Cronaca

Femminicidio Yana Malaiko, al via l’appello a Brescia: al centro la premeditazione

Accusa e parte civile chiedono l’ergastolo per Dumitru Stratan, già condannato a 20 anni in primo grado.

Femminicidio Yana Malaiko, al via l’appello a Brescia: al centro la premeditazione

Si aprirà mercoledì 25 marzo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia il processo di secondo grado per il femminicidio di Yana Malaiko, la giovane uccisa nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere. Imputato è Dumitru Stratan, 36 anni, ex fidanzato della vittima, già condannato in primo grado a 20 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Il caso e la ricostruzione dei fatti

Si aprirà mercoledì 25 marzo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Brescia il processo di secondo grado per il femminicidio di Yana Malaiko, la giovane uccisa nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 a Castiglione delle Stiviere. Imputato è Dumitru Stratan, 36 anni, ex fidanzato della vittima, già condannato in primo grado a 20 anni di reclusione per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini e del processo, la donna aveva accettato di incontrare l’uomo dopo che questi le aveva promesso di restituirle il cagnolino. L’incontro sarebbe avvenuto in un appartamento del cosiddetto “grattacielo” di piazzale Resistenza, dove Stratan avrebbe colpito la giovane ripetutamente al volto e al capo. Dopo l’omicidio, il corpo fu nascosto in una valigia e trasportato in una zona isolata tra Castiglione e Lonato, dove venne occultato sotto legna e foglie. Il cadavere fu ritrovato il 1° febbraio. L’autopsia stabilì come causa della morte un’asfissia meccanica violenta, accompagnata da lesioni multiple.

Sentenza di primo grado e i motivi dell’appello

Il procedimento arriva in appello dopo la sentenza emessa il 6 marzo 2025 dalla Corte d’Assise di Mantova. I giudici avevano riconosciuto la responsabilità dell’imputato per omicidio volontario e occultamento di cadavere, escludendo però l’aggravante della premeditazione.
Una scelta che ha inciso in modo significativo sulla pena, permettendo la riduzione prevista dal rito abbreviato. Contro questa decisione hanno presentato ricorso sia la Procura di Mantova sia la parte civile, rappresentata dall’avvocato Angelo Lino Murtas. Anche la difesa dell’imputato, affidata agli avvocati Domenico Grande Aracri e Gregorio Viscomi, ha impugnato la sentenza, seppur con obiettivi opposti.

Le posizioni delle parti e l’attesa per il processo

Nel giudizio d’appello, accusa e parte civile punteranno sul riconoscimento della premeditazione, ritenuta elemento centrale nella dinamica del delitto. Secondo questa ricostruzione, Stratan avrebbe maturato in anticipo la volontà di uccidere la vittima, già oggetto di minacce, agendo poi con piena consapevolezza durante l’aggressione. Viene inoltre contestata la versione difensiva secondo cui le lesioni sarebbero il risultato di pochi colpi e di tentativi di rianimazione: per l’accusa, la violenza esercitata sarebbe stata invece prolungata e intenzionale fino alla morte. Anche l’occultamento del corpo, nascosto in una valigia, viene interpretato come segno di lucidità e volontà di eludere le responsabilità. L’obiettivo dichiarato è ottenere una condanna all’ergastolo. Di segno opposto la linea difensiva, che mira almeno alla conferma della sentenza di primo grado e della riduzione di pena, non escludendo la possibilità di sostenere una diversa qualificazione del reato, fino all’ipotesi di omicidio preterintenzionale. Intanto, il padre della vittima, Oleksandr Malaiko, ha rivolto un appello pubblico alla cittadinanza affinché partecipi alle udienze: un invito a sostenere la famiglia e a ribadire, attraverso la presenza in aula, la richiesta di giustizia per Yana.