Salute

Mancano i medici: in Bergamasca 5 candidature per 77 posti liberi

La ricetta di Ats: potenziare il lavoro dei tirocinanti, garantendo però gli incentivi necessari.

Mancano i medici: in Bergamasca 5 candidature per 77 posti liberi
Cronaca Treviglio città, 13 Luglio 2021 ore 17:05

Soltanto cinque candidature per ben 77 ambiti della provincia di Bergamo in cui servirebbero nuove leve tra i medici di base. Poche. Anzi, pochissime secondo la stessa Ats Bergamo, che ha anche annunciato per le prossime settimane una serie di proposte concrete da presentare a Regione e Governo per risolvere uno dei problemi più gravi della sanità locale post-pandemia.

Il bando per l'arruolamento di nuovi medici di medicina generale nella nostra provincia era scaduto venerdì scorso e  in questi giorni verranno verificate le cinque candidature pervenute all'Agenzia di tutela della salute. I candidati avranno quindi tre giorni di tempo per decidere se accettare o meno l'incarico. Ma per gli altri 72 ambiti che restano al momento in affanno (un esempio: a Brignano, seimila abitanti, non c'è più nemmeno un solo medico in servizio esclusivo) cosa si farà?

Un fabbisogno importante, poche candidature

“Di fronte a un fabbisogno importante le candidature pervenute sono purtroppo poche – commenta Massimo Giupponi, direttore generale di ATS Bergamo – Il fatto che sia un problema comune a livello regionale e nazionale non è per noi motivo di consolazione. Per questo stiamo lavorando per la redazione di un documento che presenti proposte concrete a livello nazionale, regionale e territoriale”.   Il testo sarà pronto per la fine di luglio.

Si pensa ai tirocinanti

Per rinfoltire le fila dei medici, intanto, si pensa di coinvolgere maggiormente gli studenti di Medicina. Una soluzione già paventata da Regione Lombardia, sia in una delibera della Giunta del 5 luglio che in una mozione di maggioranza appena approvata. Una soluzione che "potrebbe diventare una delle chiavi di volta per risolvere la cronica carenza di medici di medicina generale”, spiega il direttore generale Giupponi.

Come durante il picco dell'emergenza

"La normativa prevista durante la pandemia da Covid19 ha consentito ai tirocinanti  di assumere incarichi  compatibili e riconosciuti ai fini del percorso formativo, facendoli contribuire significativamente ai bisogni espressi dal  Sistema sanitario Regiornale al contempo integrando la dimensione professionalizzante con quella formativa” continua Giupponi. "Questa esperienza ha evidenziato molti aspetti positivi e potrebbe ispirare una modifica normativa confermando la possibilità per i medici tirocinanti   di concorrere all’assegnazione degli ambiti carenti e ad incarichi di sostituzione a tempo determinato di medici di medicina generale convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale della durata di almeno 6 mesi continuativi.  Per questi incarichi, volendo valorizzare la formazione nell’ambito territoriale, si propone di vincolare la scelta al territorio dell’ATS/Polo formativo presso il quale il tirocinante svolge il Corso, nell’ottica di favorirne il radicamento sul territorio in cui si sta formando”.

Fino a mille assistiti ciascuno

Tra le altre ipotesi contenute nella DGR 5004 c'è anche una proposta di modifica all’Accordo Collettivo Nazionale. Nelle aree in cui mancano medici, i tirocinanti potranno occuparsi di un numero molto maggiore di assistiti: fino a 1.000 assistiti, dagli attuali 600 circa. Ore di lavoro pagate con gli stessi incentivi riservati ai medici "senior".  "Al fine di garantire che il servizio sia compatibile con la sostenibilità economica della gestione dell’ambulatorio, fermo restando che l’impegno orario non dovrà interferire con l’attività didattica, ai tirocinanti che frequentano il tirocinio professionalizzante assumendo l’ambito carente o l’incarico temporaneo dovrebbero inoltre essere riconosciuti gli stessi incentivi degli altri MMG, in particolare per quanto riguarda la quota per la medicina di gruppo e la quota per il personale di studio" conclude la nota di Ats.

Infine, settimana scorsa, il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato una mozione sulla carenza dei medici di base, che impegna la Giunta a farsi portavoce presso il Governo, affinché si possano incrementare i finanziamenti per le borse di studio, aumentare la quota di assistiti per ogni medico, semplificare l’accesso agli ambiti carenti di medici e rimodulare gli accessi alla facoltà di Medicina.

Carretta (Azione): "Numeri che allarmano"

Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale di Azione Niccolò Carretta.  “Numeri che certo non possono che allarmare vista l’urgenza che il tema della carenza di Medici di Famiglia sta ponendo - ha commentato - Non aiuta, purtroppo, la retorica da anni portata avanti da parte della Maggioranza che governa la Lombardia sull’inutilità della medicina di territorio. Per anni il pensiero comune leghista è stato quello di considerare i medici di famiglia come di serie B e oggi stiamo subendo gli effetti di questo approccio, che ha trascinato i suoi effetti non solo dal punto di vista comunicativo. Mi chiedo - prosegue Carretta - se a questo punto il bando sia stato redatto in maniera chiara, corretta e puntuale e sia stato comunicato attraverso tutti i mezzi a disposizione".

"Servono anche infermieri di supporto"

"Sicuramente, visto l’ammontare di pratiche burocratiche a cui un medico di base deve far fronte, aiuterebbe prevedere stanziamenti regionali per introdurre nel sistema nuovi infermieri e amministrativi in supporto, una proposta che ho fatto all’Aula, ma che è stata respinta senza troppe giustificazioni. Infine - conclude il consigliere bergamasco - temo che sul tirocinio professionalizzante ci sia ancora troppa confusione che, certamente, non aiuta e non sospinge l’adesione. Regione può e deve fare di più, sempre che abbia intenzione di abbandonare l’atteggiamento attendista di questi anni nei confronti del Governo centrale che, certamente, ha la sua quota di responsabilità”.