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Treviglio

Partorire ai tempi di Covid: così a Treviglio è nata Alice

La lettera di una mamma che racconta la sua esperienza in ospedale, per la nascita di sua figlia durante l'emergenza Covid-19.

Partorire ai tempi di Covid: così a Treviglio è nata Alice
Cronaca Treviglio città, 24 Aprile 2020 ore 09:51

Pubblichiamo la lettera di una donna di Treviglio, Beatrice, che con il compagno Paolo all'inizio di marzo ha avuto una bimba, Alice, nata all'ospedale di Treviglio proprio mentre cominciava a soffiare la bufera di Covid-19. Il suo ringraziamento è anche un bel racconto, in presa diretta, di un reparto d'ospedale diverso da qualunque altro. "È il reparto dove c’è magia, dove nasce la vita e dove in un momento dove tutti sono distanti e c’è morte ovunque, lì c’è speranza di non crollare. La speranza che tiene vicini, anche se lontani".

Leggi anche: Ma a Treviglio si continua anche a nascere

Partorire ai tempi del Covid-19

Alice è nata il 2 Marzo 2020 alle ore 15:22.
Fuori c’era vento, un vento anomalo, irrequieto, instabile, prepotente.
Quasi volesse preannunciare qualcosa, trasportare organismi, pensieri, paure e gioie.
Io non sapevo cosa stesse accadendo fuori, ho vissuto quello che è successo dentro.

Ospedale di Treviglio - ore 5:50 - 4° piano
Si sentono in lontananza i risvegli delle mamme in reparto, i cambi turno delle infermiere, qualche bimbo che piange. Percepisco l’inverno che non è ancora terminato, anche attraverso i corridoi; lo sento nelle correnti ad ogni porta che si apre e lo vedo attraverso il vento che sbatte sui finestroni che si affacciano nelle sale di degenza.
Le luci sono soffuse, c’è profumo di caffè; proviene da uno stanzino in prossimità delle sale parto.
Passa un’ostetrica (la riconosco dalla divisa color rosa che indossa) e senza che io le dica nulla mi chiede timidamente scusa, nel mentre si accinge a bere il suo caffè, il primo o l’ultimo, chi lo sa, del suo turno di notte.
C’è una stanza piccola, adiacente all’ambulatorio delle visite dove vanno solo le mamme a fare i monitoraggi ed i papà non possono entrare.
Un’altra mamma è accanto a me; il suono dell’apparecchio che monitora il suo bimbo si alterna con il mio. Scambiamo qualche parola parlando a bassa voce, quasi in segno di rispetto per qualcuno che dorme o non ha dormito tutta la notte.
Il giorno intanto fuori si fa spazio, tra il vento.

Non ci sono delle scalette da rispettare, una prassi standard, un manuale di istruzioni che viene seguito da ogni ginecologa, ostetrica, infermiera ed operatore sanitario.
In questo reparto c’è magia, perché c’è vita.
La vita accade. Il “come” decide di arrivare può essere monitorato, a volte incoraggiato (come nel mio caso), spesso aiutato, ma nessuno sa il “quando”.
Conosciamo il metodo, non possiamo prevedere il tempo ed è questa magia che riesce a riempire gli spazi dentro questo reparto.
C’è una diceria che mi ha sempre fatta sorridere: “Nelle sale parto si sentono solo grida”, io ho scoperto sulla mia pelle che i corridoi dell’ospedale di Treviglio sono pieni di mille cose e nella mia lista, solo in ultimo, ci sono gli sforzi per dare alla luce.
Al primo posto ci sono i sorrisi. Non ho mai visto un reparto con così tanti sorrisi come quello di ostetricia/ginecologia. Ci sono i sorrisi delle puerpere, delle neo-mamme, dei parenti, delle primipare, delle ostetriche che le accolgono e le seguono, una ad una, senza mai lasciarle. Costantemente, ininterrottamente.
I sorrisi delle ginecologhe che visitano, rassicurano, accompagnano, risolvono e spesso consolano.
Quelli delle infermiere del nido, che hanno i visi pieni d’amore, mai un broncio, mai un affanno, mai un segno di debolezza o stanchezza sul viso.
Ci sono i sorrisi degli operatori sanitari, che creano un ritmo di equilibrio in ogni stanza ed attorno ad ogni letto.
E poi ci sono i sorrisi dei bambini, che anche se sono riflessi, si percepiscono reali e sinceri. Si possono vedere e si possono sentire.

La notte, quando c’è silenzio, se sto attenta sento i bambini che poppano al seno delle madri, si svegliano lenti e delicati, sogghignano beati durante e dopo il pasto. Quasi come se fossero al sicuro, nel loro nido. Tutti insieme, vicini anche quando lontani.
Ci sono anche i sospiri. Quelli arrivano sempre dopo una grande fatica, dopo un evento importante, dopo una giornata estenuante. Mi riempiono il cuore anche quelli.
Sono i sospiri di ogni lavoratore, quelli dei padri in attesa di una nascita, delle madri dinnanzi la culla del proprio bambino, dei nonni fuori nelle sale di attesa.

Ho trovato umanità, in un momento storico in cui il mondo si è piegato dinnanzi la natura.
Ho trovato verità, sincerità, conforto, calore, educazione e amore. Ma soprattutto, mi sono sentita accudita e mai sola.
Mi sono sentita accudita quando alle 05:50 sono entrata in reparto e ho chiesto cosa dovessi fare, avendo rotto le acque.
Mi sono sentita accudita quando alle 6:10 mi hanno attaccata al monitoraggio, spiegandomi ogni passaggio, accompagnando la mia irrequietezza alla sedia e portando il mio cappotto all’appendiabiti proprio come avrebbe fatto mia madre o mia sorella.
Mi sono sentita accudita quando alle 6:50 mi hanno visitata, spiegandomi tutti i passaggi che avrei affrontato di lì a poco, io ed anche al mio compagno.
Mi sono sentita vicina ad ogni donna che è entrata e uscita dall’ambulatorio, dalla mia stanza, dalla sala parto, dallo stanzino del personale.
Mi sono sentita come a casa quando dalle 09:00 alle 15:00 l’ostetrica è stata vicino a me e alla mia bambina senza mai distrarsi, senza lasciarmi sola un momento, nemmeno per pranzare. Monitorandomi costantemente, quasi fossi sua figlia e la bimba nel mio grembo la nipote.
Non mi sono mai sentita sola, quando alle 15:22 Alice è nata e fuori c’era ancora il vento.

Ho udito silenzi che parevano interminabili, ho visto il tempo fermarsi, rallentare e scorrere sinuoso tra le corsie. Ho visto dinamicità, il tempo velocizzarsi in un battito di ciglia, irrompere come un vulcano in eruzione e sfociare come un fiume in piena tra le degenze e le sale parto.
È accaduto tutto in una manciata di minuti e nello stesso reparto. Accade ogni giorno, indipendentemente dal vento fuori, indipendentemente dalla stagione e dalla forza della natura.

È il reparto dove c’è magia, dove nasce la vita e dove in un momento dove tutti sono distanti e c’è morte ovunque, lì c’è speranza di non crollare. La speranza che tiene vicini, anche se lontani.

Un ringraziamento particolare va alla Dott.ssa Villa, primaria del reparto di Ostetricia/Ginecologia e a Rosalba Elia, capo ostetrica del reparto.

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