Cronaca

Disastro ferroviaro: "Non accertate carenze nel sistema di gestione della sicurezza"

Le motivazioni della sentenza non convincono i familiari delle vittime e i passeggeri superstiti

Disastro ferroviaro: "Non accertate carenze nel sistema di gestione della sicurezza"
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Rese note le motivazioni della sentenza del processo sul disastro ferroviario di Pioltello in cui morirono due donne di Caravaggio e una di Capralba, che ha visto assolti sette imputati su otto. Delusi i familiari delle vittime e i passeggeri sopravvissuti alla tragedia avvenuta nel 2018.

Un disastro ferroviario in cui morirono tre donne

Il processo non ha "consentito di accertare, al di là di ogni dubbio ragionevole, le ipotizzate carenze nel sistema di gestione della sicurezza ferroviaria imputate" all’ex amministratore delegato di Rfi Maurizio Gentile "alla luce del suo ruolo e delle sue prerogative all’interno di Rfi". È il succo delle motivazioni in ordine alla sentenza emessa dal Tribunale di Milano che ha assolto sette imputati su otto per il deragliamento del treno regionale 10452 di Trenord Cremona-Milano Porta Garibaldi la mattina del 25 gennaio 2018 a Pioltello, ma non convincono. A sollevare il proprio disappunto sono alcuni dei protagonisti, loro malgrado, della tragedia che ha strappato a Caravaggio Ida Maddalena Milanesi e Pierangela Tadini e a Capralba Alessandra Giuseppina Pirri, oltre ad aver causato il ferimento di un altro centinaio di passeggeri. Per i giudici a causare il deragliamento fu la rottura di un giunto malmesso, uno spezzone di rotaia di 23 centimetri, all’altezza del chilometro 13+400 della linea Milano-Venezia, non altro.

La sentenza

I giudici il 25 febbraio scorso hanno emesso solo una condanna a cinque anni e tre mesi - oltre a un risarcimento di oltre un 1,1 milione euro a favore delle 45 parti civili e 50mila euro al sindacato Filt-Cgil - per Marco Albanesi, ex responsabile dell’unità di Brescia di Rete ferroviaria italiana (Rfi): disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose i capi di imputazione a suo carico. Per gli altri dirigenti dell’azienda e per la società stessa sono invece cadute le accuse di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo, lesioni colpose e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e gli imputati - ex dirigenti, dipendenti e tecnici di Rete ferroviaria italiana - sono stati assolti "per non aver commesso il fatto".

Le motivazioni

Per i giudici la strage è in sostanza dovuta solo alla rottura del giunto usurato, problema segnalato dagli operatori per cui "Albanesi aveva effettiva conoscenza delle condizioni del giunto che si trovava nel territorio di sua competenza - si legge - e, nonostante ciò, ha lasciato che, dopo la posa dei giunti nuovi da destinare alla sostituzione del giunto rotto e di quello gemello, non si passasse alla fase dell’effettiva sostituzione, consentendo che le sue condizioni andassero peggiorando fino al collasso del giorno del disastro". Mentre gli altri manager e l’ex amministratore delegato si deduce che non potevano sapere perché manca un rapporto causa-effetto "fra l’omissione delle cautele individuate nell’imputazione a carico di Gentile e l’evento da cui discende l’esistenza del reato di disastro ferroviario", né sono provate "condotte commissive o omissive" in base agli "effettivi flussi informativi" di cui disponevano. Conclusioni diametralmente opposte alle considerazioni dei sostituti procuratori Maura Ripamonti e Leonardo Lesti che avevano chiesto cinque condanne, tra cui otto anni e quattro mesi per Gentile e per l’ex direttore di produzione Umberto Lebruto. Per Vincenzo Macello, ex direttore territoriale della Lombardia, erano stati invece chiesti sette anni e dieci mesi, mentre per Andrea Guerini e Albanesi sei anni e dieci mesi. Per Rfi era stata proposta una sanzione pecuniaria di 900mila euro. Secondo l’accusa l’incidente fu causato da una serie di "omissioni" nella manutenzione e nella sicurezza, "scelte riconducibili alla cosiddetta Alta direzione della società", e quindi "attribuibili direttamente ai suoi vertici". La Procura infatti aveva parlato "di una politica della sicurezza in Rfi del tutto inadeguata, sul piano degli investimenti, su quello dello stanziamento di risorse umane e materiali congrue, e, infine, sul piano della formazione del personale preposto alla manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria".

Ora valuterà se ricorrere in appello. Da assolvere invece, anche per i pm, Moreno Bucciantini, Ivo Rebai e Marco Galliani.

La delusione dei parenti delle vittime e i sopravvissuti

Tra i familiari delle tre vittime e i superstiti di quella maledetta mattina ci sono il marito di Ida Milanesi, Marco Tagliaferri, e Ferdinando Galli. Entrambi delusi dalle motivazioni perché, se è vero che qualcuno può sbagliare, ci dovrebbe essere anche un sistema di controlli che in ogni azienda passa proprio dalle figure apicali.

"Non ho ancora le motivazioni integrali, me le faranno avere, forse, la settimana prossima - ha esordito Tagliaferri - So solo quello che ho letto sui giornali. Comunque penso che, se ci sono stati un errore e una negligenza, la responsabilità sia a tutti i livelli, soprattutto a quelli più alti, di chi dovrebbe assicurarsi che non ci siano falle nel sistema di gestione della sicurezza".

"Da quello che ho appreso dalla stampa posso solo dire che ho dentro tanta rabbia - ha affermato Galli - è stata un’esperienza dura, porto ancora dentro le immagini di quella mattina, del sangue che avevo addosso e di una delle donne morte... sento ancora il silenzio dopo il deragliamento e le urla pochi secondi dopo... Non sono più la stessa persona di prima. Ora mi sento demoralizzato, sono 35 anni che viaggio, ne ho viste di tutti i colori, e ho la sensazione che tutte segnalazioni fatte sui disservizi si siano come dissolte. A essere condannato è solo l’ultimo anello della catena, eppure ci dovrebbe essere un sistema di monitoraggio e procedure di controllo, ogni azienda si dà un piano di sicurezza e per ogni step ci deve essere un responsabile. Non capisco. Ognuno deve fare bene il suo lavoro, solo così si migliorano le cose. Io comunque terrei molto più d’occhio i subappalti e, viste le condizioni delle stazioni, c’è molto da fare per potenziare il trasporto pubblico e lasciare a casa l’auto".