Cronaca

Doppio lutto in città: addio all’impiegato comunale Cavalli e al fotografo Mandelli

Due vere e proprie istituzioni per la comunità, che hanno condiviso lo stesso giorno per l'estremo saluto nella chiesa parrocchiale

Doppio lutto in città: addio all’impiegato comunale Cavalli e al fotografo Mandelli

Una mattinata velata di profonda tristezza quella di oggi, lunedì 31 agosto, a Caravaggio, perché la comunità ha detto addio a ben due colonne della città: l’impiegato comunale Giovanni (Gianni) Cavalli, rimasto in Municipio 40 anni, ed Enrico Mandelli (Mandèl), storico fotografo.

Gianni Cavalli: una vita da impiegato con ironia

Difficile non conoscere Gianni a Caravaggio, 40 anni tondi tondi vissuti in Municipio, quasi tutti trascorsi nell’area Commercio-Attività produttive (Suap). Un vero e proprio punto di riferimento per la comunità, soprattutto per gli esercenti, sempre alle prese con nuove normative e scartoffie varie. E lui, col suo sorriso e i suoi occhi vispissimi, sapeva sdrammatizzare, la battuta non mancava mai. Cinque anni fa era arrivata la meritata pensione e lo si vedeva in sella alla sua bici per le strade del centro o al bar della Bcc a fare quattro chiacchiere con gli amici e gli ex colleghi. Poi il buio, all’improvviso: la scoperta di un problema al fegato e le prime cure. Fino all’ultimo è rimasta accesa la speranza di un trapianto, che però non è arrivato in tempo. Gianni si è spento venerdì 28 agosto a 67 anni. Lascia la moglie Luisella.

“Lui non era il tipo da sottoporsi a troppi controlli ma due anni fa è emerso che aveva il fegato in disordine – ha raccontato il fratello Carlo – quindi ha cominciato a curarsi al Papa Giovanni XXIII di Bergamo e, dopo numerose visite, alla fine era entrato in lista per un trapianto. Purtroppo però la situazione è precipitata ed è stato ricoverato all’ospedale di Treviglio, dove in sala operatoria ha avuto un arresto cardiaco. Non dava a vedere nulla ma nell’ultimo periodo l’ho visto stanco: non ne voleva più sapere di esami e quant’altro però, da fratello maggiore, lo forzavo un po’ e così pur protestando mi dava retta e faceva quel che doveva. Gianni aveva consapevolezza della malattia ma l’ha affrontata con la speranza del trapianto. Come famiglia vogliamo ringraziare il personale sanitario sia di Bergamo che di Treviglio, per la professionalità e la preparazione che ha dimostrato”.

Un grazie è arrivato anche ai tanti caravaggini che hanno espresso il loro cordoglio ai familiari, passando per un ultimo saluto allo storico impiegato comunale scomparso troppo presto.

 “Le visite sono state innumerevoli e tutti lo hanno ricordato per la sua ironia, che in famiglia tuttavia non era così accentuata – ha concluso – Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato al nostro dolore”.

Al funerale, celebrato questa mattina alle 9.30, nell’omelia il parroco monsignor Giansante Fusar Imperatore ha ricordato il calvario di Gianni usando parole di consolazione.

“Ha portato la sua croce fino in fondo – ha esordito – Quando la morte porta via una persona cara solleva dentro di noi degli interrogativi… ancora di più quando arriva accompagnata sa sofferenza e tribolazioni. Ma la morte altro non è altro che il compimento di ciò che è stato promesso nel momento del battesimo in cui siamo stati uniti a quella di Cristo, è il completamento della nostra vita. Oggi non si tratta di elogiare le virtù o le qualità del nostro fratello o mettere in campo le opere buone che ha compiuto: il Signore le conosce e le sa ricompensare molto meglio di noi, si tratta di prendere consapevolezza di una verità. Se la morte ci toglie il nostro modo quotidiano di comunicare con Gianni, rivela anche per lui la pienezza della vita che si compie insieme alla vita di Gesù che, essendo risorto, non muore più”.

Concluso il rito funebre, a cui tra gli altri hanno partecipato l’ex vicesindaco Luca Botti e l’ex segretario comunale Benedetto Passarello, il feretro ha proseguito il suo viaggio verso il tempio crematorio.

Doppio lutto

Enrico Mandelli: il fotografo amico di tutti

Un uomo eclettico Mandèl, come lo chiamavano in città, si era innamorato della fotografia negli anni ’70 e aveva aperto uno studio nei pressi di piazza Garibaldi, poi trasferito in Porta Prata e chiuso una ventina d’anni fa. Aveva scoperto l’informatica e si era inventato programmatore, partendo da zero. Proverbiali le sue barzellette e le sue sigarette, immenso il suo archivio fotografico: forse un migliaio solo i matrimoni che aveva immortalato.

