di Laura Spinelli
Per la prima volta, un’associazione è parte civile in un processo sulla morte di una bambina per annegamento. Il Gup (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di “Salvagente”, associazione monzese che si occupa di primo soccorso pediatrico e prevenzione degli incidenti educando alla sicurezza in auto, in casa e in acqua. Il procedimento giudiziario riguarda la tragedia avvenuta all’Aquaneva di Inzago (nella foto di copertina la Polizia locale sul luogo della tragedia) dove la piccola caravaggina Fatou Sarr, 11enne in gita con l’oratorio San Luigi Gonzaga, era stata trovata in arresto cardiocircolatorio il 17 giugno del 2024 sul fondo della piscina profonda 1,60 metri.
La morte di Fatou Sarr
Fatou Sarr si era spenta tre giorni dopo all’ospedale di Bergamo. Tra gli indagati per omicidio colposo nel procedimento erano stati iscritti anche il vicario parrocchiale don Andrea Piana, il legale rappresentante della piscina, e il dirigente responsabile delle norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e preposto alla sicurezza nel parco. La famiglia di Fatou, dopo aver ricevuto un risarcimento dalle assicurazioni, è uscita dal processo penale per evitare lo strazio di dover rivivere il dolore per la morte della figlia.

Salvagente si costituisce parte civile
L’avvocata Elisa Zagni ha quindi presentato la richiesta di costituzione di parte civile da parte di “Salvagente” al Gup e, nei giorni scorsi, il presidente Mirko Damasco ha dato la notizia dell’accoglimento.
“E’ la prima volta nella storia della Repubblica che un’associazione viene ammessa a un processo su un annegamento – ha detto Damasco – Abbiamo deciso di procedere perché dalla morte di Fatou Sarr nasca consapevolezza e qualcosa di diverso in tutto il Paese. Da anni ci impegniamo per formare e informare sui rischi e per creare una cultura della prevenzione. Va da sé che storie come queste creano un grande danno al lavoro di sensibilizzazione svolto. L’unico modo di cambiare le cose, sia nella percezione del rischio degli adulti sia a livello legislativo, è accendere un faro che non si spegne più. Il riconoscimento della piena legittimazione di Salvagente a costituirsi parte civile in questo processo è un primo passo importante: saremo al fianco della Procura della Repubblica con l’auspicio che possa essere ricostruita la dinamica della tragedia e tutte le omissioni che hanno portato alla morte della piccola Fatou. Se verrà riconosciuto il danno subìto dall’associazione, il risarcimento verrà interamente utilizzato per le attività sociali e ci consentirà di moltiplicare gli sforzi contro l’annegamento pediatrico con progetti mirati”.
“Speriamo diventi un !caso pilota”
Francesco Giuseppe Vivone, il legale che sin dall’inizio ha assistito i genitori della piccola senegalese, ha rimarcato l’importanza della decisione del giudice,
“Il Gup ha ritenuto l’associazione ente portatore di interessi poiché la prevenzione fa parte dei suoi obiettivi e quanto accaduto ha provocato un danno diretto legato alla frustrazione della sua missione sul territorio in merito all’interesse sociale perseguito – ha spiegato – E’ la prima volta che avviene in Italia a seguito di un annegamento. La famiglia di Fatou Sarr rimane parte offesa e ha deciso di essere presente alle udienze. Come loro difensore posso confermare che l’accettazione della costituzione di parte civile di Salvagente è stata accolta positivamente e ci auguriamo che il processo diventi un ‘caso pilota’ per la sicurezza acquatica in Italia che accenda i riflettori affinché ci siano attenzione, prevenzione e investimenti sulla sicurezza”.
Un valore sociale
La presenza di Salvagente ha quindi assunto anche un valore sociale.
“Come associazione siamo da sempre impegnati sui temi della sicurezza pediatrica e della prevenzione anche dall’annegamento – ha proseguito il presidente di Salvagente – Il caso di Fatou Sarr ci ha da subito colpito, dal giorno in cui siamo stati contattati, da una famiglia disperata per aver perso il suo bene più prezioso, che però non aveva i soldi per rimpatriare la salma. Così siamo stati catapultati in questo ennesimo incidente pediatrico senza senso. Dopo esserci occupati di trovare i fondi per accompagnare questa bimba nel suo ultimo viaggio, abbiamo però deciso che avremmo dovuto fare qualcosa in più, dare una svolta al tema sicurezza”.
Il 16 settembre si torna in tribunale
Si tornerà in Tribunale il 16 settembre, sia per la discussione dell’abbreviato dei gestori della piscina sia per quella dell’udienza preliminare del sacerdote.

“La morte di Fatou Sarr, così come quella di altri bambini, è una tragedia che si poteva evitare e lo diciamo da un decennio – ha concluso Damasco – Abbiamo chiesto di puntare un riflettore su questo tema in modo da richiamare l’attenzione e ci auguriamo che le cose cambino davvero. Ci aspettiamo una presa di posizione del Governo e che arrivino provvedimenti sensati, e tempestivi, per salvare i bambini in tempo, perché si può fare”.