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Febbraio, il mese degli innamorati… ma quando l’amore finisce? In Italia si divorzia sempre di più

Legalizzato solo dal 1970, è ormai diventato sempre più frequente nelle famiglie italiane: dal 2015 la popolazione divorziata è cresciuta del 59%

Febbraio, il mese degli innamorati… ma quando l’amore finisce? In Italia si divorzia sempre di più

di Beatrice Leoni

Mentre la festa di San Valentino, che si celebra annualmente il 14 febbraio, continua a diffondere l’ideale di un amore romantico, i dati suggeriscono una realtà che si pone in contrasto con questa visuale, completamente differente e ben più articolata. Si parla di divorzio, che in Italia, non è più un evento irrilevante.

Dal 2015 i divorziati sono aumentati del 59%

Legalizzato solo dal 1970, è ormai diventato sempre più frequente nelle famiglie italiane: dal 2015 la popolazione divorziata è cresciuta del 59%, passando da 1,37 milioni a 2,18 milioni di persone nel 2024. L’aumento è rimasto costante anno dopo anno con incrementi annuali oscillanti tra il 4% e il 5%. Un rallentamento si è verificato durante il periodo del Covid-19. Il tutto descrive un fenomeno che riflette l’evoluzione delle relazioni e delle dinamiche di coppia nel nostro Paese.

La Lombardia guida la classifica

Ma in quali regioni si divorzia maggiormente? La risposta a questo quesito arriva da un recente studio condotto da UnoBravo su psicologi praticanti. La ricerca, interamente basata su un sondaggio e sulla combinazione delle misure ISTAT e Statista, ha analizzato le tendenze delle rotture in Italia relative al periodo dal 2015 al 2024. I risultati ottenuti mostrano con chiarezza che, i tassi di divorzio in Lombardia, sono tra i più alti in Italia. Questa presenta infatti 413 rotture ogni 10.000 persone, preceduta però, dalle regioni settentrionali che registrano i valori pro capite più elevati, con la Valle d’Aosta in cima alla classifica (573 divorzi), seguita da Liguria (494), Emilia-Romagna (453) e Friuli Venezia Giulia (426). Ancora poi il Piemonte con 411 dissidi. Basilicata, Molise e Puglia risultano le regioni con i più bassi tassi (meno di 260).

Tempo di bilanci… si divorzia a gennaio

Oltre a questa indagine, sono state esaminate e delineate sia le diverse modalità di separazione per poter comprendere al meglio l’impatto emotivo che forniscono i divorzi conflittuali, sia le cliniche osservazioni sullo stress emotivo, sulle motivazioni e sui periodi critici per le molteplici coppie. In particolar modo, il mese di gennaio, è stato considerato il più arduo per i partner, addirittura in grado di fornire risposte alla costante crescita dei divorzi in Italia. Con l’inizio dell’anno, infatti, si fondono nuovi bilanci personali e vengono rivalutate le proprie priorità e il benessere emotivo stesso, fattori che portano a mutamenti relazionali. Un rilevamento condotto da UnoBravo, evidenzia che il 53% dei professionisti affronta in seduta, all’inizio dell’anno, riguardo questioni legate al miglioramento delle relazioni o alla gestione dei conflitti. Se da un lato questa spinta può favorire cambiamenti positivi, dall’altro può portare a una maggiore consapevolezza di criticità irrisolte, che in alcuni casi sfociano nella decisione di separarsi.

Separazioni consensuali

Nell’ ambito delle procedure di divorzio, il territorio lombardo, nonostante gli importanti tassi di divorzialità, mostra che la maggior parte delle separazioni avviene in modo consensuale, modalità considerata meno traumatica dal punto di vista emotivo. Le procedure consensuali in tribunale (4.813) e soprattutto quelle semplificate presso lo stato civile (4.059) superano nettamente i divorzi giudiziali (2.998), questi associati a situazioni più difficoltose. Fondamentale anche il ricorso alla negoziazione assistita da avvocati (982 casi), una formula che consente di evitare l’aula di tribunale mantenendo però un supporto legale strutturato.

Il tutto fa intendere come, in questa regione, si stia cercando al massimo di ridurre il conflitto con l’utilizzo di differenti accordi. Da non trascurare però, il numero ancora elevato di procedimenti giudiziali, con cui l’atto di separazione resta stressante e complesso. È stato poi sottolineato come il 58% dei divorziati siano donne, oltre 1,27 milioni a livello nazionale rispetto ai 908.000 uomini. Questa è una tendenza che gli studiosi collegano ad una differenza nei tassi di nuove nozze, alle maggiori aspettative di vita e alle dinamiche sociali più ampie. Ancora gli esperti: quasi tre divorzi su dieci sono di tipo giudiziale (non si raggiunge dunque un accordo pacifico).

Nel 2023 ben 80mila divorzi

Nel 2023 in Italia sono stati registrati quasi 80.000 divorzi. La maggioranza si è conclusa in modo consensuale, ma circa il 29% è stata di tipo giudiziale. Secondo gli psicologi di UnoBravo, questi ultimi divorzi, sono spesso associati a maggiore stress emotivo, conflitti prolungati e a un impatto più negativo sulla serenità psicologica. Tuttavia, anche nelle separazioni consensuali, il carico sensitivo può restare considerevole, soprattutto in presenza di figli, difficoltà economiche o propensione alla separazione. Il divorzio non va letto come un fallimento personale, ma come una transizione relazionale complessa.

Il rischio maggiore per la salute psicologica non deriva dalla separazione in sé, quanto dal prolungamento del conflitto, dell’interruzione della comunicazione e dal sopportamento della situazione ricca di sofferenza. Per questo, accanto agli aspetti legali, gli psicologi raccomandano di prestare attenzione al benessere emotivo, valutando percorsi di terapia di coppia che aiuta ad affrontare il cambiamento in maniera più consapevole. Essenziali i consigli per superare al meglio le situazioni di divorzio: mantenere una comunicazione rispettosa (soprattutto in presenza di figli o responsabilità condivise), coltivare un solido supporto sociale (aiuta a non sentirsi isolati), creare nuove routine quotidiane e rivolgersi ad un adeguato supporto psicologico (un terapeuta aiuta a elaborare le emozioni e a prendere decisioni con maggiore lucidità senza la presenza di tensioni).