghi informali per formare e informare le generazioni future attraverso per esempio codici etici di comportamento nei luoghi di lavoro".

Per una società paritaria

Oggi risulta quanto mai fondamentale evitare di stereotipare i ruoli fin dall'infanzia evitando distinzioni di genere. Con l’insorgere dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e del confinamento forzato il quadro è peggiorato: sono aumentate le violenze domestiche che hanno esposto le donne a maggiori rischi e le difficoltà a denunciare e rivolgersi a servizi di supporto.

"Il victim blaming ovvero il colpevolizzare le vittime è inaccettabile. Dobbiamo avere il coraggio di affrontare il problema alla radice e liberarci una volta per tutte di questi retaggi culturali che relegano la donna a una posizione di subalternità rispetto all’uomo - hanno proseguito - Dal 1992, anno in cui venne diffuso il termine “femminicidio” ad indicare “un’uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne", nulla è cambiato. Dobbiamo condannare la normalizzazione della violenza maschile e dobbiamo ripudiare la discriminazione di genere tutti i giorni e non solo il 25 novembre per raggiungere una reale e concreta emancipazione della società. Dobbiamo sentirci tutti coinvolti. Serve l'educazione alla responsabilità per realizzare una società veramente paritaria".

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