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Valseriana

Una “ditta fantasma” per evadere il fisco, arrestato imprenditore cinese

L'imprenditore era in Cina: arrestato all'atterraggio a Malpensa.

Una “ditta fantasma”  per evadere il fisco, arrestato imprenditore cinese
Cronaca Bergamo e hinterland, 21 Luglio 2020 ore 10:22

Un imprenditore tessile della ValSeriana, di nazionalità cinese, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Bergamo. E’ considerato il responsabile di un sistema di frode fiscale che ha permesso a tre ditte individuali di Leffe di non versare imposte e contributi, nonostante tra il 2014 e il 2019 avesse fatturato per oltre due milioni di euro.

Il blitz e le verifiche sulle fatture false

Le tre aziende erano attive nella lavorazione conto terzi di prodotti tessili per diverse società della Val Gandino. Le indagini, avviate nel corso di verifiche fiscali condotte dai Finanzieri della Tenenza di Clusone, hanno consentito di scoprire che le aziende, tutte intestate a cittadini di origine cinese, contabilizzavano costi inesistenti attraverso l’annotazione di fatture di acquisto false formalmente emesse da una ditta, anch’essa di un cittadino cinese, risultata esistere solo sulla carta.

Una ditta fantasma

Una ditta fantasma, insomma, così come il suo titolare. Ufficialmente residente a Milano, in realtà è sconosciuto non solo nel Comune di residenza ma anche sull’intero territorio nazionale. E’ risultato presto chiaro che la ditta era stata creata unicamente per emettere fatture false e consentire alle imprese ispezionate di annotarsi costi inesistenti e azzerare così il reddito imponibile, per non pagare le tasse.

La mente del sistema

E’ emerso che ad architettare il tutto c’era un cittadino cinese 57enne, residente in Italia da oltre 20 anni, già in passato denunciato dalla Guardia di Finanza per frode fiscale. L’uomo, per sfuggire ai controlli, aveva intestato i suoi laboratori a diversi prestanome cinesi suoi complici e, ogni due anni, cessava l’attività riaprendone una analoga, modificando l’intestazione della ditta e il suo titolare che si rendeva irreperibile, anche facendo rientro in Cina.

Un meccanismo che ha permesso all’imprenditore di lavorare senza versare imposte offrendo così ai suoi clienti prestazioni a prezzi decisamente bassi. Complessivamente i Finanzieri hanno ricostruito un giro di fatture false per circa 1,7 milioni di euro, per un’evasione dell’Iva pari a circa 377mila euro. Per il 2018, a verifiche in corso, le dichiarazioni invece non sono state presentate, omettendo pertanto di dichiarare i redditi conseguiti e le imposte dovute, per circa 600 mila euro, più I.V.A. per 130 mila euro.

Tre denunciati

Tre le persone denunciate complessivamente nell’operazione.  Il pm Nicola Preteroti, avendo l’arrestato manifestato “una spiccata propensione a delinquere” ha richiesto per il principale responsabile una specifica misura cautelare. I Gip Marina Cavalleri ha disposto quindi gli arresti domiciliari.

Arrestato all’atterraggio a Malpensa

L’uomo si trovava tuttavia in Cina, quando è stato spiccato il mandato e a causa del blocco dei voli da e per la Cina e delle successive misure di limitazione degli spostamenti causati da Covid-19, non è tornato in Italia se non nei giorni scorsi. Quando è atterrato a Malpensa però è stato fermato, identificato e accompagnato nella sua abitazione.

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