(nella foto da sinistra Claudio Tombolini, Roberto Serramazza e Alessandro Zucchet)
Una serata per andare “oltre la disabilità”. Era racchiuso nel nome stesso l’obiettivo dell’iniziativa che si è svolta domenica sera nella chiesa di San Lino a Lurano. Promossa dal verdellinese Roberto Serramazza e condotta da Alessandro Zucchet, ha offerto l’occasione per riflettere su un tema che non riguarda solo “gli altri”. Un focus sulla disabilità nella sua accezione più vera – oltre quella visione che li vuole tutti eroi o tutti fragili – immersa nella quotidianità fatta di studio, lavoro, relazioni, di ostacoli sicuramente, ma anche di aspirazioni, desideri e competenze che non devono essere messe da parte.
Ripartire dalle persone
In Italia sono milioni le persone che convivono ogni giorno con qualche tipo di disabilità, ma i numeri hanno un limite importante: quello di non poter raccontare delle storie.
Dalle testimonianze, dalle esperienze e soprattutto dalla voce di chi la vive in prima persona si è voluti invece partire domenica con un viaggio intenso reso ancor più emozionante dalle incursioni artistiche affidate alla potente voce del tenore Matteo Tiraboschi, ma anche ai passi armoniosi della ballerina Olga Fuoco passando per i versi rap di Alessio e le note leggere del Duo Benez.
A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Lurano Ivan Riva che ha ricordato come l’iniziativa sia stata ispirata da una serata a cui aveva partecipato, a Verdellino, proprio in occasione della presentazione del libro di Serramazza intitolato “Una luce nel buio”. Accanto a lui anche i consiglieri Ivan Bonassoli e Federica Carminati che ha annunciato, a breve, il lancio di un’iniziativa che coinvolgerà la cittadinanza. Un concorso fotografico “per esercitare lo sguardo ad andare oltre la superficie attraverso la fotografia che è e resta un linguaggio universale”.

“La disabilità non è un limite, ma una risorsa”
A introdurre la serata è stato l’autore del libro “Una luce nel buio – La disabilità vista con gli occhi del disabile”, Roberto Serramazza che nelle sue pagine ha raccolto e raccontato cinque testimonianze di vita quotidiana alle prese con una disabilità che non li ha fermati.
“Ringrazio l’Amministrazione comunale di Lurano che ha dimostrato grande sensibilità – ha esordito Serramazza – L’obiettivo che mi sono posto quando ho scritto questo libro era quello, che rinnoviamo anche stasera, di andare oltre alla disabilità. Io vivo da vent’anni su una sedia a rotelle: avevo una vita piena, viaggiavo, mi divertivo e poi improvvisamente mi sono trovato con la vita stravolta. Spesso quando la gente mi incontra mi accorgo che prima guarda la carrozzina e poi guarda me. Ma le persone con disabilità non sono la loro disabilità. Siamo persone normali, come tutti: mangiamo, dormiamo, ci vestiamo, lavoriamo. Vorrei che si iniziasse a vedere la disabilità non come un limite, ma come una risorsa”.
Quando la vita non si ferma
Tanti gli interventi che, durante la serata, hanno toccato diversi aspetti del convivere con una disabilità: da quello più emotivo spiegato dalla psicologa Mina Mendola a quello fisico affrontato dal fisioterapista Cristian Valchir, entrambi impegnati ad assistere le persone con disabilità nel momento in cui si trovano ad affrontare il profondo cambiamento che ne consegue. Una vera rivoluzione della quotidianità che ben conosce Denis Bonetti presidente Special Bergamo Sport che oggi si occupa di aiutare i ragazzi a riprendere in mano la propria vita, anche dopo un evento traumatico. Ne è un esempio Simone, avvicinato proprio durante il suo ricovero in ospedale, dopo un brutto incidente in moto, che l’ha costretto sulla sedia a rotelle. Simone oggi si racconta, lavora, gioca a tennis, suona nella banda del paese.
“Io continuo a vivere la mia vita – ha spiegato – Ogni tanto la gente si stupisce persino che lavoro: ma ho 31 anni, lavoro con le mani che fortunatamente funzionano ancora. Anzi, suono il sassofono nella banda del mio paese e partecipo a tutte le attività”.
La forza della resilienza
Toccante, poi, la testimonianza di Manuela Falzone e Roberto Daminelli, anche loro verdellinesi, genitori della piccola Alessia, scomparsa a gennaio a soli 9 anni, dopo aver lottato come una leonessa contro un male molto più grande di lei. Attraverso la lettura di una poesia sul legame tra genitori e figli e la proiezione di un filmato la coppia ha voluto portare la testimonianza di come, anche in un piccolo corpicino come quello di Alessia, si possa celare una forza che va oltre ogni confine. Una testimonianza di resilienza, di coraggio e di amore.
Un cammino che è si accompagna, spesso, a profonde testimonianze di fede, come ha ricordato il teologo don Maurizio Chiodi: “Tutti i loro esempi, le loro storie, il modo in cui hanno reagito non sarebbero stati possibili senza la fede, anche solo la fede nel fatto che sarebbe stato possibile tornare a fare tutto ciò che facevano prima”.

“Serve un cambiamento culturale”
Perché come ha ben sottolineato in chiusura il presidente dell’Associazione disabili Bergamo Claudio Tombolini – atleta paralimpico, campione del mondo di baskin – “il vero limite non sta nella persona con disabilità, ma nell’ambiente che lo circonda”.
Al pubblico ha affidato una riflessione che suona come un invito: quello di tornare a mettere al centro la persona, partendo proprio dal linguaggio.
“Dire “persona con disabilità” e non “diversamente abile” non è una cosa da poco – ha spiegato – significa rimettere al centro la persona e non la sua condizione. Bisogna realmente iniziare a perseguire l’accessibilità e l’inclusione per dare a tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per poter vivere e realizzarsi”.
Un cambiamento culturale, chiesto a gran voce, che segnerebbe il primo passo per approcciarsi alla disabilità non come a un problema da risolvere, ma come a una realtà da comprendere e da cui imparare.