L'eccellenza pubblica

Dal bambino cardiopatico ai polmoni per un malato di Covid terminale: l'incredibile maratona di trapianti a Bergamo

A volte la parola "eroi" è inutilmente abusata. A volte è appena sufficiente, come in questo caso: un'incredibile impresa collettiva, quella dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Dal bambino cardiopatico ai  polmoni per un malato di Covid terminale: l'incredibile maratona di trapianti a Bergamo
Cronaca Bergamo e hinterland, 06 Luglio 2021 ore 12:47

A volte la parola "eroi" è inutilmente abusata. A volte è appena sufficiente, invece, per raccontare come in questo caso il lavoro del tanto vituperato Sistema sanitario nazionale.  Che a Bergamo, lo scorso lunedì 21 giugno, ha portato a termine sei trapianti in sole 24 ore: una maratona che ha salvato letteralmente sei vite. Tra queste, quella di un bambino e quella di un malato terminale di Covid, che ha ricevuto il terzo trapianto di polmoni per polmonite da Coronavirus in Italia.  

Un cuore per una 21enne cardiopatica

Tutto inizia nel primo pomeriggio del 21 giugno, quando al Centro trapianti di cuore dell’Ospedale di Bergamo arriva la segnalazione di una donazione di cuore idonea per una giovane paziente di 21 anni, affetta da una grave cardiopatia congenita, che dall’inizio del mese di marzo è ricoverata in Cardiochirurgia per l’aggravarsi delle sue condizioni, tanto da necessitare di una terapia con infusione continua di farmaci per via endovenosa. La ragazza aveva già subito un trapianto 15 anni fa, ma il suo cuore nuovo aveva sviluppato un rigetto cronico talmente grave che solo le cure intensive riuscivano a mantenerla in vita. L’équipe del Centro trapianti di cuore non ci pensa due volte: accetta la donazione e si organizza per eseguire il trapianto nel corso della notte.

... e per un bimbo di 10 anni in lista da quasi un anno

In tarda serata arriva un’altra segnalazione di un cuore disponibile, questa volta per un bimbo di 10 anni in lista per un trapianto da settembre dell’anno scorso. Anche in questo caso, vista la carenza di organi, soprattutto per pazienti così piccoli, i professionisti del Papa Giovanni decidono di procedere anche con questo intervento, cercando di organizzare i tempi in maniera opportuna per poter garantire ad entrambi i pazienti un’organizzazione sicura ed efficacie.

Verso mezzanotte un’equipe composta dal cardiochirurgo Carlo Fino, dal medico Marcello Raimondi e dalla Coordinatrice infermieristica Maria Berardelli parte per il primo prelievo in un ospedale fuori regione.

Le operazioni a tarda notte

Sono le 4 di mattina di martedì 22 giugno. La prima paziente viene portata in sala operatoria, dove l’aspettano i cardiochirurghi Amedeo Terzi, responsabile del programma di trapianto di cuore, Samuele Pentiricci e David Mathiasvili, gli anestesisti Francesca Pagan e Mario Mezzapesa, i tecnici di perfusione Silvia Viscardi e Vincenzo Bruno e il personale di sala composto dagli infermieri Santina Moschella, Anna Vilianis, Angelo Sechi, Ambra Gargiulo, Claudia Comensoli, Silvia Sibella e Nicola Carratù. Alle 9 arriva il cuore e inizia l’impianto del nuovo organo. Alle 11 il cuore riprende a battere spontaneamente. Alle 14 l’intervento si conclude.

Malato terminale di Covid sotto ECMO

In contemporanea, però, i medici del Papa Giovanni XXIII stavano anche trapiantando due polmoni, donati a un uomo di 44 anni, con un’insufficienza respiratoria terminale causata dal Coronavirus e in trattamento rianimatorio intensivo con l’ECMO (un sistema cuore-polmoni artificiale) dall’8 giugno, giorno del suo trasferimento a Bergamo, per il preoccupante peggioramento delle sue condizioni, dalla terapia intensiva di un altro ospedale lombardo dove era ricoverato da un mese.

Ad eseguire l’intervento, iniziato alle 7.30 del 22 giugno e terminato 7 ore dopo, il Direttore della Chirurgia 3 Michele Colledan e lo specializzando Andrea Zironda, affiancati dagli anestesisti Pietro Brambillasca, Ester Mulas e Giusi Starita, con il supporto del responsabile della Terapia intensiva cardiochirurgica, Lorenzo Grazioli, che aveva gestito il paziente prima del trapianto. In sala gli strumentisti Andrea Battaglia, Paola Pinotti e Federica Personeni, gli infermieri Cristiana De Pirro, Claudia Belottti, Stefania Cornelli e Francesca Rota e gliOSS Miriam Miglietta e Sabrina Agazzi.

È  stato, spiega il Papa Giovanni XXIII, il terzo trapianto di polmoni in Italia per polmonite da Covid-19.

L'operazione sul bambino di 10 anni

Un’ora dopo l’inizio del doppio trapianto di polmoni, alle 8.30, un’equipe composta dal cardiochirurgo Nicola Uricchio e dall’infermiere Omar Sandrinelli parte per il prelievo del secondo cuore, anche questo fuori dai confini della Lombardia.

