Basella, frazione di Urgnano, oggi, lunedì 12 gennaio, si è fermata per rendere l’ultimo commovente omaggio a Domenico Nicola Drago, bersagliere membro della sezione locale stroncato da un carcinoma a soli 49 anni. Lascia la moglie Giovanna e i suoi quattro figli: Angela, Edoardo, Alessandro ed Elisabetta. La comunità intera si è stretta intorno a loro.
Un bersagliere con l’animo da artista che amava la natura
Una famiglia bellissima e numerosa, ma soprattutto felice quella di Drago. Un uomo nel vigore degli anni che, oltre al suo lavoro di muratore, a cui teneva molto, si occupava dei suoi amati animali nel cascinale dei suoi genitori e non mancava mai a nessuna delle manifestazioni organizzate dalla sezione locale dei bersaglieri, di cui è stato anche consigliere, fiero di poter portare sul capo il magnifico cappello piumato. Un marito e un padre amorevole, con una vena artistica spiccata, tanto che una delle ultime cose che ha fatto finché le forze glielo hanno permesso è stato disegnare e dipingere quadri che lui stesso ha appeso alle mura di casa. Poi, purtroppo, il carcinoma che lo aveva colpito nel marzo 2023 ha avuto il sopravvento. Ha lottato con tutte le sue forze Domenico, assistito dai medici dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e poi dal personale della “Cooperativa sociale Namastè” di Seriate, che gli ha prestato le cure palliative nell’ultimo periodo, ma alla fine ha dovuto arrendersi. E’ mancato a casa sua, nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio.
“Un uomo dal carattere gioviale stimato e ben voluto da tutti noi – ha ricordato il presidente della sezione locale dei bersaglieri Augusto Malanchini – fino a quando non si è ammalato ha partecipato alle nostre manifestazioni. Drago aveva prestato il servizio militare nell’11esimo Reggimento Bersaglieri ed era stato congedato nel gennaio del 1996, quindi si era iscritto alla sezione bersaglieri di Urgnano nel 2013. Nel triennio 2021-2023 aveva poi ricoperto la carica di consigliere con entusiasmo”.
Il Santuario di Basella gremito per l’ultimo addio
Alle 9.30 di questa mattina la piazza del Santuario si è presto affollata ma è calato un silenzio che ha detto più di mille parole, in attesa dell’arrivo del feretro, portato fin lì dal carro funebre e poi a spalla fin dentro il Santuario di Santa Maria degli Angeli, che ha faticato ad accogliere tutti. All’ingresso, ad attenderlo, il picchetto d’onore di bersaglieri: davvero tanti i labari giunti da diversi paesi della provincia per rendergli un degno tributo, e non è mancato il suono struggente di una tromba a salutare il suo arrivo e a scandire i momenti più significativi della cerimonia funebre, celebrata da padre Francesco Leonardi.
“Riflettevo sulla morte prematura di Domenico – ha esordito il religioso – vedere una bella famiglia rovinata dal lutto anche per noi sacerdoti non è mai semplice… Ma non importa quando moriamo, quello che conta è come, quello che facciamo nella nostra vita. E la vita di Domenico, seppur breve, ha portato tanti frutti: la sua famiglia”.
Poi si è rivolto direttamente ai parenti.
“Vedendovi così uniti e affiatati, abbracciati stretti, non mi siete sembrati bergamaschi ma del sud – ha continuato il padre, romano – Dico sempre che la famiglia del ‘Mulino bianco’ non esiste ma voi l’avete vista, anche se è arrivata all’improvviso la morte. Il cristiano però non nasce per morire, è destinato alla vita eterna. La vita di Domenico ora è trasformata, la fede ci farà continuare a percepire la sua presenza, continuerà a vivere nella bellezza della sua famiglia, nell’amore che ha lasciato, in quello che ha costruito”.
Poi ha ricordato ai presenti la sua esperienza personale, lo sbocciare della vocazione in un momento della vita in cui un giovane parente, pur in procinto di morire a causa di un tumore, ha dato testimonianza di fede.
