Cartelle Tari, che pasticcio: consegnato un migliaio di avvisi di pagamento ai destinatari sbagliati, il Comune di Canonica ha già allertato il Garante della privacy circa l’accaduto.
L’azienda incaricata ha sbagliato la postalizzazione delle cartelle
L’errore, come si evince dal comunicato e dalle successive dichiarazioni da parte del sindaco Paolo Arcari, è imputabile a un’azienda esterna che si occupa della postalizzazione della cartella. Per farla semplice, a causa di un errore tecnico, sono stati incrociati due diversi file e il primo foglio – utilizzato per inserire l’indirizzo di recapito del contribuente -, è stato associato alla cartella di una persona diversa. “Questo ha riguardato un migliaio di cartelle, quelle che vengono inviate per posta, mentre chi riceve la Tari per via telematica non ha riscontrato problemi” ha chiarito il sindaco, che ha già chiesto all’azienda incaricata di provvedere alla ripostalizzazione corretta dei documenti e ha segnalato, come dovuto, il tutto al Garante della privacy.
Fortunatamente l’avviso social alla comunità sembrerebbe aver dato i propri frutti: “In pochissimi, infatti, hanno segnalato il disguido agli uffici. La gran parte ha capito e recepito l’errore e si è limitata a stracciare il documento ricevuto per sbaglio, in attesa ora della cartella corretta” ha chiarito ancora il sindaco, che ha ribadito come l’errore di postalizzazione non sia dipeso dall’ente, ma dalla ditta cui era stato commissionato il lavoro, che aveva la responsabilità del trattamento dati in quella fase.
Violata la privacy di un migliaio di contribuenti
Nonostante il tentativo di conciliazione da parte di Arcari, che ha ribadito più volte come un errore possa capitare e come “solo chi non lavora non sbaglia mai”, alcuni canonichesi – soprattutto a mezzo social, ma non solo – hanno posto l’accento sull’effettiva violazione di dati sensibili, in particolare fiscali e catastali. “Di fatto, ricevere e vedere la posizione fiscale e catastale di un altro cittadino costituisce a tutti gli effetti un “data breach” – ha fatto notare qualcuno – Il problema, poi, è emerso prima sui gruppi social locali, e solo poi tramite note ufficiali da parte dell’Amministrazione”.
E se l’effettivo “data breach” è stato riconosciuto anche da Arcari, lo stesso ha invece rassicurato la popolazione circa eventuali e presunti costi di recapito:
“Sugli avvisi in acconto erano stati indicati sei euro per “spese d’invio”, che però verranno rimborsati, o meglio, detratti dalla rata ordinaria, in quanto non erano da addebitarsi sull’ordinario, ma solo su eventuali accertamenti di morosità – ha chiarito – Quanto al nuovo invio delle cartelle, sarà fatto senza alcun addebito ai contribuenti”.
Quanto alla violazione dei dati: “C’è stata – ha riconosciuto Arcari – Tuttavia, a ben vedere, gli indirizzi e i dati di superfici e proprietà sono accessibili a catasto, non sono soggetti a segretezza. Non è stato reso noto nulla, invece, riguardo eventuali pagamenti arretrati”.
