Cronaca

Morì per le conseguenze di un’encefalite erpetica: chiesta la condanna per un medico del “San Marco”

La storia di Ilaria Parimbelli, la 28enne di Dalmine scomparsa il 1° agosto 2021, dopo due anni di calvario, è tornata in Aula. Sentenza prevista a fine febbraio

Morì per le conseguenze di un’encefalite erpetica: chiesta la condanna per un medico del “San Marco”

Una morte che si poteva evitare. La storia di Ilaria Parimbelli, la 28enne di Dalmine scomparsa il 1° agosto 2021, dopo due anni di calvario, a causa di un’encefalite erpetica non diagnosticata per tempo, è tornata in Aula.

Medico a processo, chiesta la condanna

La pm Maria Esposito ha chiesto la condanna a 1 anno e 6 mesi per il medico, F.B. 63 anni, accusato di responsabilità colposa medica e omicidio colposo (la sentenza è prevista per il 25 febbraio, ndr). Era lui, infatti, in turno al Pronto soccorso del Policlinico San Marco di Zingonia il 23 settembre 2019 quando Ilaria vene accompagnata dai genitori con sintomi di un malessere. Aveva febbre, mal di testa, vomito ed era stata preda di allucinazioni. Il medico, però, non formula una diagnosi, la dimette con semplice “ansia”, ma il 26 settembre Ilaria accede al Pronto soccorso del Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove le viene diagnosticata un’encefalite erpetica. Le conseguenze di una cura tardiva la condannano a due anni di supplizio conclusi nell’estate 2021 con la sua scomparsa quando aveva ancora tutta la vita davanti.

“Sarebbe bastato un esame in più”

Il “collegamento diretto” per la pm è evidente: viene inoltre sottolineata l’assenza di richiesta di ulteriori esami. Una tac, un consulto specialistico con un neurologo, un elettroencefalogramma avrebbero potuto ragionevolmente identificare il problema. A quel punto sarebbe bastata la somministrazione di “Aciclovir”, un farmaco antivirale di facile reperimento e costo contenuto e il destino di Ilaria sarebbe potuto essere molto diverso.
Una posizione sostenuta anche da Oliviero Mazza, legale della famiglia di Ilaria, per la quale è stato chiesto anche un risarcimento economico. L’avvocato Massimo Cordiano, che assiste il medico, ha parlato di “condotta censurabile”, ma punta sull’effettiva possibilità di somministrare il farmaco in quel momento alla presenza di sintomi che – come nel caso delle allucinazioni – non erano più presenti.