Francamente non vedo tutto questo scandalo. Se si guarda bene la situazione, le tre società non stanno facendo altro che muoversi esattamente nella direzione che il Comune aveva indicato: una gestione congiunta degli impianti, con accordi e aggregazioni tra realtà sportive diverse.
Il cosiddetto “maxi-bando”, infatti, spingeva chiaramente verso questa soluzione, chiedendo alle società di unirsi per sostenere costi e complessità della gestione sia dello Zanconti sia del centro sportivo Mazza.
E guarda caso, oggi vediamo proprio questo: una collaborazione tra soggetti che si sono trovati d’accordo per portare avanti un progetto comune, mettendo insieme risorse e competenze.
È evidente che in queste dinamiche qualcuno resti fuori. Ma questo accade in qualsiasi ambito: se ci sono stati dissapori pregressi o divergenze di vedute – e in questa vicenda non sono certo mancati, visto il lungo contenzioso tra società e Comune e le tensioni tra i club cittadini – è anche umano e normale che non tutti si siedano allo stesso tavolo. Tra l’altro, non dimentichiamoci che la situazione a Treviglio è complicata da anni: dal bando del 2022 vinto da Acos e contestato dalla Trevigliese, ai ricorsi, alle accuse reciproche, fino alle recenti polemiche sul modello di gestione imposto dal Comune.
In un clima così teso, pretendere improvvisamente una collaborazione “tutti insieme appassionatamente” mi sembra poco realistico. Alla fine, qui non si tratta di simpatie o antipatie, ma di portare avanti un progetto concreto. Se tre società sono riuscite a mettersi d’accordo e a rispondere a ciò che l’amministrazione chiedeva, più che criticarle forse bisognerebbe prenderne atto. Le porte, in questi casi, non sono quasi mai chiuse per principio: semplicemente, si aprono per chi è disposto a entrarci davvero alle condizioni condivise.