Due grandi occhi verdi attraverso cui il mondo appare forse diverso da quello che vediamo noi. Un mondo speciale, dicono, ma difficile da decifrare. I giorni son fatti di tentativi, di nuove scoperte e adattamenti che richiedono un continuo dispendio di energie e un’esplosione di emozioni difficili da gestire. Tutto questo racchiuso in un bimbo di tre anni che dovrebbe solo poter crescere felice.
Il mondo di Noah
La storia di Noah Trambaglio, a cui oggi è legata una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe, inizia il 16 agosto 2023. Per la mamma Martina Resmini e papà Mosé Trambaglio, che vivono a Spirano, è il terzo bambino, dopo Ian di 10 anni e Ethan di 6. Un fratellino per “chiudere” il cerchio famigliare e moltiplicare di nuovo l’amore.
Che ci fosse qualcosa che non andava, però, è stato subito chiaro.
“Al terzo figlio ormai sai cosa aspettarti – ha raccontato Martina – Noah non interagiva, era distante, non reagiva ai classici stimoli che si danno ai bambini, anche il semplice richiamo con il suo nome o un “batti batti” delle mani. Abbiamo iniziato a notare che muoveva sempre le manine in un certo modo, quelle che poi abbiamo capito essere stereotipie motorie (dondolii e flapping delle mani sono segnali diffusi, ndr) e più cresceva più mancavano quelle tappe fondamentali dello sviluppo”.
La diagnosi di autismo e le difficoltà quotidiane
Da quel momento i genitori iniziano a sottoporre il piccolo a controlli ed esami e tutto sembra orientato in una sola direzione. La diagnosi di autismo di livello 3, arriva ufficialmente il 4 settembre 2025, quando Noah ha già due anni.
“All’epoca il suo sviluppo era stato paragonato a quello di un bambino di circa 8 mesi – ha proseguito mamma Martina – Presenta difficoltà significative nella comunicazione, sia verbale che non verbale, e comportamenti stereotipati. Il livello 3 è il livello di supporto più elevato: significa che ha bisogno di un sostegno molto significativo nella comunicazione, nelle interazioni quotidiane e nella gestione dei comportamenti spesso aggressivi anche contro se stesso. Vederlo così, da madre, ti spezza dentro, ti senti impotente”.
Una situazione difficile da gestire, sia emotivamente che nella pratica quotidiana con altri due bambini a cui provvedere.
“Ha iniziato a frequentare l’asilo ma ha bisogno di assistenza continua quindi può restare solo poche ore – ha sottolineato il papà – Il sistema non è pronto per gestire i bambini come Noah, siamo molto indietro ancora. Per fortuna ci sono le ore di terapia che, anche se poche, ci aiutano molto”.
Uno spiraglio per il futuro
Ma la determinazione è tanta e Martina e Mosé non intendono arrendersi.
“Abbiamo iniziato a informarci in ogni modo e in questi anni abbiamo incontrato tante altre famiglie che combattono per i loro figli – hanno raccontato – Grazie ad alcune testimonianze abbiamo saputo di una terapia, effettuata all’estero, con le cellule staminali che stava dando buoni risultati. Ci siamo informati e siamo riusciti a far avere a Noah una prima infusione. I risultati si sono visti dopo poco tempo. Noah iniziava a mantenere il contatto visivo, a rispondere al richiamo del suo nome e a dormire la notte”.
Un risultato incoraggiante che ha spinto i genitori a impegnarsi per trovare il centro migliore per il suo caso.
“Vorremmo portarlo a Panama tra gennaio e marzo 2027 per intraprendere un altro trattamento con cellule staminali – ha spiegato Martina – Il costo della terapia è di 14.109 euro, alloggio compreso, mentre i voli si aggirano intorno ai tremila euro o poco più. Per noi è una cifra molto impegnativa: abbiamo sostenuto la prima infusione, ma non abbiamo tutta questa disponibilità. Per questo abbiamo lanciato una raccolta fondi, chi vuole, chi può, può sostenere Noah in questa battaglia e consentirgli di vivere la miglior vita possibile”.
Per chi volesse contribuire la raccolta fondi è disponibile sulla piattaforma GoFundMe.it con il titolo “La speranza nelle staminali: aiutiamo Noah a volare a Panama”.