Fine vita

La Bassa e il testamento biologico: una scelta che ancora divide

Spesso dietro un numero così basso ci sono la scarsa conoscenza della possibilità prevista dalla legge e la difficoltà di confrontarsi con temi come malattia e fine vita

La Bassa e il testamento biologico: una scelta che ancora divide

C’è chi ha deciso di mettere nero su bianco le proprie volontà nel caso in cui un giorno non fosse più in grado di esprimerle. E c’è chi, invece, non ci ha mai pensato, non conosce questa possibilità oppure ha preferito non affrontare un argomento inevitabilmente difficile come quello delle cure nel momento più fragile della propria vita. A otto anni dall’entrata in vigore della legge sul testamento biologico, la fotografia delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) depositate nei Comuni della provincia di Bergamo racconta soprattutto questo: uno strumento che lentamente si sta facendo strada, ma che rimane utilizzato soltanto da una piccola minoranza della popolazione.

Disposizioni anticipate di trattamento: ancora poche nella Bassa

In provincia di Bergamo risultano complessivamente 5.304 Dat, a fronte di una popolazione maggiorenne di 887.648 persone. Significa che ha depositato le proprie volontà circa un adulto ogni 167, lo 0.59% del totale.
Una media provinciale dietro la quale, però, si nascondono differenze enormi. Si passa da Comuni nei quali il rapporto si avvicina a una Dat ogni 38 residenti maggiorenni ad altri dove si supera abbondantemente quota mille. E ci sono ancora paesi dove il contatore è fermo a zero.
Per comprendere realmente il fenomeno bisogna innanzitutto separare i piccoli paesi dai centri maggiormente popolati.
Il record statistico per la Bassa spetta a Isso, dove risultano 13 Dat su appena 495 maggiorenni: una ogni 38 abitanti. Seguono Fara Olivana, con 15 su 1.124, e Misano, con 30 su 2.492. Numeri troppo piccoli perché bastano poche dichiarazioni in più o in meno a non modificare radicalmente le percentuali.
Molto più significativo è quanto accade nei centri tra i 5mila e i 10mila abitanti. Dall’analisi emerge il dato negativo di Castel Rozzone: appena 15 Dat su una popolazione adulta di 8.538 persone, pari a una ogni 569 residenti maggiorenni. “Galleggiano” nella media Comuni come Boltiere, Brignano, Fara d’Adda e Martinengo con una media che si aggira attorno alle 30 Dat depositate, mentre l’indice si abbassa nei Comuni dell’asse della “Francesca” come Verdello, Verdellino, Urgnano, Cologno e Ciserano tutte sopra le 50 Dat.
Nei Comuni sotto i 5mila abitanti spicca la nota positiva di Misano con 30 Dat depositate su 2.492 maggiorenni residenti: una ogni 83. Di poco distante Calvenzano con 43 Dat su 3.667 maggiorenni, Mozzanica con 42 Dat su 3.661 e Pontirolo con 41 Dat su 4.146.

Sono 13 i Comuni dove sono state depositate meno di 10 Dat: il peggiore è Barbata con zero (su 580 residenti maggiorenni), seguito da Pumenengo che con una sola Dat mostra l’incidenza più alta pari a 1.401. L’elenco procede con Torre Pallavicina e Cortenuova (2), Bariano (3), Calcinate con 4 nonostante i suoi 4.995 maggiorenni che equivale a una ogni 1.249, Fontanella (5), Morengo, Lurano (6), Arzago (8), Antegnate, Calcio, Pagazzano e Pognano (9).

Per quanto riguarda i centri maggiori, la miglior incidenza si registra a Caravaggio con 120 Dat depositate su 13.539 abitanti maggiorenni: una ogni 113. Segue Treviglio con 213 Dat su una popolazione maggiorenne di 25.904 (una ogni 122) e Romano con sole 73 Dat depositate su 16.978 residenti (una ogni 233).

Al di là delle classifiche comunali, è però il dato complessivo a raccontare quanto le Dat rappresentino ancora un fenomeno minoritario. Guardando ai numeri bergamaschi, infatti, in pochi a oggi hanno scelto di utilizzare questo strumento. Non significa necessariamente che tutti gli altri siano contrari. Dietro un numero così basso possono esserci motivazioni molto differenti: la scarsa conoscenza della possibilità prevista dalla legge, la difficoltà di confrontarsi con temi come malattia e fine vita, la convinzione di poter rimandare la scelta oppure semplicemente la volontà di non redigere alcuna disposizione.