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Gogna mediatica contro l’impiegato delle Poste, il sindacato: “Accuse false, denunceremo”

Pepe (SLP Cisl): "Martinengo ha bisogno di un nuovo ufficio più dignitoso, non di inutili polemiche".

Gogna mediatica contro l’impiegato delle Poste, il sindacato: “Accuse false, denunceremo”
Cronaca Romanese, 23 Gennaio 2020 ore 12:31

Gogna mediatica contro l’impiegato delle Poste, il Sindacato Lavoratori Poste della Cisl: “Accuse false, denunceremo”. Dopo le accuse mosse attraverso i social contro un addetto dell’ufficio postale di Martinengo, ora arriva la replica furiosa del sindacata che promette battaglia.

Poste, arriva la replica

La notizia era apparsa sul nostro Giornale venerdì 17 gennaio. L’episodio, avvenuto a Martinengo, aveva sollevato un polverone smuovendo anche la politica locale. Il nostro Giornale, pur avendo provato a contattare Poste Italiane il merito al caso, non aveva ricevuto alcuna risposta. Ora, a una settimana di distanza, arriva la replica del sindacato Cisl che ricostruisce i fatti e parla di gogna mediatica.

Gogna mediatica, l’ira del sindacato

“Martinengo ha bisogno di un ufficio postale più accogliente e efficiente, eppure non ho mai visto alzarsi muri di protesta da parte degli amministratori locali come adesso, per crocifiggere un impiegato delle Poste, già flagellato da Facebook”.

Rossana Pepe, segretaria generale di SLP CISL, commenta così la gogna mediatica cui è stato sottoposto lo sportellista di Martinengo, reo di aver chiesto di rispettare la procedura, e richiedere all’utente quanto previsto dalle normative in vigore. Eppure, la “forza” dei post on line “ha superato la decenza e la verità, coinvolgendo in un crescendo di accuse e contumelie un lavoratore che ne esce, ingiustamente, con le ossa rotte”.

L’episodio all’ufficio postale di Martinengo

Il caso è avvenuto a Martinengo: lo sportellista chiede a un signore la carta di identità per il ritiro della raccomandata; il cliente ne è sprovvisto, prova a convincere l’addetto a “chiudere un occhio”, ma la cosa non è possibile, così il signore lascia, naturalmente contrariato, l’ufficio.

“La cosa sarebbe finita, se non si fosse messo di mezzo il social: infatti nessuno in diretta ha ritenuto opportuno intervenire, ma nel gruppo “Sei di Martinengo se…” qualcuno ha postato ricostruzioni arricchite tali da scaricare su altri l’inadempienza (girare in luoghi pubblici con documenti di riconoscimento è obbligatorio) – si legge nella nota del sindacato – La signora ha affidato a Facebook, condendola di particolari gonfiati, la propria disavventura, scaricando tutta la responsabilità sulla dichiarata maleducazione del lavoratore, reo di rispettare le procedure. Facebook si sa gonfia ogni cosa e la vicenda è stata fagocitata da amministratori che hanno “condiviso” e promesso e richiesto provvedimenti”.

“A Martinengo serve un nuovo ufficio postale”

“Sono allibita e sdegnata – dice Pepe – Un lavoratore viene messo alla berlina per uno scambio di impressioni su un episodio avvenuto in un ufficio postale. Un giornalista ha fatto sue queste lamentele, è subentrata anche la politica e l’ignaro lavoratore delle poste si trova sbattuto sulle pagine di un giornale. Più volte questa segreteria ha fatto notare all’azienda che l’ufficio è posto in una collocazione infelice, piccolo, stretto e sempre affollato, e il sindacato Poste della CISL sarebbe stato ben felice di appoggiare una lotta perché Martinengo potesse avere un ufficio più dignitoso, vero problema, non certo massacrare pubblicamente un lavoratore senza neanche appurare l’entità dell’episodio, ma dagli amministratori che oggi si stracciano le vesti, neanche un cenno. SPL appoggerà la denuncia del lavoratore per diffamazione nei confronti di chi ha pubblicato le accuse ingiuste, e per danni contro chi le ha amplificate in attesa che giungano le dovute scuse a chi ha solo fatto il proprio dovere”.

Nessun presa di posizione del Giornale

Prendiamo atto della posizione del sindacato in merito alla notizia pubblicata da Romanoweek lo scorso venerdì, ma rispetto alla ricostruzione del sindacato teniamo a precisare che nessun giornalista ha “fatto proprie” in modo acritico le lamentele comparse su Facebook. Anzi. Il comunicato ufficiale del gruppo “Cambiamo” arriva cronologicamente e logicamente prima del nostro articolo: è di martedì, mentre il nostro giornale esce, come noto, il venerdì. Settimana scorsa, prima di pubblicare l’articolo, abbiamo contattato sia via mail che telefonicamente l’ufficio stampa di Poste, per riportare anche la posizione dell’azienda ed eventualmente del lavoratore. Posizione che ad oggi, una settimana dopo l’uscita del Giornale e dieci giorni dopo la pubblicazione del comunicato stampa del gruppo politico, non è mai arrivata alla redazione.

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