“La famiglia era originaria di Cassano ma poi è arrivata in pianta stabile qui a Caravaggio, dove possedeva una ditta di ceramiche – hanno raccontato le figlie Clara e Flavia – C’era un’attitudine all’arte, alcuni zii dipingevano queste ceramiche, uno amava la fotografia e nostro padre ne ha fatto poi una professione. Era anche appassionato di musica, leggeva fino a notte fonda, si interessava di tantissime cose, era un uomo davvero eclettico, dalla mente aperta, allegro e spensierato, a cui piaceva scherzare con tutti. Sono venuti in tantissimi a fargli visita e ci hanno raccontato una miriade di aneddoti incredibili, un grande affetto che lo ha circondato anche ai suoi funerali. Ringraziamo tutti di cuore”.

Lo conosceva anche Gianni Cavalli, erano amici, e oggi gli ha “ceduto” il posto nella Parrocchiale, dove  sempre il parroco ha celebrato anche il funerale di Mandelli, alle 10.45.

“A papà volevano bene tante persone, era amico di tutti come abbiamo voluto fosse scritto sul retro della sua immaginetta – hanno chiosato le figlie – Soffriva di problemi polmonari da tempo ed era ricoverato da una decina di giorni all’ospedale di Treviglio dove è mancato venerdì in seguito a una complicazione cardiocircolatoria. Sapeva delle sue condizioni, ha affrontato tutto ma alla fine era stanco, anche se non ha mai perso il suo sorriso”.

Si è spento a 88 anni Mandèl, avrebbe festeggiato i 60 anni di matrimonio con la sua Renata il prossimo 3 settembre. A porgere l’estremo omaggio molti colleghi, tra cui Gianfranco Tadini, che per 25 anni ha lavorato con lui fianco a fianco.

“Esprimiamo la gratitudine a Dio per la sua presenza e per quello che ha fatto in mezzo a noi, oltre che la vicinanza ai familiari – ha affermato monsignor Fusar Imperatore nell’omelia – la sofferenza condivisa pesa un po’ di meno. A Dio possiamo con fiducia presentare il nostro fratello Enrico perché possa riconoscerne i meriti e portare a compimento le promesse di salvezza nei suoi confronti”.

Doppio lutto

Il ricordo delle nipoti sull’altare

Prima del termine della cerimonia religiosa, a salire sull’altare sono state anche le nipoti Alice e Penelope, insieme alla figlia Flavia.

“Vogliamo ringraziarti perché ci ha cresciute con tanto amore e altrettanta saggezza – hanno detto le ragazze rivolgendosi al nonno – e soprattutto ringraziare le centinaia di persone che sono passate per salutare in questi giorni. Ognuno di voi ci ha raccontato tantissimi aneddoti… se dovessimo descriverli tutti ne verrebbe fuori un libro e siamo sicuri che il nonno si divertirebbe tantissimo a leggerlo. I nonni sono stati davvero fortunati ad avere una schiera infinita di amici e di persone che hanno voluto loro bene, e chissà quanto sarebbe contento il nonno oggi vedendo così tante belle donne… Tutti voi l’avete conosciuto e quindi sapete qual è una delle cose più belle che ci ha insegnato: prendere la vita con allegria e leggerezza, senza prendersi troppo sul serio. E, soprattutto, sapendosi prendere in giro. E’ proprio questo che dobbiamo fare per ricordarlo al meglio: sorridere, ridere e continuare a prendere la vita con quella leggerezza che lui ci ha insegnato”.

Una di loro ha poi aggiunto scherzosamente: “Vorrei concludere con una battuta che direbbe sicuramente il nonno ma non posso, quindi… andate in pace”.

La figlia Flavia non è invece riuscita a trattenere le lacrime.

“Ti ascoltavo, ti osservavo e ti vedevo sempre concentrato sul dare, mai sul ricevere – ha detto con la voce rotta dal pianto – sull’essere e mai sull’avere. Questo è uno dei tantissimi insegnamenti importanti che mi avete dato tu e la mamma. E devo dire che anche questa volta avevi ragione… te lo dicevo sempre: ‘Possibile che tu abbia sempre ragione?’ Perché è vero, l’amore torna, torna sempre ed è tornato anche questa volta, come un’onda che ci ha travolto in questi giorni: forte, delicata ma persistente, la porterò sempre con me insieme a te. Grazie davvero a tutti da parte nostra. Papà adesso vai, vola e, soprattutto, quando scoprirai cose nuove tienici aggiornati, voglio saperle tutte”.

Doppio lutto
Le nipoti e la figlia di Enrico Mandelli sull’altare

Al termine il feretro si è diretto al tempio crematorio.