Cultura

Sal Terrae 2026: la lingua madre celebra identità, memoria e futuro a Covo

Il concorso lombardo all'undicesimo anno ha celebrato il dialetto e le tradizioni popolari, tra poesia, racconti e canti locali.

Sal Terrae 2026: la lingua madre celebra identità, memoria e futuro a Covo

Domenica a Covo si è svolta l’undicesima edizione del concorso lombardo “Sal Terrae”, appuntamento dedicato alla valorizzazione della lingua e della cultura locali. L’evento si colloca in un periodo simbolico: il 17 gennaio, Giornata della lingua madre, e il 21 febbraio, Giornata Internazionale della Lingua Madre, istituita dall’Unesco nel 1999, ricordano l’importanza di preservare la diversità linguistica e culturale, celebrando allo stesso tempo la memoria storica, come il sacrificio degli studenti bengalesi del 1952, morti per difendere il diritto di parlare la propria lingua.

Identità

La lingua madre è molto più di un semplice mezzo di comunicazione: è il riflesso dell’identità di un popolo, delle sue tradizioni e delle emozioni che lo legano alla propria storia. Difenderla significa sostenere il multilinguismo, promuovere il dialogo tra culture e salvaguardare un patrimonio che rischia di andare perso. La cerimonia di domenica, 22 febbraio 2026,  a  Covo è stata arricchita dai canti popolari del gruppo «Dòne de l’Éra», accompagnato dai musicisti Lanternì di Clusone, un connubio tra parole e musica che ha fatto rivivere atmosfere antiche e memorie condivise.

Memoria

L’undicesima edizione del concorso ha visto la partecipazione di ventisette poesie e sei racconti. Sezione Racconti: il primo premio è andato a “GAÌ”, racconto in dialetto dei pastori bergamaschi scritto da Emilio Gamba, ambientato a Ól Miglio de la “Al dól Bodér” (Valle del Precipizio, BG). Sezione Poesia: Primo premio a “ÉL PRÖFÖM DE LA ÉTA” di Ambrogio Biamchi di Mulazzano (LO). Secondo premio a “DIPLOMASSÌA DE CHÈL IMPÓ” di Michele Enrico Poli di Bondo di Colzate (BG).Terzo premio a “ÓL PUT” di Pino Mariani di Bergamo. Sono stati inoltre segnalati: “A M’ PÜDÌA…” di Roberto Guerini (Fiorano al Serio, BG), “INTÖÉSSE” di Albino Zanella (Bergamo) e “LÜZÜRÌ” di Ornella Olfi (Montechiari, BS).

Futuro

L’evento ha confermato come la valorizzazione del dialetto e della lingua madre non sia solo memoria del passato, ma investimento nel futuro culturale e sociale della Lombardia. Presente alla cerimonia il sindaco di Covo, Andrea Capelletti, che ha colto l’occasione per lanciare un appello alle istituzioni: aggiornare la legge sulle minoranze linguistiche in Italia per includere tutte le lingue riconosciute dall’Unesco, tra cui il lombardo in tutte le sue varianti.

“La lingua locale fa parte dell’importante patrimonio immateriale di un territorio e se non adeguatamente valorizzata attraverso azioni amministrative rischia di morire per sempre. Il Comune di Covo ha sempre promosso iniziative in questo senso, dal centralino bilingue ai pannelli informativi, fino al concorso Sal Terrae, grazie ai volontari della Società Eridana. Ma non basta: serve l’aiuto delle istituzioni”.