Anche il “finché morte non vi separi” trema di fronte alla crisi dei matrimoni. Mentre infatti nel 2026 il numero di quelli civili ha letteralmente doppiato, a Treviglio, quello delle unioni religiose, ecco che anche la Chiesa reagisce rendendo più facile non il divorzio – sostantivo che resta impronunciabile – ma la “nullità matrimoniale”. Proprio a Treviglio, grazie all’iniziativa di uno dei “principi del foro” ecclesiastico specializzato proprio in questo ramo, la Comunità Pastorale Madonna delle Lacrime (che comprende anche Castel Rozzone) aprirà una sorta di sportello per rendere più accessibile questo istituto canonico che assomiglia nei fatti – ma non in teoria – a un divorzio cattolico.
Chi si sposa (pochi) in città
Ma cominciamo dai numeri. Anche in città come in tutto l’Occidente, di matrimoni se ne celebrano ormai pochissimi: 18, quest’anno, tra le parrocchie di Treviglio (17) e di Castel Rozzone (1) che compongono insieme la Comunità pastorale Madonna delle Lacrime. Quelli civili, soltanto a Treviglio, sono stati a loro volta pochini, ma comunque 38, poco più di tre al mese.
“Ma i numeri vanno letti – avverte il parroco don Zaccaria Bonalumi (nella foto di copertina a sinistra)– Settimana prossima comincerà il secondo corso pre-matrimoniale dell’anno. Diciotto coppie. In gran parte questi corsi sono frequentati da persone che vivono al Nord per lavoro, e che si sposeranno nel Sud Italia, se non altro per non fare una sorta di ‘Spedizione dei mille al contrario’ quando si tratterà di invitare i parenti”.
Di locals, quindi, ormai pochissimi.
Storie di disastri matrimoniali in confessione
Per contro, le confessioni sono una fonte preziosa per sondare il polso medio dell’animo trevigliese in fatto di vita matrimoniale.
“Vi ascoltiamo molte storie di disagio e sofferenze – racconta il parroco – Storie di vite matrimoniali che sono disastri e che evidentemente hanno alle spalle qualcosa che non è andato. Ma contemporaneamente, le coppie fedeli manifestano il disagio di non poter ricominciare una vita insieme a qualcun altro sposandosi in chiesa”.
Il diritto canonico viene quindi in aiuto. E abbattendo non pochi cliché, la Chiesa trevigliese ha deciso di tendere una mano a chi manifesta un bisogno. Se il divorzio non è riconosciuto dalla Chiesa in nessun modo, l’istituto della nullità matrimoniale invece sì.
Nullità, non divorzio
Ma come funziona? La nullità prevede di fatto un breve e ormai sempre più accessibile e standardizzato processo – che si celebra davanti al tribunale ecclesiastico di competenza, oppure ormai semplicemente davanti al vescovo – durante il quale se si dimostra che esistono delle condizioni, allora un giudice può dichiarare un matrimonio nullo. In punta di penna, insomma, il matrimonio non viene sciolto come nel divorzio civile. Semplicemente, si attesta che non è mai esistito.
“L’immaginario comune è che si tratti di una procedura complicata e costosissima, e anni fa in effetti lo era – ha aggiunto don Zaccaria – Ma ora non è così”.
Tutto sta nelle condizioni di partenza: lo sportello facilita l’accesso ad esperti in materia, che informano la coppia sulla presenza o meno di “fumus boni iuris”: aspettative favorevoli all’accoglimento di una eventuale domanda. Da lì si comincia.
Il principe del foro
Don Giuliano Nava (nella foto di copertina a destra), della materia, è un esperto di livello perlomeno nazionale. Nella sua carriera come giudice ecclesiastico ha dichiarato nulli circa 2500 matrimoni, lavorando soprattutto tra il Tribunale di Milano e quello di Fermo nelle Marche. Le cause di nullità possono essere molte. Quella più famosa (la mancata consumazione) è anche quella statisticamente meno probabile. L’appiglio canonico più utilizzato recentemente è quello descritto nel Diritto al canone 1095: “Incapacità per cause di natura psichica”. Vi si può appellare chi, “pur comprendendo intellettualmente la natura del matrimonio e i relativi obblighi, si trova nell’impossibilità oggettiva di assumerli”. Oppure, “chi manca di una adeguata capacità critica e di valutazione rispetto ai diritti e ai doveri essenziali del matrimonio”.
Al centro c’è il consenso
Del resto, spiega ancora Nava, “un matrimonio deve essere libero e consapevole, e il suo momento sorgivo è il consenso. Se si dimostra che sono mancate la libertà, la chiarezza o la consapevolezza, interviene la nullità”. Un esempio tipico, ha spiegato ancora Nava, è quello del matrimonio – libero, sì, ma certamente condizionato – celebrato in fretta e furia da una ragazza nella consapevolezza di essere in una gravidanza non desiderata. Dev’essere una perizia medico-psichiatrica a indagare se le condizioni di nullità siano state reali o meno al momento del “Sì”. In caso positivo, la palla può passare per un “processus brevior” anche al solo vescovo di competenza, senza intasare le aule del tribunale della chiesa, e tantomeno la Sacra Rota. La maggior parte delle richieste che arrivano a questo punto si concludono con la dichiarazione di nullità. Da specificare che gli effetti sono ovviamente soltanto canonici: agli effetti civilistici, occorre comunque – prima o dopo – chiamare un avvocato divorzista.
Costo totale: 2516 euro
E i costi? Meno di quanto ci si aspetterebbe. Il costo della causa davanti al Tribunale è di 516 euro, più una cifra calmierata per la difesa: 2000 euro per l’avvocato ecclesiastico. E’ persino previsto il patrocinio gratuito, in caso il parroco testimoniasse la comprovata indigenza della coppia. Come tutti i processi, la causa di nullità può infine essere intentata anche soltanto da una delle due parti, e il coniuge in questo caso ha diritto di opporvisi. C’è pure un tribunale d’Appello: per i processi di Milano, il secondo grado è affidato ai giudici di Genova.
Lo sportello trevigliese si trova presso la segreteria della parrocchia in via San Martino (apertura dalle 9.30 alle 12 tutti i giorni tranne domenica).