Il caso

Cimitero di Treviglio, licenziati e con tre mesi di stipendi arretrati: “Non ci danno neanche l’assegno di disoccupazione”

La protesta di due ex dipendenti dell’azienda di Saviano (Na) che aveva in appalto la gestione del camposanto di via Crippa

Cimitero di Treviglio, licenziati e con tre mesi di stipendi arretrati:  “Non ci danno neanche l’assegno di disoccupazione”

Sono stati licenziati e devono anche incassare alcuni stipendi. Ma oltre il danno c’è pure la beffa: per un inghippo burocratico non possono nemmeno percepire l’assegno di disoccupazione. E’ stato il brutto regalo di Natale per Michele Di Benedetto, 63enne di Mozzanica, e Francesco Monticelli, 51enne di Treviglio. Entrambi erano dipendenti della “Sant’Elena Service Group Srl”, azienda di Saviano (Na) a cui il Comune di Treviglio qualche anno fa aveva affidato il servizio di gestione del cimitero.

Licenziati a novembre

Un incarico, quello della Sant’Elena, terminato proprio a dicembre 2025, che ha però lasciato non pochi strascichi.

“I guai sono cominciati in estate – hanno raccontato i due ex dipendenti (nella foto di copertina) – quando non ci sono stati pagati gli stipendi di luglio e agosto. Abbiamo atteso e chiesto più volte ai titolari di ricevere il dovuto, ma alla fine abbiamo dovuto rivolgerci ai sindacati per avere supporto”.

Nel frattempo, verso la fine di ottobre, la gran parte delle mansioni (cura del verde, manutenzioni, pulizie, etc…) sono state trasferite ad altra azienda, mentre in capo alla “Sant’Elena” sono rimasti solo i servizi funebri.

“Evidentemente il fatto che ci siamo rivolti ai sindacati non è però piaciuto – hanno proseguito Di Domenico e Monticelli – Tanto è vero che il 4 novembre ci è stata recapitata una lettera in cui ci informavano che saremmo stati licenziati e che il 22 dello stesso mese sarebbe stato il nostro ultimo giorno di lavoro”.

Niente assegno di disoccupazione

Nella missiva veniva spiegato che “a seguito della cessazione dell’appalto relativo al cimitero di Treviglio, siamo costretti a procedere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Purtroppo, la perdita della suddetta commessa ha reso impossibile il mantenimento del posto di lavoro attualmente ricoperto, in quanto non vi è più la possibilità materiale economica e organizzativa per continuare a garantire il suo impegno presso la nostra azienda”. Nella lettera veniva anche specificato che era stato fatto tutto il possibile anche per un diverso ricollocamento in altre postazioni o sedi, con eventuali mansioni diverse.

«Il problema – ha sottolineato Di Benedetto, che fa parte delle ‘categorie protette’ – è che non solo non ci hanno versato le spettanze ancora dovute, come loro stessi hanno precisato nella lettera, ma il licenziamento non risulta agli atti e quindi non possiamo nemmeno percepire l’assegno di disoccupazione. Praticamente è da settembre che non abbiamo entrate”.

Il sindaco: “Situazione spiacevole”

Il Comune di Treviglio si è infatti fatto carico dello stipendio di luglio 2025 e della “quattordicesima”, mentre l’azienda ha saldato il mese di agosto. All’appello mancano però le mensilità di settembre, ottobre e novembre.

“Il Comune ha detto che farà le dovute verifiche e poi eventualmente ce le verserà – hanno chiarito i due operai – Ma sono passate diverse settimane e non abbiamo ancora visto niente”.

Il sindaco di Treviglio Juri Imeri

“Come ampiamente agli atti, il Comune è intervenuto – e tempestivamente – già una prima volta – ha chiarito il sindaco Juri Imeri – Rispetto all’ulteriore richiesta sono in corso le doverose verifiche sulla opportunità e necessità dell’intervento sostitutivo e, in caso di esito positivo, sui conteggi relativi. L’azienda peraltro ha dichiarato che salderà i compensi a gennaio. Da quanto mi risulta gli uffici, in raccordo con l’avvocatura, stanno correttamente operando nell’ambito di una situazione spiacevole che speriamo si risolva presto”.