La testimonianza

“Mio papà guarito dal Covid dopo 65 giorni di lotta: siate forti”

A raccontare la dolorosa vicenda, fortunatamente a lieto fine, è Leonardo Belotti, bergamasco, fisioterapista del Sassuolo, che ha raccontato la battaglia del padre.

“Mio papà guarito dal Covid dopo 65 giorni di lotta: siate forti”
Bergamo e hinterland, 14 Maggio 2020 ore 18:23

“Mio papà guarito dal Covid dopo 65 giorni di lotta: siate forti”. A raccontare la dolorosa vicenda, fortunatamente a lieto fine, è Leonardo Belotti, bergamasco, fisioterapista del Sassuolo, che su Facebook ha raccontato la battaglia contro il Coronavirus del padre rimasto ricoverato all’ospedale di Saronno per 65 giorni e dimesso proprio oggi. A riportare la notizia i colleghi di Prima Saronno.

Una battaglia – vinta – durata 65 giorni

Ormai, bollettino dopo bollettino, tra cifre che aumentano, si analizzano, fanno sperare o gettano nello sconforto ci si dimentica che dietro ogni numero c’è una persona, una storia, una famiglia che continua a guardare il cellulare con la speranza di ricevere una buona notizia, e il terrore di riceverne una terribile. Storie che però emergono, anche grazie ai social. L’ultima è quella del papà di Leonardo Belotti, che per oltre due mesi ha lottato contro il virus all’ospedale di Saronno, separato dal figlio, sul filo della vita. E che oggi, 14 maggio, ha vinto la sua battaglia.

“Oggi è il giorno della rinascita”

Leonardo ha voluto raccontare questi 65 giorni su Facebook:

“Per molti potrebbe essere una semplice data… per me è il giorno della rinascita… Sì perché oggi il mio papà ha vinto la sua più grande battaglia. Un incubo che una mattina ha deciso di entrare nella mia casetta a Bergamo in Val Seriana, ad Albino proprio lì, vicino a quell’ormai famoso Alzano Lombardo.

Era la sera del 7 marzo quando mia sorella mi scrisse ‘Il papà ha la saturazione a 82… lo stiamo portando in ospedale’.

Mi sento impotente, non posso tornare a Bergamo. Resto fermo immobile in attesa di notizie…. e le notizie arrivano ‘papà sta peggiorando… respira a fatica… è con la mascherina dell’ossigeno 15 litri … ‘

Passano le ore…
‘No no richiamate più tardi siamo incasinati non possiamo dire nulla…’
E tu sei fermo lontano… papà non riesce ad usare il cellulare… la batteria si sta scaricando e la rete prende poco… Passano le ore….
‘Belotti lo abbiamo dovuto mettere sotto il casco CPAP… fatica a parlare è sofferente…’
Provo a tenere su il morale di papà scrivendogli un messaggio al minuto… L’ ultimo messaggio glielo scrivo il 9 marzo durante Sassuolo-Brescia… PAPÀ HA SEGNATO CAPUTO  stiamo vincendo FORZA FORZA NON MOLLARE !!!!
Risposta: bravi siete forti…

Da lì in poi le spunte VV di whatsapp restano sempre grigie…. le chiamate non hanno mai una risposta e il giorno dopo un medico ci dice: ‘papà è molto grave dobbiamo intubarlo… verrà trasferito a Saronno‘.

Per 15 giorni ho contato i minuti… mi dicevano che papà respirava solo grazie ad una macchina che i polmoni non funzionavano e che la vita era appesa ad un filo.  Mi svegliavo andavo in chiesa tutti i giorni e pregavo… tornavo a casa piangevo mangiavo dormivo e vivevo con il cellulare in mano per aspettare quella chiamata di 30/40 secondi nella quale avevo imparato soltanto una parola STABILE… Mi avevano portato via il mio papà senza nemmeno salutarlo… senza potergli stare vicino…. mi ritrovo da solo a passare intere giornate a leggere i messaggi dei miei amici più cari… di tutte quelle persone che mi sono state vicine e mi hanno dato la forza di non arrendermi mai e di crederci sempre perché una piccola speranza c’era…

Fu proprio così… il 24 MARZO mi arriva un messaggio dalla dottoressa… ‘lo abbiamo stubato… il papà è tornato a respirare da solo’.
Il mio eroe c’è l’ha fatta.
La prima cosa che ha detto ai medici quando si è risvegliato è stata : ‘Voglio tornare a casa a lavorare’.
Riconosco allora che è ancora il mio papà… passano i giorni e le condizioni migliorano e oggi dopo più di 65 giorni di ospedale il miracolo si è compiuto e finalmente papà è tornato a casa  e questo è merito di tutti quei medici e gli infermieri che non lo hanno mollato un attimo e lo hanno sempre sostenuto con i loro sorrisi.

SEMPLICEMENTE GRAZIE ️
Questa esperienza mi ha fatto crescere molto e ha cambiato qualcosa dentro di me… in questo periodo molte persone non ce l’hanno fatta, sono caduti lottando mentre altre sono ancora negli ospedali e stanno combattendo tra la vita e la morte. So quello che state passando e vi dico solo di non arrendervi mai perché il mio papà mi ha insegnato proprio questo, a non mollare mai anche quando tutto sembra finito… non smettete mai di sognare perché soltanto una cosa rende impossibile un sogno… La paura di fallire.

Siate forti.”

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