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Treviglio

I gelsi Matusalemme che hanno visto la peste

Sono stati piantati tra il 1620 e il 1670.

I gelsi Matusalemme che hanno visto la peste
Cronaca Treviglio città, 12 Luglio 2020 ore 11:12

I due gelsi Matusalemme sono gli alberi più antichi di Treviglio, piantati alla Cascina Battaglie tra il 1620 e il 1670 secondo una perizia botanica fatta fare da Legambiente.

I gelsi Matusalemme delle Battaglie

Chissà cosa direbbero, in questi mesi di pandemia, se potessero parlare. Loro, che di disastri ne hanno visti davvero più di chiunque a Treviglio, compresa probabilmente anche la Peste nera del Seicento, quella del Manzoni. Parliamo dei due alberi più antichi di Treviglio, i due gelsi di Cascina Battaglie che mercoledì pomeriggio un nutrito gruppo di “legambientini” ha visitato per la seconda uscita di “Aperitivo in cascina”, la rassegna di camminate culturali e gastronomiche organizzate dall’associazione di Stefano Cerea, con Pro Loco, Terza Università, Slow Food e Commissione Agricoltura.

La perizia per stabilirne l’età

Che fossero ultrasecolari non era un mistero (sono disegnati persino sulle tavole del Catasto teresiano, risalente al Settecento). Ma fino a poche settimane fa, non si conosceva l’esatta età dei due esemplari di “Morus alba” (gelso bianco) che si trovano nell’aia di Cascina Battaglie, una delle più antiche cascine del circondario trevigliese, da alcuni decenni di proprietà degli Istituti educativi di Bergamo. La certezza è arrivata con una perizia botanica fatta realizzare dalla stessa Legambiente. “Li abbiamo fatti periziare e possiamo dire con uno scarto di circa mezzo secolo che sono stati piantati tra il 1620 e il 1670 – ha spiegato il presidente di Legambiente, che è anche direttore del Verde pubblico in città -. Hanno una circonferenza di circa 3,5 metri e sono cresciuti mediamente di 2 millimetri e mezzo all’anno”.

Servivano a nutrire i bachi da seta

Nella Bassa, il gelso era fino ad alcuni anni fa una coltivazione essenziale, in quanto le foglie del Morus, soprattutto del genera alba, erano utilizzati per nutrire i bachi da seta indispensabili per la produzione di filande e torciture. “La massima diffusione di questa pianta si ebbe grazie a Galeazzo Maria Sforza, il primo degli otto figli di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, che impose ai contadini del Ducato di mettere a dimora dei filari di gelsi, proprio per sostenere l’economia della seta. Si diceva all’epoca che un buon gelso rendeva quanto una vacca: un piccolo patrimonio, insomma, per una famiglia contadina”.
I due immensi alberi alle Battaglie si trovano da tempo in un cortile adibito a deposito agricolo, protetti da alcuni anni da una semplice staccionata di legno. Fino a pochi anni fa, erano anche sommersi di bidoni e materiale vario da smaltire. Tutt’oggi, nonostante siano due spettacolari “patriarchi arborei” che farebbero la fortuna di qualsiasi parco pubblico, sono però inaccessibili al pubblico e visitabili solo in rare occasioni come quella organizzata da Cerea, con lo storico Luigi Minuti e il presidente della Pro Loco Giorgio Zordan a raccontare la storia della Treviglio di quegli anni.

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