“Questo è un momento di lutto – ha affermato parlando ai figli del bersagliere – ma può diventare un momento per crescere nella fede, nella relazione con Dio e con vostro padre. Io mi sono riavvicinato alla fede in un momento simile. La testimonianza che mi ha lasciato un parente in punto di morte è stata un evento che ha avuto un significato, mi ha riportato a Dio. Mentre stavo per entrare in convento ho perso anche il mio padre spirituale: ho capito però che il suo percorso era finito e che toccava a me continuare con le mie gambe guardando a Dio, conservando gratitudine verso colui che che mi aveva accompagnato a prendere una decisione di vita complicata. Per andare avanti, al di là della sofferenza che mamma Teresa conosce bene perché Domenico è già il secondo figlio che perde, serve la fede. Lui ci ha preceduto ma è un arrivederci e, mentre siamo qui, dobbiamo fare del nostro meglio: il suo l’ha fatto, ha lasciato un segno, basta guardare la chiesa: così piena non l’ho mai vista. Adesso tocca a noi, con l’aiuto di Cristo. Il pianto e il dolore stesso sono già preghiera, anche la rabbia, tutto va messo sull’altare, Dio lo poi lo trasforma ma serve la fede, che non si compra al supermercato, va chiesta ogni giorno: solo così sapremo tenere vivo e nitido il ricordo di Domenico, il bene che ha fatto”.
Il padre: “Riscoprire l’importanza e la centralità della famiglia”
Padre Leonardi ha fatto anche accenno alla bellezza delle famiglie numerose come quella lasciata dal bersagliere.
“In un tempo in cui non si fanno più figli la famiglia Drago è bellissima – ha osservato – Non facciamo più figli perché abbiamo perso la fede, ci siamo chiusi alla vita, contano solo il lavoro e i nostri bisogni. Si tengono i cani, che a volte costano di più, ma si può campare anche 99 anni, alla fine si muore soli col proprio cane… Meglio camparne 49 ma lasciare un gioiello di famiglia così. Dio apprezza e ricompenserà quello che ha fatto Domenico, la fede genera vita, il resto sono chiacchiere”.
Il religioso ha rimarcato l’importanza della famiglia in sé, anche con qualche critica verso il clero.
“Riscoprire l’importanza e la centralità della famiglia – ha affermato – spiace che quando si presentano i gruppi pro vita e famiglia i vescovi non si vedono mai, vanno sempre dietro alle solite cose: ambiente, Lgbt, migranti… ma quando si tratta di salvaguardare la vita e la famiglia non ci sono, meno male che Papa Leone ultimamente sembra essersi ‘svegliato’. Ringraziamo Dio per il dono di Domenico e quello che ha lasciato. La Madonna aiuti i parenti a sopportare questo dolore, perché dopo la morte c’è la Resurrezione. Voi figli divertitevi, andate in discoteca, fate figli ma non vi scordate mai di pregare perché Dio dona in abbondanza”.
La figlia Angela: “Una parte di te cammina con la tua amata Giovanna, me, Edo Ale ed Eli ogni giorno”
La figlia maggiore di Drago ha letto un toccante pensiero rivolto all’adorato padre.
“Ciao papi, non mi sarei mai aspettata che questo momento arrivasse proprio ora, invece eccoci – ha letto tra le lacrime sull’altare, accompagnata dalla madre – tu qui, davanti a me, trasformato nel nostro angelo custode, con la tua bellissima espressione prima di quel bacetto che ci davi sempre ogni volta che qualcosa andava o non andava. Mi manchi, mi mancano le tue mani, la tua voce, il modo in cui sapevi esserci anche senza dire nulla ma semplicemente iniziando a scuoterci, facendoci il solletico o iniziando a darci baci in qualsiasi parte del viso, per darci fastidio perché, dai, diciamolo, la cosa ti divertiva molto. Mi mancano i tuoi piatti cucinati seguendo ricette immaginarie, mi manca svegliarmi e tu lì pronto: ‘Vuoi il caffè?’. Mi manca sentirti dire alla mamma: ‘Ma ma amore cosa mangiamo stasera? No perché se facessi qualche patatina fritta la mangiano i ragazzi’, quando in realtà era una richiesta solo per te, perché sei sempre stato un golosone di ciò. Mi manca vederti combinare disastri, come quando l’altra settimana hai rischiato di dare fuoco a tutti…”.
Poi, tra un sorriso amaro e i singhiozzi ha raccontato un episodio che dice molto sull’uomo che era Drago.
