Il “Palazzo della moda” di Urgnano è stato un punto di riferimento per decenni nel campo dell’abbigliamento, e con lui il suo fondatore, Angelo Ferri, mancato venerdì 9 ottobre a 82 anni.
Da operaio in una fabbrica di trattori a commerciante di capi di alta moda
Era un urgnanese doc Ferri, e da ragazzo aveva cominciato a lavorare alla “Same” di Treviglio, non immaginando che la sua carriera sarebbe decollata in tutt’altro settore.
“Prendeva la sua bicicletta e ogni mattina andava a lavorare come operaio nella nota fabbrica di trattori – racconta il figlio Sergio – poi però ha conosciuto mia madre, Liliana Andreini, di Basella, i cui genitori erano dei venditori ambulanti. Si è licenziato e si sono sposati, parliamo di 62 anni fa. Erano gli anni ’60, avevano entrambi 20 anni e hanno deciso di raccoglierne l’eredità: lì dove vivevano i miei nonni, in via Padre Pio 4, hanno costruito un magazzino con autorimessa per il furgone sostituito poi da un camion. Agli inizi degli anni ’70 sono passati a un magazzino-negozio: al mattino ambulanti, nel pomeriggio negozianti. Poi, a metà decennio, si sono messi in società con mio zio, fratello di mia madre, Elio, che ha messo a disposizione lo spazio che aveva sotto casa per creare un nuovo negozio a Urgnano, in via Provinciale 37. Infine, nel 1979, accanto è nato il ‘Palazzo della moda’ e la famiglia si è trasferita lì'”.
Lo zio si è poi ritirato nel 1988 e hanno continuato i fondatori con i figli, Sergio e Michela.
“Nel 1999 abbiamo deciso di rinnovare il Palazzo completamente e all’inaugurazione fissata il 4 giugno del 2000 aveva partecipato Ezio Greggio – ricorda ancora Sergio – All’epoca funzionavano molto i capi firmati e siamo andati alla ricerca delle varie maison, tanto da diventare un punto di riferimento nel settore: avevamo Dolce e Gabbana, Cavalli, Gianfranco Ferrè, Cesare Paciotti… Poi abbiamo inserito scarpe e accessori. L’attività è continuata fino al 2011, poi l’abbiamo ceduta alle ‘Sorelle Ramonda’. Una carriera di cui papà andava orgoglioso ed era sempre rimasto in contatto con tutti i suoi dipendenti”.
L’impegno per i più fragili
Un uomo che ha lasciato il segno Ferri, non solo nel settore dell’abbigliamento.
“Papà era una persona socievole, sempre pronta a scherzare e di grande generosità – sottolinea il figlio – se c’era possibilità di dare una mano a qualcuno, anche se non lo conosceva, non si tirava mai indietro. Era legato da profonda amicizia a don Pierino Gelmini e ne sosteneva la ‘Comunità Incontro. Era stato nelle fila del ‘Rotary Club'”.
La malattia
L’imprenditore non godeva di una salute di ferro ma ha lottato fino alla fine.
“Si era ammalato 11 anni fa di tumore, due anni dopo ne era sopraggiunto un altro – afferma Sergio – senza contare che da ragazzo aveva avuto problemi a polmoni e bronchi e poi di circolazione. Lui però non ha mai mollato. L’anno scorso a luglio aveva avuto persino un’intossicazione da funghi al ristorante: lo davano per spacciato ma ne era uscito ancora una volta… Un guerriero. A giugno di quest’anno però è stato colpito da un blocco renale, quindi il crollo. E’ mancato a casa sua, a Bergamo Alta, dove si era ritirato dopo la pensione, nella notte tra giovedì e venerdì. Fino alla fine è rimasto presente, e ancora la settimana scorsa se gli si chiedeva come stesse rispondeva ‘Bene’. Sono venuti in tantissimi a fargli visita in questi giorni, ci ha fatto molto piacere, grazie a tutti coloro che hanno partecipato al nostro dolore”.
I funerali si sono celebrati a Basella stamattina, quindi il feretro è stato tumulato nella tomba di famiglia della moglie, lì nella frazione dove tutto è cominciato.