Un anno fa la prima “tempesta perfetta” sulla Bassa: ve le ricordate?

Da allora le bufere che hanno flagellato la pianura sono state quattro. Una peggiore dell'altra.

Un anno fa la prima “tempesta perfetta” sulla Bassa: ve le ricordate?
Cronaca Treviglio città, 28 Ottobre 2019 ore 18:33

Era esattamente un anno fa, domani. Lunedì 29 ottobre 2018, la Bassa si rendeva conto forse per la prima volta nella sua storia di cosa significhi “global warming”. All’indomani di un weekend quasi primaverile, cade infatti proprio domani l’anniversario del primo dei quattro downburst  che hanno colpito in soli tre mesi la nostra pianura (e l’intera provincia), causando danni per milioni di euro. Tre eventi che ci hanno messi violentemente e dolorosamente di fronte alle conseguenze locali del climate change, costringendoci a ripensare – con fatica – al nostro rapporto con il meteo.

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tromba d'aria

29 ottobre 2018: la tempesta perfetta

La tempesta perfetta. Chiamammo così quella prima “bomba” sganciata all’improvviso su una provincia che mai fino ad allora aveva dovuto fare i conti con fenomeni di tale intensità, con conseguenze tanto pesanti. In una manciata di minuti dopo le 16.10 quel lunedì, il rilevatore pluviometrico di Mozzanica miusùrò 23 millimetri di pioggia per metro quadrato: caddero in totale 53 litri di acqua per ogni metro quadrato di terra, durante l’intera giornata. Dall’Adda all’Oglio esondarono quattro fiumi: Adda, Brembo, Serio e Cherio. Centinaia gli alberi che furono divelti, e decine le abitazioni scoperchiate dal vento. Caravaggio, Fara d’Adda, Cremasco… Non ci fu un angolo risparmiato. A Cividate, qualche ora più tardi, si sfiorò la tragedia: un uomo cadde dal tetto mentre riparava i danni subiti e rimase gravemente ferito. A Romano il tetto della tribuna dello stadio San Defendente volò sui palazzi vicini.

Clicca sull’immagine per il video dell’enorme pertubazione che colpì l’Europa in quei giorni

A Treviglio infine, a mostrare tutta la loro fragilità di fronte alla natura furono anche le due chiese simbolo della città, Basilica e Santuario. Ve la ricordate quella croce di bronzo schiantata dal vento? Un vento fortissimo: 81,8 chilometri all’ora, il valore registrato dall’anemometro cittadino. Un record che sarebbe stato battuto solo dieci mesi più tardi.

11 maggio  2019

Nel pomeriggio di sabato 11 maggio toccò alla fascia più meridionale della Bassa: a Fara Olivana crollò su se stesso un cascinale, mentre a Camisano si verificò un pauroso crollo nella struttura delle scuole. Fu solo in apparenza, complessivamente, il  fenomeno  meno intenso. In realtà  danni furono localizzati in pochissimi chilometri quadrati, ma la potenza della bufera fu anche in quel caso devastante.  Le scuole dovettero chiudere, in alcuni paesi del Cremasco.

2 e 6 agosto 2019

Nove mesi più tardi, all’improvviso, un temporale nel primissimo pomeriggio di un venerdì d’inizio agosto ci fece rivivere l’incubo, e addirittura ad ampliarlo. Le raffiche superarono i novanta all’ora e tra i primi a farne le spese, come noto, fu il Palazzetto dello Sport di Treviglio, letteralmente scoperchiato. Oggi, tre mesi dopo, passeggiando davanti al PalaFacchetti sembra che sia passata un’eternità, guardando i lavori fortunatamente quasi conclusi a tempo di record. Ma nelle prime ore dopo il disastro, le previsioni non erano tanto rosee.

Il Palazzetto tre mesi fa, devastato dal maltempo

 

Il Palazzetto dello Sport oggi: i lavori di posa del nuovo tetto sono quasi completati

Nemmeno una settimana più tardi, il colpo di grazia. Il martedì successivo una tempesta analoga si abbattè sugli stessi Comuni e completò il lavoro, abbattendosi su strutture già danneggiate. Dopo il PalaFacchetti fu devastato anche il Palazzetto dello Sport di Spirano. La conta dei danni alla fine fu devastante, ben più grave della pur “spettacolare” tempesta di nove mesi prima. Danni per quasi un milione solo per Treviglio città, tra Palazzetto e altre strutture pubbliche. Diverse famiglie restarono senza casa, a Treviglio e a Caravaggio. A Calcio si registrarono parecchi danni alla cupola della chiesa parrocchiale, mentre a Romano crollò una struttura temporanea adiacente all’ospedale, ferendo un uomo.  E poi Brignano, Caravaggio, CovoSergnano…  Per non parlare dei danni all’agricoltura, letteralmente messa in ginocchio.

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I Comuni chiesero e ottennero nei giorni seguenti lo stato di calamità. I danni non sono ancora completamente riparati. E da allora, a ogni allerta meteo diramata da Regione Lombardia il pensiero di centinaia di volontari di Protezione civile, di Vigili del fuoco, e di agenti di Polizia locale in tutta la Bassa, torna a quelle ore.

Greta e noi: il global warming bussa alla porta

Manca persino una vera parola, nel dialetto della Bassa, per indicare il vento forte. «Tempesta», infatti, vale in bergamasco più per «grandine» che per indicare quanto successo per tre volte nell’ultimo anno. Una serie di episodi che la nostra terra non aveva mai visto in tempi recenti e che proprio per questo spaventa e fa riflettere. Ma non c’è davvero nulla di cui stupirsi. E’ solo la realtà, che avanza sempre più velocemente delle nostre rassicuranti abitudini.
Lo sapevamo da tempo: il riscaldamento climatico non è affare solo degli orsi polari: è la nuova normalità del Mediterraneo e quindi anche di questa porzioncina di Sud Europa che pensiamo troppo spesso come un’isola scollegata dal mondo. E’ un fatto, non un’opinione. Che ci sta costringendo a ripensare il modo in cui la abitiamo, questa benedetta pianura. Ogni tanto fa bene ricordarselo e l’anniversario che cade domani è una buona occasione per farlo.

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