Lutto

Alessia, la “principessa guerriera” che amava il calcio ha smesso di lottare

Nove anni, un sorriso magico e tanta voglia di farcela. Alessia Daminelli si è dovuta arrendere al male che l'aveva colpita lo scorso febbraio

Alessia, la “principessa guerriera” che amava il calcio ha smesso di lottare

Un sorriso grande e sincero. Il giorno dopo Santa Lucia, Alessia stringe tra le mani il regalo che aveva tanto desiderato. Nei suoi occhi, sempre vispi e pieni di una forza che forse non è di questa Terra, tutta la gioia di un’infanzia che le è stata rubata e di una vita spezzata troppo troppo presto.

Se n’è andata la piccola Alessia Daminelli

Alessia Daminelli, la piccola grande guerriera di Verdellino, ora è libera. Libera da un male che l’aveva colpita lo scorso febbraio e che in poco meno di un anno se l’è portata via. Si è addormentata poco prima di Natale e per 13 giorni è rimasta aggrappata alla vita con la forza che l’ha sempre contraddistinta. Si è spenta oggi, 2 gennaio 2026, circondata dall’amore della sua famiglia.

Alessia è stata chiamata a intraprendere una battaglia più grande di lei. Eppure ci ha provato: lo ha dimostrato per mesi, lottando con ogni briciola di energia che il suo esile corpicino di bimba le ha permesso di mettere in campo. Ha provato a restare aggrappata alla vita, senza mai perdere il suo sorriso che negli ultimi mesi aveva commosso il cuore di tantissime persone. Da quando Alessia aveva fatto ritorno a casa – dopo gli interventi, la chemioterapia e l’autotrapianto di midollo – si erano susseguite in paese tante iniziative a suo favore per sostenere lei e la sua famiglia, papà Roberto Daminelli, mamma Manuela Falzone e la sorella Noa, sempre al suo fianco.
Ma alla fine il male – un medulloblastoma metastatico al cervello – è tornato. In pochi giorni mentre l’intera comunità che in questi mesi si è creata attorno alla famiglia continuava a sperare in un Miracolo di Natale, Alessia si è spenta dolcemente circondata dall’amore dei suoi cari.

“Da quando questo cammino è iniziato, non ci siamo mai sentiti soli – ha scritto papà Roberto negli ultimi giorni trascorsi a vegliare Alessia – Il vostro sostegno, la vostra vicinanza silenziosa e fragorosa, le vostre preghiere e i vostri pensieri sono state le radici che ci hanno tenuti saldi, il vento che a volte ci ha spinto avanti quando le forze venivano meno. Ora affrontiamo l’ultima, decisiva battaglia. Il male è ritornato, ma nella sua ombra persiste un tenace barlume di speranza. È a questo che ci aggrappiamo. Non con l’urlo, ma con un cuore risoluto. Vi chiediamo di continuare a essere al nostro fianco, come sempre avete fatto. Di aiutarci a sostenere Alessia con la stessa forza dolce e potente di sempre. Il nostro scopo è uno solo: fare in modo che Alessia viva ogni singolo giorno che le viene donato nel modo migliore possibile, riempito di amore, di pace, e della bellezza che merita. Sentiamo dentro di noi, chiara e viva, la forza che ci state dando. È quella forza che ci guida nella lotta contro questa malattia, che ci fa guardare avanti senza paura, uniti. Grazie, per non averci mai lasciati soli. Grazie, per lottare con noi”.

Una comunità che si è fatta famiglia

Una comunità che ora è incredula e senza parole. Il ricordo passa veloce dalla castagnata con gli Alpini di poche settimane fa ai motori rombanti dei Pota Bikers che il 20 settembre avevano regalato alla “principessa Alessia” – come l’aveva ormai ribattezzata la presidente Katiuscia Agazzi – una giornata da sogno, fino alla prima edizione della Camminata solidale promossa dal Comune. E nel mezzo tante altre piccole e grandi occasioni per cercare di rendere speciale ogni momento e per raccogliere fondi per costruire il futuro di Alessia. Il futuro di una bambina di 9 anni “con i piedi sempre sporchi d’erba e il sorriso più contagioso che abbiate mai visto”.

Ce l’aveva descritta così papà Roberto. Un’immagine che parlava così chiaro. Alessia amava correre dietro al pallone, sempre piena di energia, un piccolo uragano. Per questo, una volta tornata a casa, ha voluto essere sempre presente – persino in campo con la nazionale italiana di calcio in occasione della partita con l’Estonia, lo scorso settembre – a testimoniare quanta forza c’era ancora dentro di lei: pronta a combattere, a mettercela tutta, senza mai smettere di sorridere.

Vola libera piccola farfalla

E sono state proprio le parole di papà Roberto ad annunciarne la scomparsa. Parole di estrema dolcezza affidate ai social da dove la famiglia ha sempre cercato di tenere tutti aggiornati. Attorno ad Alessia si era creata ormai una vera e propria comunità unita dalla voglia di aiutare.

“Ora riposa, piccola grande guerriera – ha scritto papà Roberto – Per tredici giorni hai combattuto la battaglia più dura, tenendo stretti a te i cuori di chi ti amava. La tua anima ha resistito, vibrante e tenace, in un corpo che la sofferenza cercava di sfregiare.
Ora quel corpo, segnato e irriconoscibile agli occhi del mondo, è solo un vestito lasciato con dolcezza sulla terra. Perché tu, la vera essenza di te ,il tuo spirito indomito, la luce che ti conoscevano negli sguardi, la forza che ha respirato per tredici lunghi giorni quella è volata via. Libera.
Hai insegnato, nel tuo tempo breve e infinito, che la grandezza non si misura in anni, ma in coraggio. Che l’amore non conosce la resa, anche quando tutto sembra perduto. Che a volte le anime più “piccole” lasciano i solchi più profondi. Il tuo viaggio qui è finito, Alessia, ma il tuo eco no. Il ricordo della tua passione per la vita, della tua sofferenza sopportata, del tuo ultimo, faticoso respiro, rimarrà per sempre un insegnamento di amore incondizionato e di una forza che va oltre la materia.
Dormi in pace, piccola farfalla. Il tuo volo è stato breve, ma ha toccato cieli che altri impiegano una vita per intravedere. E per chi è rimasto, il mondo è un po’ più vuoto, ma il cielo, da oggi, ha una stella in più da guardare quando il dolore si fa sentire. Ti abbiamo amato finché abbiamo potuto. Ora ti amiamo lasciandoti andare”.