Situazione sotto controllo

Ospedale di Treviglio, sono trenta i dipendenti positivi

L'indagine sul focolaio della scorsa settimana ha fatto chiarezza: il contagio è partito da un paziente asintomatico e risultato negativo al primo tampone.

Ospedale di Treviglio, sono trenta i dipendenti positivi
Treviglio città, 05 Novembre 2020 ore 14:17

Continua a correre il virus nella Bassa e in prima linea, ancora una volta, c’è il personale sanitario. Sono una trentina i dipendenti dell’Asst Bergamo Ovest che si trovano in questo momento isolati a casa, in quanto trovati positivi al virus durante uno dei diversi «screening» effettuati nei giorni scorsi.

Trenta dipendenti positivi

A rendere noto il dato è la stessa Asst, precisando che fortunatamente al momento tutti e trenta i casi sono asintomatici o paucisintomatici.

«Non si può d’altra parte parlare di un focolaio – ha precisato il direttore generale Peter Assembergs – Anche perché è stato accertato che i casi in questione siano slegati dall’infezione che invece era avvenuta settimana scorsa in Pronto soccorso, che aveva poi coinvolto alcuni dipendenti della Cardiologia, e che abbiamo subito circoscritto. In questo caso si tratta perlopiù di contagi dovuti a contatti extra-ospedalieri».

Numeri destinati a salire

Ad essere stati contagiati sono 24 dipendenti del cosiddetto «comparto» e sei dirigenti medici. Nessuno ha avuto bisogno di cure intensive o di essere ricoverato, ma sono comunque tutti stati sostituiti per il tempo previsto dai protocolli.

«Purtroppo dobbiamo riconoscere che ci siamo dentro di nuovo – ha spiegato Assembergs – Sono numeri, questi, inevitabilmente destinati a crescere, anche se la situazione è di gran lunga più sotto controllo ora di quanto non fosse con la prima ondata, quando i dipendenti contagiati erano centinaia. L’unica cosa che possiamo fare è massimizzare l’attenzione».

Nei reparti Covid pronti a combattere

Ieri sera, mercoledì. il dg ha visitato i «reparti Covid» al sesto e al settimo piano dell’ospedale.

«Sono molto impressionato dalla fierezza e dalla determinazione di tutto il personale in queste ore – ha spiegato – Negli occhi si legge ancora la memoria di questa primavera, letteralmente la memoria della morte. Eppure sono ancora in piedi, pronti a combattere di nuovo».

L’indagine sul focolaio al Pronto soccorso

Intanto, dall’indagine interna condotta sul focolaio di settimana scorsa i tracciatori hanno ricostruito il percorso del virus. Tutto è cominciato attorno alla metà di ottobre, quando un paziente asintomatico e inconsapevole di essere positivo si è presentato in Pronto soccorso. Al solito tampone di accettazione era risultato negativo, forse a causa della bassa carica virale dovuta al fatto che il contagio era ancora «giovane», in incubazione. Così era stato ricoverato in Cardiologia.

Nel giro di poche ore però aveva cominciato a mostrare i primi sintomi, tanto da indurre i medici a effettuare un nuovo tampone. Positivo. Nelle poche ore in cui era rimasto a contatto con il personale e con gli altri pazienti in un ambiente teoricamente «Covid-free», il virus era però riuscito a raggiungere una decina di persone tra medici, infermieri e pazienti, prima direttamente dal paziente e poi a causa di contatti ravvicinati, dentro e fuori dall’ospedale, tra il personale. Anche in questo caso, fortunatamente, tutti i coinvolti sono asintomatici o paucisintomatici e la catena del contagio è stata ricostruita e fermata nel giro di alcuni giorni.

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