Cronaca

Addio allo storico fantino del “Palio dei Cantù” Giacomo Moioli

Per anni ha condotto l'asinello del "Cantù Ssura". I funerali si sono celebrati sabato 23 maggio nella chiesa parrocchiale

Addio allo storico fantino del “Palio dei Cantù” Giacomo Moioli

Dopo sei anni di calvario si è spento a 69 anni Giacomo Moioli, falegname factotum e storico fantino del “Palio dei Cantù” di Martinengo.

Giacomo Moioli

In groppa all’asinello del Cantù Ssura

Giacomo Moioli era lo storico fantino del “Cantù Ssura”, benché abitasse in via Vallere 2. Le sue partecipazioni in numerose edizioni del Palio erano state coronate spesso dalla vittoria, ed era diventato un po’ il simbolo di quel quartiere.

“Anni fa gli avevano chiesto se poteva cavalcare l’asinello del ‘Cantù Ssura’, anche se il suo era  il Vallere Murnighèl – ha raccontato la moglie Graziella (Giacomina) Fratus, 63 anni – non ha saputo dire di no e per anni ha corso vincendo il palio con loro, a lui piaceva molto, amava gli animali”.

In città era diventato popolare ma lo si conosceva anche perché era un factotum.

“Ha sempre lavorato come falegname in una ditta cittadina e sapeva fare un po’ di tutto – ha confermato la consorte – se serviva una mano per aggiustare una tapparella, una porta o altro lui si rendeva disponibile”.

Un grave incidente lo ha segnato per sempre

Un uomo che adorava il suo mestiere Moioli, tanto che anche dopo essersi ritirato in pensione non aveva smesso di lavorare il legno nel suo laboratorio casalingo. Aveva intagliato e donato anche tanti bellissimi Pinocchio, uno alla vicina casa di riposo. Non avrebbe mai immaginato però che la sua passione gli sarebbe costata tanto cara.

“Nel maggio del 2020 Giacomo si era ferito utilizzando un flessibile – ha ricordato ancora la 63enne – purtroppo indossava un pantalone sintetico che prese fuoco. Era riuscito a tornare in casa chiedendomi di medicarlo ma la gamba sinistra era gravemente ustionata dalla caviglia fino all’anca, così l’avevo portato al Pronto soccorso dell’ospedale di Romano. Volevano farlo ricoverare a Treviglio o al Papa Giovanni XXIII di Bergamo ma non c’era posto. Era domenica e così ci avevano rimandato a casa, richiamati il giorno dopo da un chirurgo plastico, il quale ci aveva inviati al Papa Giovanni XXIII ma lì Giacomo non è mai stato ricoverato: per 25 giorni avevamo fatto avanti e indietro da Bergamo, quindi era sopraggiunta un’infezione”.

L’inizio di un incubo.

“Giacomo stava male, minacciai azioni legali e finalmente era saltato fuori un posto per lui alla clinica San Francesco di Bergamo – ha continuato la moglie – Lì era rimasto un paio di mesi, poi un altro mese e mezzo. Purtroppo però da quel momento è iniziato un lento declino, infatti i medici gli avevano diagnosticato l’Alzheimer, anche se è sempre rimasto lucido. Inviato per la fisioterapia alla clinica ‘Villa Serena’ di Osio Sopra, era poi tornato a casa, tuttavia col passare del tempo le cose sono peggiorate: ha cominciato a irrigidirsi, faticava a muoversi finché è finito in carrozzina. Nel 1986 aveva avuto un incidente stradale ed era stato operato alla testa, il suo punto debole, e quell’infezione… sono convinta che se l’avessero ricoverato subito sarebbe ancora qui”.

Sei anni di sofferenze in cui la moglie lo ha accudito con amore.

Moioli si è spento a 69 anni

Nell’ultimo periodo le cose sono precipitate.

“Ho dovuto chiedere l’intervento della guardia medica e poi è stato mandato al Pronto soccorso dell’ospedale di Chiari – ha affermato ancora la 63enne – quindi lo hanno ricoverato perché era gravissimo…. alla fine mi hanno detto che era necessario trasferirlo in un hospice. E’ rimasto 15 giorni in quello di Calcinate e poi è mancato giovedì 21 maggio. Sono passati in molti a visitarlo raccontandomi delle tante volte che era passato dall’uno o dall’altro ad aggiustare qualcosa… Con Giacomo eravamo sposati da 42 anni, abbiamo una figlia, Nicoletta, e due nipoti, Marco e Danny. Era un nonno molto presente e affezionato, quand’erano piccoli li portava ovunque”.

Il feretro è stato tumulato nel cimitero di Ghisalba, paese d’origine della donna.

“Giacomo era il sesto di 11 fratelli, aveva perso la mamma a sei anni e si era molto affezionato alla mia – ha concluso – il papà invece lo aveva perso a 29, l’anno dopo il nostro matrimonio. A Ghisalba c’è la cappella della mia famiglia e ha voluto essere seppellito lì”.

“Nel legno lasciò arte, nei cuori il suo ricordo” ha scritto la figlia in memoria del padre.