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Don Elia Bellebono, il paese ricorda il sacerdote calzolaio

Domenica la commemorazione alla "All Tub" a Cividate al Piano.

Don Elia Bellebono, il paese ricorda il sacerdote calzolaio
Romanese, 29 Agosto 2018 ore 15:21

Don Elia Bellebono, domenica la commemorazione a Cividate al Piano a ventidue anni dalla scomparsa.

Don Elia Bellebono, il ricordo

Cividate ricorda don Elia, sacerdote calzolaio, a ventidue anni dalla scomparsa. Domenica il paese si ferma per onorare il fondatore del Sacro Cuore di Urbino. Alle 10.30 recita del rosario al cimitero, alle 11.30 celebrazione della messa alla cappella del Sacro Cuore nello stabilimento «All Tub». Ingresso in via Indipendenza. In caso di maltempo la messa sarà celebrata nella chiesa parrocchiale. Si chiude il ricordo con un pranzo conviviale in oratorio alle 13.

Apprendista calzolaio

Elia Bellebono nacque a Cividate nel 1912, penultimo figlio di una famiglia molto numerosa e molto povera, ma ricca di fede. Fu in particolare la madre, donna devotissima, a crescere ed educare Elia e i suoi fratelli secondo i principi cristiani che le erano particolarmente cari. Dopo la terza elementare, a meno di 10 anni, il piccolo Elia abbandonò gli studi per aiutare e sostenere economicamente la famiglia, entrando come apprendista nella bottega di un calzolaio, mestiere che suo padre e suo nonno avevano svolto prima di lui.

L'ordinazione a 65 anni

Ma gli insegnamenti della madre non cessano di guidare la vita del giovane artigiano che, a 28 anni, decide di entrare nel noviziato dei Gesuiti. Dovranno passare però ancora più di 30 anni prima che Elia Bellebono, che nulla aveva mai studiato di teologia, e che aveva avuto appena il tempo di imparare a leggere e a scrivere prima di dover iniziare a lavorare per contribuire al magro bilancio familiare, riceva una speciale dispensa da papa Paolo VI che gli consentirà, all’età di 65 anni, di essere ordinato sacerdote a Roma dal cardinale Pietro Palazzini.

Vita in convento

Dopo l’ordinazione sacerdotale don Elia fu mandato a risiedere all'eremo di Monte Giove nelle Marche, sede del convento dei Monaci Camaldolesi. Una vita straordinaria, che è stata di ispirazione anche per due libri, opera di un sacerdote gesuita e di un salesiano.

La scomparsa nel 1996

È il 2 settembre del 1996 quando don Elia, provato da una lunga malattia, si spegne nella sua cella dell'Eremo di Monte Giove. Il suo corpo viene portato a Cividate e, dopo i funerali, viene sepolto nella cappella dei sacerdoti al cimitero del paese, in attesa di essere un giorno traslato nella cripta del santuario di Urbino.

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