Un insegnamento semplice quanto potente: vivere ogni giorno pienamente, “stare” nella propria vita fintanto che ci è concesso viverla, circondandosi di persone da amare e che ci amano. E’ quello che ha lasciato alla comunità la piccola Alessia Daminelli, scomparsa lo scorso gennaio, a soli nove anni, dopo aver lottato per quasi un anno contro un medulloblastoma metastatico che in una frazione di secondo ha stravolto la sua vita e quella della sua famiglia. Alessia, però, non ha solo combattuto la sua battaglia – sempre con dignità, col sorriso anche quando il dolore non le dava tregua e con speranza – ma è riuscita anche a costruire legami, relazioni, ha preparato la terra che ha poi accolto nuovi semi per nuova vita.
Presentato il libro “Io vivo con i miei capelli”
Uno di quei semi, mercoledì sera, è stato presentato proprio dalla sua mamma, Manuela Falzone, autrice del libro “Io vivo con i miei capelli” scritto soprattutto durante la degenza in ospedale accanto ad Alessia.
In tantissimi hanno partecipato alla serata (che si è dovuta trasferire nel cortile dell’oratorio di Verdellino per poter accogliere tutti) a conferma di quanto la storia di Alessia abbia toccato i cuori e lasciato segni profondi in chi l’ha conosciuta. Accanto a Manuela anche il papà di Alessia, Roberto Daminelli, il curato di Verdello don Mario Pezzotta che l’ha accompagnata nel suo cammino, suor Monica che l’ha seguita nei giorni di ricovero all’Istituto Tumori di Milano e don Claudio Del Monte, parroco di Verdellino.

Un viaggio spirituale e di solidarietà
Tra le pagine del libro, che andrà a sostenere con il ricavato delle vendite, i progetti per i minori dell’associazione “Amici di fra Cecilio” si può trovare il racconto di quel periodo, intenso e faticoso, ma anche da comprendere e indagare.
“Un viaggio spirituale dove spetta a ognuno trovare la chiave di lettura, non ne esiste solo una – ha spiegato mamma Manuela – Ho iniziato a scrivere un po’ per caso quando, da mamma, sono stata catapultata a vivere una realtà che nessuno vorrebbe mai vedere. Mi sono rifugiata nella scrittura e l’ho trovato salvifico. Eravamo chiuse in una stanza al settimo piano dell’ospedale e dalla finestra vedevo lo skyline di Milano: vedevo la vita scorrere lì sotto immaginandola da una finestra… Profumi, rumori, segni di una normalità che non percepivo più”.
Così le parole hanno iniziato a scorrere sulle pagine di un taccuino che Manuela portava sempre con sé finché, proprio Alessia, per prima, le consigliò di trasformare quei pensieri in qualcosa che potesse raggiungere davvero le persone là fuori.
L’incontro con fra Mauro
A dare forma, poi, al libro, è stato un altro incontro avvenuto anche questa volta in ospedale.
“Eravamo al Papa Giovanni, era febbraio e Alessia era appena stata operata – ha raccontato – Vedevo solo camici di medici e infermieri e poi all’improvviso mi compare davanti questo frate, fra Mauro, con la sua voce calda e i modi accoglienti. Alessia era senza forze, a mala pena riusciva a dirmi qualche parola. Lui, invece, si è avvicinato e le ha mostrato i suoi tanti braccialetti, realizzati proprio dai bambini. Alessia gli fece la promessa che gliene avrebbe creato uno anche lei. Passarono i mesi, a novembre Alessia si ricordò di quella promessa, purtroppo però le sue condizioni precipitarono in poco tempo. Il 25 dicembre, lo chiamammo e lui venne subito. Pregammo insieme e ci accompagnò in quei ultimi giorni difficili. Riuscimmo a realizzare l’ultimo desiderio di Alessia consegnando il braccialetto e gli mostrai i miei scritti. Fu lui a darmi la spinta decisiva a trasformare la mia esperienza in testimonianza attiva”.
E’ nato così “Io vivo con i miei capelli”, un libro che sa di vita e di amore, ricco di riflessioni e spunti per indagare se stessi.
“Tutti conoscevano Alessia per i suoi riccioli biondi e lei spesso ne parlava e sperava di rivederli crescere, di poter guarire – ha detto la mamma – Io so che Alessia se n’è andata con i suoi capelli e adesso vive con loro”.
L’importanza del saper “stare”

Tante, durante la serata, le testimonianze e i ricordi commossi, come quelli condivisi da suor Monica che ha ricordato quel “suo sguardo penetrante, indagatore che poi si apriva in un sorriso contagioso” e quella capacità di “stare nelle situazioni, di non subire il tempo che doveva trascorrere chiusa in ospedale, ma di viverlo”.
Vivere davvero, vivere al 100% anche quando si hanno solo nove anni anche quando tutto sembra più grande di noi. “Alessia mi ha insegnato questo – ha concluso papà Roberto – Non lo scorderò mai”.