Cronaca
Bergamo

Proiettili ai presidenti di Confindustria, perquisite le case di due estremisti di sinistra di un Comitato vittime Covid

L'indagine della Procura di Brescia sulle minacce di morte ai vertici degli industriali, accusati da ignoti estremisti di aver rallentato il primo lockdown in Val Seriana.

Proiettili ai presidenti di Confindustria, perquisite le case di due estremisti di sinistra di un Comitato vittime Covid
Cronaca Bergamo e hinterland, 13 Marzo 2021 ore 16:15

Le case di due esponenti del "Comitato popolare verità e giustizia per le vittime da Covid-19", un'organizzazione orientata a sinistra e alternativa rispetto alle più note organizzazioni delle vittime del virus, sono state perquisite giovedì dalla Digos, nell'ambito di un'indagine della Procura di Brescia. Come scrive PrimaBergamo, oggetto dell'indagine sono i proiettili recapitati da ignoti, nei mesi scorsi, ai presidenti di Confindustria Lombardia Marco Bonometti e Confindustria Bergamo Stefano Scaglia, e il pacco bomba recapitato a settembre al presidente di Confindustria Brescia Giuseppe Pasini. Le perquisizioni non avrebbero tuttavia portato al ritrovamento o al sequestro di armi o munizioni.

Le minacce a Confindustria

Le lettere di minaccia con proiettili recapitate a giugno dello scorso anno erano firmate "Nuclei proletari lombardi" e contenevano munizioni particolarmente datate, segno che chi le ha inviate le custodiva da diverso tempo. Gli atti minatori indirizzati ai presidenti delle associazioni degli industriali seguirono la tesi per la quale gli imprenditori, alla vigilia del primo lockdown nazionale, si opposero per ragioni legate al profitto all’istituzione della zona rossa in Val Seriana. Una circostanza smentita però dalle indagini dei pm bergamaschi.

Due indagati bergamaschi

Indagati sono una donna di 65 anni, residente a Monterosso, e un uomo di 64 anni di Pradalunga. L'accusa è per entrambi di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico e minacce aggravate. I due, in passato, erano stati condannati nell'ambito del processo sull'organizzazione di estrema sinistra “Prima Linea”.

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