Alle 12 il bambino viene portato in sala operatoria e preparato per l’arrivo del cuore, previsto alle 14.30. In sala ci sono i cardiochirurghi pediatrici Francesco Seddio e Federico Brunelli, il Direttore della Cardiochirurgia Maurizio Merlo e Amedeo Terzi, affiancati dagli anestesisti Giovanna Colombo e Francesco Consonni, dai perfusionisti Andrea Ariano e Silvana Crisci e dagli infermieri Silvia Baracchetti, Francesca Lazzaroni, Roberto Mazzotta, Chiara Triboulet, Salvatore Pepe e Claudia Comensoli. L’intervento procede senza complicanze e il nuovo cuore riprende a battere nel petto del piccolo paziente alle 17. Qualche ora per completare l’intervento e alle 19.30 il bimbo viene portato in Terapia intensiva pediatrica, guidata da Ezio Bonanomi, per il monitoraggio e le cure post operatoria.

Cirrosi epatica: nuovo fegato per una 65enne

Basta? Macché. Parallelamente, nella sala operatoria accanto, si stava svolgendo un trapianto di fegato, iniziato alle 11 del 22 giugno. A ricevere l’organo una donna di 65 anni, affetta da cirrosi epatica in progressivo peggioramento, culminata in shock settico con necessità di ricovero in terapia intensiva il 16 giugno. Ad eseguire l’intervento i chirurghi Domenico Pinelli e lo specializzando Giacomo Deiro, con gli strumentisti Laura Moroni e Nicola Cipriani, gli anestesisti Carlo Pirola e Isabella Fratti (specializzanda) e gli infermieri Valentina Insidioso, Francesca Gatti, Silvia Mazzola, Paola Maj, Nora Bonadei e l’OSS Biagio Maffia. Il trapianto è terminato intorno alle 17.

Il rene nuovo, dopo 16 anni di dialisi

Nemmeno un’ora dopo, poco prima delle 18, inizia un trapianto di rene singolo in un paziente di 45 anni, in dialisi dal 2005 e già sottoposto a trapianto nel 2008, ma senza successo. Il trapianto di rene è stato eseguito dal chirurgo pediatrico Giovanni Rota edalla specializzanda Arianna Trizzino, con l’anestesista Daniele Bonacina, le strumentiste Wilma Merelli e Leila Lodetti, le infermiere Roberta Silvestri e Viviana Bonazzi e le OSS Francesca Pugliese ed Elena Suardi. L’intervento è terminato pochi minuti prima delle 21.

Un altro trapianto di rene

Nella notte, all’1.25 del 23 giugno, inizia un altro trapianto di rene singolo, in un paziente di 33 anni, in lista dal 2016. L’intervento è stato eseguito dai chirurghi Annalisa Amaduzzi, Giovanni Rota e Arianna Trizzino, con l’anestesista Daniela Ferrari, le strumentiste Liliana Foglieni e Cristina D’Angelo, l’infermiera Viviana Bonazzi e laOSS Elena Suardi. L’intervento è terminato alle 3.40, poco meno di 24 ore dopo l’inizio del primo trapianto, quello di cuore sulla ragazza di 21 anni, che ha segnato l’inizio di questa maratona chirurgica nelle sale operatorie dell’Ospedale di Bergamo.

Un unico donatore per reni, polmoni e fegato

I polmoni, i reni e il fegato venivano da un unico donatore, deceduto in un altro ospedale lombardo. Il prelievo di tutti questi organi è iniziato alle 3.30 del 22 giugno, grazie al lavoro dei chirurghi Marco Zambelli e Riccardo Cirelli (uno specializzando) - che hanno prelevato anche gli organi per altri centri destinatari del cuore e del pancreas del donatore – e con la gestione organizzativa delle équipe chirurgiche affidata ai medici Stefania Camagni e Dusanka Dokic.

E’ l’ennesima dimostrazione di come una vita che se ne va può salvarne tante altre appese a un filo – ha commentato Fabio Pezzoli, Direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Oltre alla generosità dei donatori e delle loro famiglie, in questo caso ha fatto la differenza l’organizzazione della rete donazione-trapianto esistente in Italia e quella interna dell’Ospedale di Bergamo, che si sono sommate alla disponibilità e alla tenacia delle équipe chirurgiche e rianimatorie del Papa Giovanni, sempre disposte a tutto per salvare una vita. Lo abbiamo dimostrato durante l’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19 e lo dimostriamo tutti i giorni. Quando doti umani e professionali straordinarie si uniscono i risultati che si raggiungono sono tanto incredibili quanto concreti, con 6 interventi così complessi eseguiti praticamente in contemporanea”.

Questa maratona chirurgica conferma la storica competenza dell’Ospedale di Bergamo nel campo dei trapianti e la straordinaria capacità dei nostri professionisti di lavorare in team – ha commentato Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII –. Non siamo nuovi a performance di questo tipo, soprattutto durante i periodi estivi, ma questa volta, dopo i mesi bui dell’emergenza Covid, questi risultati appaiano ancora più limpidi e significativi”.

 

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