Un nuovo pozzo irriguo da 150 litri al secondo, previsto lungo la roggia Misana a Capralba, solleva forti preoccupazioni tra agricoltori e tecnici per il possibile impatto sulla falda che alimenta i fontanili.
Un pozzo sotto osservazione: i timori per la roggia Misana
Sotto i campi a nord del paese, dove l’acqua dei fontanili da secoli alimenta l’agricoltura, si sta giocando una partita che sta preoccupando amministratori, tecnici e soprattutto agricoltori. Una vicenda ancora tutta da chiarire, ma che ha già acceso un confronto istituzionale destinato ad arrivare fino in Regione. E’ quanto sta succedendo a Capralba, lungo il corso della roggia Misana. Proprio qui sono partiti – e al momento sospesi – i lavori per la realizzazione di un nuovo pozzo irriguo da 150 litri al secondo. Un’opera importante per la portata prevista, ma che rischia di interferire con un equilibrio idrico considerato delicatissimo. La Misana, infatti, non è una roggia come le altre. Si tratta di un corso d’acqua di origine fontanilizia, con un elevato valore naturalistico, ma anche di un’infrastruttura agricola fondamentale: irriga oltre 500 ettari di terreno distribuito tra i comuni di Capralba, Pieranica, Quintano e Torlino Vimercati. È proprio questo il nodo centrale della vicenda. Secondo il consorzio “Dunas” – che gestisce la Misana – e secondo molti agricoltori della zona, il nuovo pozzo potrebbe intercettare la stessa falda che alimenta la roggia, sottraendole acqua. Il pozzo è a carico del “Consorzio Roggia Irrigua” delle rogge Badalasca, Benzona e Gradella. Proprio per chiarire i possibili effetti dell’intervento, la settimana scorsa è stato effettuato un sopralluogo tecnico sul posto che ha riunito più soggetti istituzionali: oltre al Dunas, erano presenti la Provincia di Bergamo, lo “Ster Cremona”, il geologo incaricato dal consorzio promotore dell’opera e il vicesindaco di Capralba Emilio Morali . Ed è proprio da quel sopralluogo che sono emersi gli elementi che hanno spinto a fermare temporaneamente i lavori. Secondo quanto riferito dal “Dunas”, che ha espresso perplessità anche per la mancata esecuzione della perforazione pilota, la stratigrafia riscontrata durante la perforazione non mostrerebbe la presenza di strati di argilla. Un dettaglio tutt’altro che secondario: l’assenza di livelli impermeabili indicherebbe, infatti, una possibile connessione diretta con la falda che alimenta la Misana. In altre parole, il rischio paventato è che il nuovo pozzo possa incidere direttamente sulla disponibilità d’acqua del corso fontanile, compromettendo l’equilibrio idrico su cui si regge l’irrigazione di un’ampia fetta di territorio agricolo. Una questione tecnica, ma dalle conseguenze potenzialmente molto concrete.
Il caso in Regione: l’interrogazione politica
Il caso, nel frattempo, è arrivato anche sui banchi della politica regionale. Matteo Piloni , consigliere del “Partito Democratico” in Regione Lombardia, ha presentato un’interrogatorio all’assessore regionale Alessandro Beduschi. Nel documento Piloni si chiede chiarimenti sulla correttezza della procedura amministrativa seguita per l’autorizzazione del pozzo, sulla sostenibilità dell’opera e sulle iniziative che la Regione intende adottare per la valorizzazione e la tutela dei fontanili nel territorio cremasco.