Cronaca

Antegnate, la storia silenziosa di Natalie: una donna invisibile tra freddo, pioggia e solitudine

Senza documenti, senza certezze, con un solo desiderio: tornare a casa. Il racconto di una settimana ai margini del paese e delle coscienze.

Antegnate, la storia silenziosa di Natalie: una donna invisibile tra freddo, pioggia e solitudine

Ad Antegnate è stata notata una donna, senzatetto, che finita la supermercato Md è stata intercettata dalle Istituzioni e aiutata ad avere almeno un pasto caldo prima di ripartire.

Una presenza che cammina ai bordi

Negli ultimi giorni, segnati da pioggia incessante e temperature rigide, ad Antegnate si è consumata una storia fatta di silenzi, attese e solitudine. Una di quelle storie che scorrono ai margini delle strade e delle coscienze, spesso senza lasciare traccia. Da circa una settimana diversi cittadini avevano segnalato la presenza di una donna che vagava per il paese senza una meta precisa. Qualcuno l’aveva vista dormire sotto il ponte di Bentivoglio, altri l’avevano incontrata lungo via degli Ulivi. Sempre da sola. Sempre avvolta nei suoi strati di vestiti. Sempre con lo sguardo basso. Era difficile identificarla. Portava con sé un ombrello sempre aperto, anche quando non pioveva. Indossava un giubbotto blu scuro e un passamontagna nero che le coprivano quasi interamente il volto. Solo gli occhi restavano visibili: spenti, stanchi. Ai guanti aveva delle graffette; tra le mani stringeva un piccolo pendolino che faceva ruotare lentamente, come se fosse l’unica cosa capace di darle sicurezza. Nei giorni scorsi era stata notata anche all’interno del supermercato MD. Il direttore, preoccupato per i suoi comportamenti e per le evidenti condizioni di disagio, aveva allertato i Carabinieri. Dagli accertamenti era emerso che la donna non aveva con sé alcun documento: nessun nome, nessuna identità, nessuna certezza. Mercoledì, dopo l’ennesima segnalazione, è intervenuta anche la Polizia Locale, ma intorno alle 12.50 la donna si era già allontanata. Ancora una volta sembrava svanita nel nulla. Come se non volesse farsi trovare. Come se fosse abituata a scomparire.

Un nome, una voce, una storia fragile

Il ritrovamento è avvenuto nel tardo pomeriggio, nella quiete della chiesa parrocchiale. A notarla è stato don Angelo Maffioletti, che ha subito informato il sindaco Simone Nava. Da quel momento è iniziato un avvicinamento paziente, fatto di parole misurate, rispetto e silenzi condivisi.

“Solo dopo aver percepito un sincero desiderio di aiuto, la donna ha trovato il coraggio di parlare.- racconta Antonio Danelli, consigliere comunale con delega alla sicurezza – Ha detto di chiamarsi Natalie. Di arrivare dalla Francia, da Avignone. Di non avere amici né parenti in Italia. Di sentirsi confusa, stanca, smarrita. Parlava sottovoce, quasi temesse di disturbare, come se anche la propria voce fosse di troppo. Ha raccontato di avere la memoria offuscata, ma di sapere che doveva raggiungere Treviglio o Bergamo per prendere un treno e provare a tornare “a casa”. Una casa che, nelle sue parole, sembrava ormai lontanissima. Non voleva scoprirsi. Non voleva mostrarsi. Portava addosso il peso del giudizio, degli sguardi, delle etichette. Preferiva restare nascosta, protetta dalla sua solitudine”.

Un viaggio che continua, una speranza sottile

Antonio Danelli e il vicesindaco Simone Asperti si sono offerti di accompagnarla a Bergamo. Prima sono stati contattati i servizi e le associazioni del territorio, nel tentativo di costruire una rete di aiuto. Durante il tragitto, durato circa mezz’ora, Natalie ha lasciato emergere frammenti della propria storia: parlava di errori, di occasioni perse, di “troppe sfortune”.

“Ripeteva di voler farcela da sola e di non voler dipendere da nessuno. Quando le è stato proposto di rivolgersi alla Polizia per recuperare i documenti, ha scosso la testa. – racconta Danelli – Un rifiuto silenzioso, carico di paura e sfiducia. Arrivati in stazione a Bergamo, è stato possibile offrirle almeno un pasto grazie alla disponibilità di una mensa di volontari che, nonostante l’orario di chiusura, ha deciso di accoglierla. Un gesto semplice, ma prezioso. Forse, per lei, raro. Le sono stati consegnati i contatti di un centro di accoglienza, ma la sua decisione era già presa: voleva partire, salire su quel treno, continuare il suo viaggio da sola. L’ho salutata -ricorda Danelli- Le ho stretto la mano. Con l’altra, per un attimo, si è scoperta un po’ il volto. Finalmente ho visto meglio i suoi occhi. Nei suoi ho letto stanchezza, paura, ma anche una fragile speranza. Con un filo di voce ha detto una sola parola: “Grazie”. In quella fredda sera d’inverno, quella parola mi ha scaldato il cuore più di qualsiasi altra cosa”.