La proposta

Fontana e Gallera: “Chiudiamo tutto”. Il Pd approva. E la Bassa è già un deserto VIDEO FOTO

E' attesa per le prossime ore la decisione del governo. Intanto in tutta la Bassa molti negozi e bar stanno autonomamente decidendo di chiudere temporaneamente per l'emergenza.

Bassa orientale, 10 Marzo 2020 ore 16:19

 

 

“E’ il tempo della fermezza. Ho incontrato i sindaci dei capoluoghi lombardi e il presidente di Anci Lombardia, chiedono tutti la stessa cosa: chiudere tutto adesso (tranne i servizi essenziali) per ripartire il prima possibile”.  Poche, drammatiche parole quelle del governatore Attilio Fontana sull’emergenza in corso.  Che preparano la più drastica delle contromisure, mentre i numeri di Covid-19 continuano a crescere, e a mettere sotto enorme pressione gli ospedali lombardi.

“Non servono le mezze misure”: tutto chiuso per due settimane

Già questa mattina Fontana aveva lasciato intendere di essere favorevole a una stretta ancora più importante di quella imposta con la zona arancione sabato sera, estesa poi ieri a tutta Italia. La palla passa ora al Governo, che potrebbe decidere di avvallare la richiesta della Regione già in queste ore, mentre già decine di esercenti della Bassa bergamasca come di tutta la Lombardia stanno autonomamente decidendo di abbassare le serrande.

Le immagini che vedete sopra sono del centro storico di Romano di Lombardia, normalmente brulicante di gente, la mattina di martedì. Anche a Treviglio, ieri, la sensazione era di passeggiare in una città spettrale.

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“Le mezze misure, l’abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere questa emergenza” ha proseguito in un post su Facebook dopo l’incontro di questa mattina in video conferenza con i sindaci dei comuni capoluogo di provincia della Lombardia.

Chiudere tutto: ok dal Pd

Alla proposta di Fontana e Gallera si accoda anche il Partito democratico. “Se Gallera e Fontana ritengono che occorra irrigidire ulteriormente le restrizioni definite dal Governo, lo facciano e si muovano di conseguenza” ha detto il consigliere regionale cremasco Matteo Piloni (Pd). “Bene il confronto con i sindaci, ma basta annunci che creano solo incertezza e confusione. Sentano il presidente del Consiglio e i ministri competenti e poi adottino le misure che ritengono necessarie. Non mancherà certo il nostro sostegno. La situazione è seria e già molte attività, in autonomia, stanno decidendo di chiudere e limitare fortemente la propria attività. Il confronto va fatto nelle sedi istituzionali e le decisioni vanno prese, non annunciate. Ora è il momento di fermarsi. Poi ci sarà il tempo di ripartire. Lo dobbiamo anche ai nostri Ospedali, che ormai non ce la fanno più”.

Cassa integrazione in deroga e Integrazione salari estesi

“È ora fondamentale, come prevede di fare il Governo, che si estendano la Cassa Integrazione in deroga e il Fondo Integrazione Salari anche alle piccole imprese, agli artigiani e alle filiere specifiche più colpite dall’emergenza, e che si preveda un sostegno economico per i lavoratori autonomi. Per le imprese ci dovrà essere la sospensione dei mutui con garanzia pubblica, così come per le famiglie, a cui occorre anche garantire i congedi parentali” conclude Piloni.

La situazione a Crema e Cremona

Intanto gli ospedali di Cremona e Crema sono  al collasso.  “Continuano ad arrivare nuovi pazienti, anche da altri territori, non ci sono più posti letto e molti reparti sono stati convertiti e dedicati all’emergenza Covid-19, mancano presidi essenziali come i ventilatori e l’ossigeno, manca il personale e quello che c’è è esausto” continua Piloni.

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