(nella foto in copertina da sinistra Emanuele Gamba e Roberto Avogadri)
Roberto Avogadri, una vita di passione e amore indelebile per il ciclismo, ci ha lasciati martedì 13 gennaio. Aveva da poco tagliato il traguardo dei 70 anni e aveva già dovuto affrontare (e vincere) la battaglia con il male incurabile. Negli ultimi mesi però la ricaduta che non ha lasciato scampo.
L’amore per la Ciclistica Trevigliese
Trevigliese doc, nato il 25 settembre del 1955, in pensione dopo aver lavorato alla SAME, storica azienda cittadina di trattori e macchine agricole, la scomparsa di Roby (così lo chiamavano tutti) lascia un grande ed incolmabile vuoto. Abile direttore sportivo per tanti anni alla Ciclistica Trevigliese (allora guidata dallo storico presidentissimo Gigi Moriggi, scomparso nel 2020), era da sempre per i giovani ragazzi una sorta di “secondo padre”. Rigido e persino burbero con gli atleti, ma sotto la facciata si nascondeva un animo buono, una persona sempre pronta a dire sì ed aiutare, sempre pronto al sorriso e all’umorismo: ricettivo nel fare e ricevere scherzi.
La “magica coppia”
Chi vi scrive ha avuto la grande fortuna di avvicinarsi tanti anni fa alla Ciclistica Trevigliese seguendo allenamenti e corse in ammiraglia proprio con la “magica coppia” composta dal cittadino Avogadri ed il mozzanichese Emanuele Gamba, ex corridore e ancora oggi direttore sportivo nel team di Treviglio. Ed è stato proprio stare a stretto contatto con Roby e Manu che abbiamo scoperto, e ancor di più amato, il ciclismo nelle sue mille sfaccettature. Custodiamo con grande orgoglio e incancellabile ricordo, le battute, gli aneddoti, i “sussurri e grida” di Roby alla guida dell’ammiraglia trevigliese durante le uscite in allenamento e in corsa. Era uno spasso unico seguire passo passo, accanto a Roby e Manu, in gara o in allenamento le evoluzioni dei corridori, in particolare del talentuoso valtellinese Marcello Franzini (il pupillo di Roby che tante volte lo ha ospitato a casa prima di gare e raduni vari), o di Redi Halilaj (l’albanese trapiantato a Caravaggio), due tra i migliori juniores espressi negli anni 2000 dalla Ciclistica Trevigliese.
Sposato con Patrizia, la coppia ha avuto una figlia Elisabetta. L’altra grande passione di Roby, condivisa con la moglie, erano i cani: legatissimi ad Attila (vincitore di diversi premi di bellezza) e Anita due splendidi bassotti a pelo lungo che erano immancabili anche quando marito e moglie andavano a seguire le corse dopo che Roby aveva deciso di abbandonare il ruolo di direttore sportivo.
Una vita a “pane e bicicletta”
Andrea, venticinquenne nipote che vive a Roma ed è figlio di Rosa, sorella di Roberto, traccia questo ricordo dello zio.
“Quando ero piccolo venivamo spesso con la famiglia a Treviglio, ricordo che zio Roberto mi portava in giro sull’ammiraglia della Ciclistica Trevigliese e seguivamo le corse: pane e bicicletta il suo credo. Il ciclismo per lo zio è sempre stato una grande passione e un impegno che andava oltre le ore lavorative. In casa ha sempre avuto appesi al muro le maglie di atleti che hanno corso con lui: ricordo soprattutto il legame che aveva con Franzini e Halilaj. Con gli atleti zio Roberto era molto rigido, diverso dall’uomo che era in famiglia. Faceva così per farli crescere nel miglior modo possibile come atleti e persone. Io non pratico ciclismo a Roma, faccio atletica, ma zio Roberto mi ha trasmesso il piacere e la passione per la bicicletta che porterò sempre con me”.
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Angelo Assanelli, vice presidente della Ciclistica Trevigliese e “memoria storica” del sodalizio cittadino, così ricorda Avogadri.
“Una persona che si dava sempre da fare, oltre ad essere uno dei direttori sportivi faceva un po’ tutto in società, ci dava una grande mano anche nell’organizzazione delle corse. Con i ragazzi era molto serio, ma è sempre stato anche una persona di compagnia. Era molto appassionato e ricordo che nei ritiri di inizio stagione con i ragazzi era quasi un secondo padre”.