“Durante questi mesi papà ha sempre fatto qualunque cosa legata all’arte per tenersi attaccato alla realtà – ha continuato – quindi o disegnava e poi li metteva in quadretti o costruiva mini case o creava candele… Ecco, nell’ultimo esperimento, si è messo a creare una candela all’interno di un contenitore di plastica… vi lascio immaginare ciò che possa essere accaduto dopo. Ci sono momenti della mia vita in cui avrei voluto renderti più partecipe, e di ciò me ne pentirò sempre, come al mio esame di maturità: per qualche assurdo motivo ho preferito non farti entrare e tu lì ad accettare la mia scelta, con un nodo alla gola per quanto avresti voluto al contrario essere presente. A volte fa male pensare a tutto quello che non abbiamo potuto vivere insieme, ma allo stesso tempo so che questo tuo saluto era la cosa giusta da fare perché, dopo 3 anni di lunghi alti e bassi, avevi bisogno di riposarti e non soffrire più, ma non ti preoccupare papà, una parte di te cammina con la tua amata Giovanna, me, Edo Ale ed Eli ogni giorno. Nei nostri gesti, nel nostro carattere, nei valori che mi hai lasciato. Ti porto con me nei ricordi più belli e anche in quelli più difficili. Sei diventato la forza che mi sostiene quando penso di non farcela, il pensiero che mi accompagna quando ho bisogno di coraggio. Ovunque tu sia, spero tu possa sentire tutto l’amore che non smette di crescere, nemmeno con l’assenza, nemmeno con la distanza. Sono venute tantissime persone per te papi, sei sempre stato un esempio per tutti, e questi giorni sono stati la prova del nove. Beh, calcolando che ogni volta che uscivamo non potevamo fare dieci metri senza che qualcuno ti fermasse a fare due parole, direi che il motivo ora è più che spiegato. Ci sarebbero ancora un sacco di cose da dire, scuse da farti e aneddoti da ricordare ma non è il momento, ci sarà il nostro momento intimo di gossip dove tra pianti e risate ti renderò partecipe delle nuove avventure/disavventure della mia vita perché, come sai, quasi ogni giorno ce n’è una! Grazie per quello che sei stato e per quello che continui a essere per me. Ti voglio bene, papà, la tua Scricci”.
La moglie Giovanna: “Eri la nostra fonte di vita”
Dopo la figlia, tra le lacrime, la moglie del 49enne ha ricordato la data che ha cambiato per sempre la sua vita: il 2 marzo 2023.
“La notizia che nessuno mai vorrebbe ricevere – ha detto leggendo un messaggio intenso – Te e io… soli… un lungo pianto e poi… Avanti tutta, dobbiamo combattere insieme. Non ti sei mai arreso nonostante tutte le difficoltà incontrate. Hai dimostrato una forza d’animo che nemmeno gli oncologi riuscivano a spiegarsi… eri il loro eroe, sei il nostro eroe. L’ultimo anno è stato tosto, ma sei riuscito comunque a viverlo e godertelo fino in fondo. Eri tu che spronavi noi a non fermarci, non volevi essere un peso e dicevi: “Andate voi, io ce la faccio… io sto qui fermo sul divano… invece ti inventavi sempre qualcosa da fare pur di renderti utile… Volevi a tutti i costi rientrare al lavoro… il tuo tanto amato lavoro… a dicembre dicevi ancora a tutti: “Finisco questo ciclo poi torno”. Hai passato l’estate dando una mano con i campi e il bestiame e quando ti rimproveravamo rispondevi: “Non ho fatto niente, sono qui fermo…”. Non mai perso il sorriso, chiunque ti chiedesse come stessi rispondevi: “Dai, oggi meglio…”. No, non sei mai stato un peso ma una fonte di vita, la nostra fonte di vita”.
Poi Giovanna ha voluto ringraziare chi è stato accanto al marito nei momenti più duri e difficili.
“Voglio ringraziare la ‘Cospe’ di San Paolo D’Argon, da Alberto a Monica e a tutti gli impiegati e operai che si sono prodigati per far sentire Domenico un lavoratore attivo ha ricordato – Tutti i giorni qualcuno faceva suonare quel cellulare…Grazie per averlo fatto sentire partecipe fino all’ultimo di questa grande famiglia. Un altro ringraziamento va all’Istituto Nazionale dei Tumori, in particolare alla dottoressa Licitra e tutto il suo staff . Un ultimo doveroso ringraziamento alla ‘Cooperativa sociale Namastè’, in particolare alla dottoressa Cortinovis, alle infermiere Anna ed Elena per l’assistenza e le cure dedicate a Domenico in questi ultimi 7 mesi”.
Infine si è rivolta all’amore della sua vita:
“Ora però è arrivato il momento di lasciarti andare e finalmente ricongiungerti con coloro che ti venivano ad incontrare nei tuoi lunghi riposi e con i quali parlavi e ridevi… oramai li avrai già tirati matti tutti e tre. Buon trasloco. La tua patata”.
Al termine della funzione religiosa è stata data lettura della Preghiera del Bersagliere e, all’uscita di chiesa, nella piazza è risuonata la canzone di Holly che si intitola proprio “Buon trasloco”. Il lungo corteo, guidato dai cappelli piumati, si è quindi mestamente diretto al cimitero cittadino, per accompagnare il feretro nel suo ultimo viaggio.
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