Cronaca

Rubano i fiori dalle tombe: nuova ondata di furti al cimitero di Romano

La pratica incivile sembrava ormai superata, ma nelle ultime settimane il fenomeno è tornato a crescere. Nel mirino finiscono mazzi, vasi, coccarde e persino piccoli ricordi lasciati da figli e nipoti

Rubano i fiori dalle tombe: nuova ondata di furti al cimitero di Romano

Il valore economico è spesso minimo, quello affettivo enorme. E non è la prima volta che i cimiteri della Bassa finiscono nel mirino dei ladri

La pratica incivile che sembrava scomparsa

Arrivi al cimitero, raggiungi la tomba del tuo caro e ti accorgi che qualcosa non c’è più. Un mazzo di fiori, un vaso, una piccola composizione, una coccarda. A volte anche un oggetto lasciato da un figlio o da un nipote per ricordare quella persona. Non è un episodio isolato. Al cimitero comunale di Romano è tornata a farsi sentire la piaga dei furti sulle tombe.Una pratica che sembrava essersi fermata e che invece, dopo alcuni episodi registrati negli ultimi mesi, nelle ultime settimane avrebbe assunto proporzioni decisamente più preoccupanti. A raccontarlo sono le famiglie che, recandosi al camposanto per rendere omaggio ai propri cari, si ritrovano davanti a tombe private di ciò che avevano lasciato pochi giorni, se non poche ore, prima. E non si tratta necessariamente di oggetti di particolare pregio. Anzi, è proprio questo uno degli aspetti più difficili da comprendere. A sparire sono soprattutto i fiori, dai piccoli omaggi ai mazzi più consistenti. Ma vengono portati via anche vasi, piantine, coccarde, lumini, monili e piccoli oggetti lasciati sulle tombe. Segni di affetto che per chi li deposita hanno un significato preciso e che, invece, nelle mani di chi li sottrae hanno un valore economico spesso quasi inesistente.

Un fenomeno già visto nella Bassa

Quello che sta accadendo oggi a Romano non arriva, dunque, come un fulmine a ciel sereno. I cimiteri della Bassa Bergamasca sono già finiti nel mirino dei ladri in passato, tanto che in una precedente operazione della Polizia locale del Distretto della Bassa Bergamasca Orientale era stato individuato un responsabile ritenuto coinvolto nei furti commessi nei camposanti della zona.Un precedente che rende ancora più amara la situazione attuale. Perché, dopo che il fenomeno sembrava essersi fermato, i furti sono tornati a fare capolino proprio in quei luoghi dove dovrebbe regnare il massimo rispetto.E gli episodi non riguardano soltanto Romano. Nei mesi scorsi PrimaTreviglio ha documentato nuovi furti nei cimiteri di Antegnate e Fontanella, dove erano state prese di mira anche statue e parti ornamentali in bronzo. In un caso, il responsabile era stato identificato proprio grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Una situazione che conferma come quello dei cimiteri sia diventato, in diverse occasioni, un fronte delicato anche sotto il profilo della sicurezza. E il territorio della Bassa orientale non è nuovo a episodi di questo genere: proprio il Distretto di Polizia locale “Bassa Bergamasca Orientale”, rappresentato dal Comune di Romano, comprende tra gli altri anche i Comuni di Antegnate e Fontanella.

Un furto da pochi euro che può fare molto male

Per una famiglia, però, quel fiore non vale pochi euro. Vale un ricordo. Può essere il mazzo acquistato da un figlio per il padre, una piantina scelta da una nipote per la nonna, una piccola decorazione posata sulla tomba in occasione di una ricorrenza. Gesti semplici, quotidiani, attraverso i quali chi resta continua a mantenere un legame con chi non c’è più. Ed è proprio qui che il furto diventa qualcosa di più della semplice sottrazione di un oggetto. Perché chi lo compie non porta via soltanto un vaso o dei fiori: porta via un piccolo gesto di memoria. Il valore economico, nella maggior parte dei casi, è minimo. Quello affettivo, invece, può essere enorme. Ed è difficile comprendere quale possa essere la motivazione di chi decide di appropriarsi di questi oggetti, soprattutto quando si tratta di piccoli omaggi che difficilmente possono trasformarsi in un guadagno significativo.

E ora che fare?

È una domanda alla quale non è semplice dare una risposta. Nessuno mette in discussione l’importanza dei controlli e della prevenzione, così come l’utilità delle telecamere laddove possano essere installate e utilizzate nel rispetto delle regole. Ma pensare di trasformare un cimitero in un luogo sorvegliato centimetro per centimetro, con telecamere in ogni angolo e vigilantes costantemente presenti, sarebbe una soluzione tanto difficile quanto paradossale. Anche perché il vero problema, prima ancora che di sicurezza, è culturale. Non esiste infatti un sistema di videosorveglianza capace di sostituire il rispetto. E non c’è controllo che possa impedire a una persona di compiere un gesto tanto meschino se quella persona è determinata a farlo. Resta così l’amarezza delle famiglie. Quelle che entrano al cimitero per ricordare, pregare, sistemare una tomba, cambiare un fiore. Quelle che vorrebbero semplicemente poter lasciare un piccolo segno senza dover tornare qualche giorno dopo chiedendosi se ci sarà ancora. Perché il punto, alla fine, non è quanto possa valere un mazzo di fiori. Il punto è perché qualcuno senta il bisogno di rubarlo proprio da una tomba.

«È veramente assurdo assistere a queste scene di inciviltà e pensare che ci siano persone capaci di compiere questo tipo di gesto senza avere nemmeno un minimo di rimorso. – ha detto uno dei famigliari  – Non si tratta del valore economico di quello che viene rubato, perché parliamo spesso di oggetti che non possono certo garantire chissà quale guadagno. Si tratta del valore affettivo che hanno per le famiglie. Nessuno vuole arrivare a una situazione in cui ogni angolo del cimitero debba essere controllato da telecamere o da vigilantes. Però non ci si spiega come si possa arrivare a rubare sulle tombe, senza guardare in faccia nemmeno i ricordi lasciati da figli, nipoti e familiari. Mi auguro che presto tutto questo finisca e che possiamo tornare a commemorare i nostri cari senza avere la paura che qualcuno possa rubare i fiori dalle tombe o rovinarle».