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Bergamo e il diritto al dolore: “Servono momenti di lutto collettivo”

"L’elaborazione che stiamo chiedendo ai familiari che vedono morire un congiunto per Covid 19, è un’elaborazione solitaria in situazione di stress eccezionale".

Bergamo e il diritto al dolore: “Servono momenti di lutto collettivo”
Cronaca Bassa orientale, 30 Marzo 2020 ore 18:50

Tanti, troppi morti. E nessun funerale. Quasi ogni famiglia in alcuni Comuni della Bergamasca ha avuto direttamente una perdita nelle ultime settimane. E ancora tante, purtroppo, sono quelle che diranno addio ai loro cari ricoverati in ospedale nei prossimi giorni e settimane. Eppure, la tragedia collettiva ci vede spettatori impotenti. I riti funebri sono ridotti fin quasi a sparire a causa delle restrizioni imposte a tutte le manifestazioni pubbliche per prevenire il dilagare del contagio. E con loro – rituali antichi come l’uomo –  si perdono momenti fondamentali per la salute mentale di chi resta. 

Pubblichiamo oggi l’interessante intervento di due psicologhe e psicoterapeute che lavorano in zona: Nicole Adami, di Treviglio, collaboratrice del sindacato degli infermieri Nursind Bergamo, e Rossalla Dartizio, comasca, esperta in cure palliative e lutto. Le due professioniste spiegano perché, in assenza di funerali, dovremmo in queste settimane pensare a momenti alternativi, per piangere i nostri cari ed elaborare le nostre perdite. Momenti di “lutto collettivo”, necessariamente a distanza ma codificati e definiti. Il rischio, spiegano, è che i lombardi colpiti da un lutto si fissino nella fase di “negazione” del lutto, senza poter andare oltre.

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ONORARE LA TRAGEDIA.
L’importanza di istituire il lutto collettivo settimanale nell’emergenza COVID19

In alcune regioni italiane, come la Lombardia, stiamo vivendo una fase di profondo dolore e morte. L’estensione dell’epidemia di Coronavirus e il numero di contagiati ha creato in un mese una situazione di grave lutto, che ha colpito intere comunità, comuni, città e famiglie. In un momento storico di tale intensità e sofferenza, è importante considerare che questo tipo di lutti hanno ulteriori fattori di rischio. Si possono definire lutti complessi poiché molte persone muoiono in ospedale, con quadri clinici che precipitano rapidamente, senza avere contatti con i parenti, a causa delle necessità di proteggerli dal rischio di contagio.

L’assenza di un corpo su cui piangere

Il non avere un corpo sul quale piangere e vegliare confortati dai propri cari, rende l’elaborazione del lutto più difficile e sofferta. Come psicologi conosciamo l’importanza del dare un limite all’esistenza concreta, offrire un passaggio simbolico è essenziale e necessario per poter accedere all’ elaborazione del lutto. Il lutto da Covid, soprattutto in questa prima fase di grave emergenza, è una perdita violenta e impensata, una separazione che evoca nel nostro inconscio collettivo immagini di deportazione e di sparizione improvvisa.
Inoltre, a causa dell’elevato numero di decessi e della normativa vigente, non possono essere svolti i normali riti di passaggio: funerali e momenti di uscita da casa e di commiato con la vicinanza di parenti e amici, fasi importanti che aiutano nell’elaborazione del lutto. La mancanza di questi rituali può portare a conseguenze serie sulla salute mentale.

Le cinque fasi del lutto

Kubler-Ross ne “La morte e il morire” (1969) evidenzia come le fasi dell’elaborazione del lutto siano cinque, sono fasi e non stadi perché non vi è rigidità nel passaggio da una all’altra, ma fluidità con possibilità di passaggi in avanti e indietro:

1. negazione e rifiuto
2. rabbia
3. contrattazione e patteggiamento
4. depressione
5. accettazione

L’elaborazione che stiamo chiedendo ai familiari che vedono morire un congiunto per Covid 19, è un’elaborazione solitaria in situazione di stress eccezionale, e glielo stiamo chiedendo per il bene e la salute pubblica (che i loro cari non hanno più).

Il dovere deontologico degli psicologi

Questo non può non essere considerato dalle nostre istituzioni. Perché se il momento attuale pone la salute pubblica superiore a qualsiasi cosa, anche al dolore individuale, noi psicologi dobbiamo comunque pensare che la salute mentale dei familiari di oggi ci riguarderà domani. Abbiamo il dovere deontologico e morale di fare presente le buone prassi condivise che tengano conto del diritto al dolore, per aumentare la resilienza e la capacità di affrontare il difficile momento che verrà dopo l’emergenza, quando tutte queste morti saranno pensabili e il vuoto che lasciano ancor più grande.

Andare oltre la negazione

Il rischio concreto in Lombardia è la fissazione della popolazione investita da lutti familiari, in una fase di negazione senza poter andare oltre. L’andare oltre nel mondo occidentale è mediato dai riti, dai riti collettivi come il funerale religioso o momenti di commiato e di saluto del proprio caro; oppure l’altro quadro possibile di fissazione è la rabbia, la rabbia verso le istituzioni, verso uno stato che non solo non ha tutelato, ma non ha neppure compreso il dolore fino in fondo.

Un piano per la gestione del lutto

E’ evidente come la voce degli psicologi, da sempre impegnati nel supporto al lutto, debba essere ascoltata attraverso le istituzioni che ci rappresentano. Va pensato e attuato uno specifico piano di intervento in merito alla gestione del lutto, mettendo in campo le nostre conoscenze scientifiche e cliniche e partendo dal dato concreto della morte.
Pertanto chiediamo che i familiari possano avere uno spazio di cordoglio in modo strutturato: momenti settimanali di lutto cittadino, comunale, regionale. Spazi definiti di lutto collettivo, con il suono delle campane a lutto, con rituali laici o benedizioni ai defunti, e momenti di suffragio online da parte dei parroci, o delle diocesi provinciali.

E’ importante che la normativa e le istituzioni attuino al più presto dei momenti di lutto nelle zone maggiormente colpite pur mantenendo la distanza sociale, il divieto di assembramento e la necessità di presidi di tutela personale.

Dr.ssa Nicole Adami, Treviglio –  Collaboratrice sindacato Nursind BG
Dr.ssa Rossella Dartizio, Como – Esperta in cure palliative e lutto
Psicologhe Psicoterapeute

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