La comunità della frazione Geromina, tanti amici stretti in un forte cordoglio hanno dato l’ultimo saluto a Stefano Legramandi stamattina, giovedì, nella chiesa della frazione, gremita. Sull’altare fiori bianchi per il 40enne, una “colonna” del volontariato, e fuori ad attendere il feretro c’erano anche i tifosi della “Curva Pisani” dell’Atalanta, squadra del cuore di Stefano, che lo hanno salutato con striscioni, fumogeni e un lungo applauso.
L’ultimo, commosso, saluto a Stefano Legramandi
Un forte dolore per la morte di un “giovane uomo” per tutta la comunità della Geromina che stamattina si è radunata nella chiesa della frazione di Treviglio per dare l’ultimo commosso saluto a Stefano Legramandi, stroncato a soli 40 anni da un malore che lo ha colpito lunedì mentre si trovava in casa. Stretti nel cordoglio di mamma Rosa, papà Mario, del fratello Marco e di tutti i parenti, amici e conoscenti hanno gremito i banchi della chiesa. Sull’altare mazzi di fiori bianchi e dal pulpito è toccato a don Stefano Gustamacchia trovare le parole di conforto in un momento di grande dolore, affidandosi anche alla Parola del Vangelo.

“Io ho conosciuto Stefano appena arrivato qui in Geromina. Io arrivavo e lui, insieme agli amici della Festa delle Geromina, era in cucina. Poi, piano piano, in questi anni l’ho conosciuto personalmente stando anch’io in cucina a servire, a cucinare. Una cosa che mi piace fare e allo stesso tempo permette di sciogliere un po’ quei nodi che ci sono tra il prete e i suoi parrocchiani – ha raccontato nell’omelia il sacerdote -. Quando ci si mette al servizio le cose cambiano. Quando si fanno andare le mani, e Stefano era uno davvero capace di lavorare, la situazione cambia. La relazione diventa semplice, schietta e molto sincera. E in Stefano ho scoperto una persona che è stata capace di vivere questa Parola che abbiamo ascoltato. Si vive per la gioia, si vive per gli amici, nel senso più bello e più profondo del termine. Stefano ha saputo andare in profondità nelle cose, nei rapporti con le persone e cercare il meglio nel proprio lavoro, nel proprio stile di vita attraverso il quotidiano fatto di ricerca, fatto di lavoro, fatto di un servizio alla nostra comunità, silenzioso, ma allo stesso tempo capace di dare il meglio. Una lavoro bello, un lavoro vero e per questo ringrazio il Signore di aver conosciuto una persona capace”.
Don Stefano ha poi ricordato le molte passioni del 40enne: tra tutte il tifo per l’Atalanta e le amate montagne.
“Stefano è stato un giovane uomo capace di guardare al meglio e al bello. Ho sempre visto in Stefano una persona vera nel sorriso, che è stato capace di insegnarci che bisogna sorridere alla vita, con la vita e per la vita. Tutto questo, in qualche modo, è quello che abbiamo ascoltato nel Vangelo. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo. Se invece muore produce molto frutto”. E Stefano questa parola è stato capace di viverla proprio attraverso la sua vita e, mentre salutiamo Stefano, vogliamo incidere questa pagina del Vangelo nel cuore”.
Fumogeni, striscioni e un lungo applauso dagli amici della Curva
Fuori dalla chiesa, sul sagrato prima di accompagnare il feretro al cimitero, gli amici atalantini hanno dedicato a Stefano lo striscione “Ciao Biondo”, esposto anche martedì allo stadio durante la partita contro il Bayern Monaco, un bandierone con il motto “… Prima gli amici…”, lo stesso della sciarpa appoggiata nella bara per lui. Poi, tra gli applausi, hanno acceso fumogeni rossi e intonato un coro come ultimo saluto all’amico scomparso. Troppo presto.
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I funerali di Stefano Legramandi in Geromina