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Calendario dei Carabinieri 2021, un omaggio a Dante, ma anche alla Val Seriana

Due pagine del calendario saranno dedicate a due luoghi simbolo della Bergamasca: la val Seriana e val Brembana

Calendario dei Carabinieri 2021, un omaggio a Dante, ma anche alla Val Seriana
Bergamo e hinterland, 14 Novembre 2020 ore 13:16

I Carabinieri presentano il Calendario Storico e l’Agenda Storica 2021. Dante, Pinocchio e l’Arma dei Carabinieri: una sintesi dell’Italia. I mesi di ottobre e dicembre però sono dedicati a Bergamo in particolare alla Val Seriana e alla Val Brembana.

Calendario dei Carabinieri 2021, un omaggio a Dante

Le misure connesse al contenimento della pandemia non hanno permesso quest’anno di presentare il Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri ed.2021 nell’ambito della consueta manifestazione. Tuttavia questa mattina a Roma il Comandante Generale, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, ha voluto svelare al pubblico in videocollegamento l’ormai atteso prodotto editoriale, accompagnato da coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera: il professor Aldo Onorati e lo scrittore Valerio Massimo Manfredi, con il giornalista Aldo Cazzullo a tenere le fila del racconto, che celebra uno dei massimi simboli italiani, Dante Alighieri, di cui ricorre il settecentenario della scomparsa.

La composizione

Per il Calendario Storico del 2021, l’Arma dei Carabinieri si è affidata alla penna di Valerio
Massimo Manfredi, cantore e custode della storia antica, e alle tavole realizzate da un
esponente della Transavanguardia italiana, Francesco Clemente. Un Maresciallo, Donato Alighieri, emblema del buon carabiniere, toscano come il Sommo Poeta, è il filo conduttore trasversale fra i dodici racconti, uno per ogni mese. Alighieri, colto fino al punto di conoscere a memoria l’intero Poema, narra di vicende verosimilmente accadute nel suo percorso di carriera e nelle diverse esperienze operative maturate, percependo le parole di Dante come fonte insostituibile d’ispirazione per coraggio, inventiva e generosità.

Il 700esimo anniversario dalla scomparsa

Le storie, ispirate da episodi di vita vissuta, e le immagini, raffiguranti simboli ed elementi
dei Carabinieri facilmente riconoscibili, si sposano e dialogano fra loro in una letteratura
mista che riporta a stili ed epoche da cui traspare lo spirito eroico del militare e la
consapevolezza di trovare anche nei gesti più piccoli il coraggio di una vita di Valore, facendo
inoltre da contrappunto alle terzine della Divina Commedia del Sommo Poeta e celebrarne il
700esimo anniversario della scomparsa. Nella forza delle parole si distinguono in modo
tangibile i livelli di cura e attenzione espressi nelle attività del narratore, così come lo spirito
di sacrificio e fedeltà del Carabiniere che veglia ogni giorno sugli altri.

Un omaggio alla Val Seriana

I mesi di ottobre e dicembre sono dedicati alla Val Seriana e Val Brembana.

La Val Seriana a ottobre è un luogo stupendo: l’aria leggera, i borghi e i masi, i
muretti di pietra, i cani pastori bergamaschi che quasi non vedono per i peli che gli
coprono tutto il muso e gli occhi. Ero stato trasferito a fare gli ultimi anni di servizio
in quel luogo meraviglioso che profuma, che vedi le cascate di gerani di fine estate
dai balconi delle case e i caffè con i vecchi che si ricordano la loro vita, quella dei
padri e dei nonni.
Ma l’autunno in montagna può essere malandrino, con quei bei pomeriggi limpidi
come i laghetti che occhieggiano tra i boschi e i prati. E il 26 del mese un tremendo
fortunale si scatenò, prese la rincorsa da tutto il nord est per poi aggredire la
bergamasca, che mai aveva visto un simile disastro con vento a duecento chilometri
l’ora. Uno dei più bei paesaggi di quel bellissimo angolo d’incanto fu devastato per
più di 40.000 ettari di boschi. I colleghi del comparto forestale, non ebbero che da
contare le spaventose perdite: 14 milioni di alberi strappati dalla terra. Peggio che
un incendio, se non che forse le creature del bosco almeno in parte si salvarono. Mai
vista una simile catastrofe.
Per guardare dall’alto quell’orrore, non potei che salire in elicottero e come ogni
volta che sono in aria ricordavo la voce del Poeta che narra il suo volo veloce in
Paradiso:

«…Tu non se’ in terra, sì come tu credi;
ma folgore, fuggendo il proprio sito,
non corse come tu ch’ad esso riedi».

Ma la natura se aiutata fa il suo corso in fretta e i nostri colleghi che avevano
compianto tante piante morte seminarono la gioia con le nuove creature della
natura.
E pure su quella immensa, distesa desolata, tornò la primavera e con essa milioni di
semi a riportar la vita, migliaia e migliaia di alberelli là dove la tempesta “Vaia” aveva
massacrato, e a vedere il rifiorire ricordai i versi:

a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io uscii fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ’l petto.

La dedica alla Val Brembana

Faceva un freddo tremendo a Dicembre nella valle coperta di neve, quando arrivò
alla nostra Stazione una signora straniera a denunciare la scomparsa della figlia che
non si era fatta viva da oltre trentasei ore. Ascoltai quello che aveva da dirmi e poi
scatenai i mei uomini a setacciare il territorio. A bordo della Land Rover di
ordinanza, correvo abbastanza veloce con alle spalle due altri mezzi, per separarci
quando fossimo arrivati nelle vicinanze della scomparsa e del suo ragazzo di cui
avevamo appena ricevuto notizia. Intanto mi colpì una tabella stradale che indicava
la direzione dei “Laghi Gemelli”. Mi volsi verso il brigadiere Ferretti: “Questa storia
non mi piace per niente. Dove avete localizzato la cella del telefonino della
ragazza?”
“Dalle parti dei Laghi Gemelli” rispose Ferretti.
“Ecco!” esclamai “Proprio la stessa cosa !”
“Che intende dire, Maresciallo?”
“E’ una vecchia storia. Nel comune vicino di Branzi c’era una ragazza di famiglia
benestante che si era innamorata di un povero pastore. Per i due innamorati non
c’era speranza: la ragazza era già fidanzata ad un ricco possidente, ma i giovani non
si erano arresi ed erano fuggiti insieme, di nascosto. Anche allora partirono le
ricerche ma i due ragazzi, che non volevano essere scoperti, scapparono e il buio
pesto fece il resto. Si misero a correre su un sentiero dirupato e precipitarono in un
burrone dove poi si sono formate due conche che la neve a primavera ha
trasformato in due laghetti gemelli.”
Proseguimmo in silenzio, preoccupati, scendeva la neve leggera sui laghetti
completamente ghiacciati. Ormai era buio e non si vedeva più niente. Spazzammo
tutta l’area con le torce elettriche e intravidi una tenda dove, rannicchiati in una
coperta di pile trovammo, un po’ intirizziti, i due ragazzi. A Natale c’è voglia di cose
buone, la buona notizia si sparse subito nella valle e mi trovai ben presto davanti ai
microfoni di una radio e questa volta fu anche troppo facile citare il sommo poeta:

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

 

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