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Trevigliese, le lacrime per il trasloco forzato e la battaglia con l'Acos per lo stadio

La Trevigliese, una delle società di calcio più antiche della Bergamasca, classe 1907, più vecchia persino dell'Atalanta, non ha più una sede.

Trevigliese, le lacrime per il trasloco forzato e la battaglia con l'Acos per lo stadio
Attualità Treviglio città, 21 Settembre 2022 ore 14:07

È un duro lavoro impacchettare 115 anni di storia. Sia perché gli scatoloni diventano presto decine, se non centinaia, ma soprattutto perché ad ogni cimelio scappa qualche lacrima, inevitabilmente, che scende e riga le fotografie in bianco e nero, le targhe, i trofei, le coppe. E poi i libri, i faldoni dimenticati sugli scaffali, i palloni, le coppe, i "cinesini" e i coni accatastati sotto la tribuna dello stadio Comunale: quello che resta della sede della Trevigliese, una delle società di calcio più antiche della Bergamasca, classe 1907, più vecchia persino dell'Atalanta, ora è disseminato in giro per la città, tra cantine e angoli di capannone in prestito.

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Trevigliese-Acos: battaglia legale per la gestione dello stadio comunale

È l'effetto dello "sfratto" imposto alla società calcistica cittadina dalla rivale Acos, che nelle scorse settimane si è imposta nel bando comunale per la gestione dello stadio di via Milano, e ora è a tutti gli effetti l'unica società titolata a occupare ed affittare le strutture del Comunale. Dopo decenni, la Trevigliese ha dovuto lasciare la sua storica sede.

Una vicenda che ha scosso l'intero mondo dello sport cittadino, e che probabilmente darà filo da torcere agli avvocati ancora per parecchi mesi. Il bando pubblico del Comune di Treviglio è stato infatti vinto dall’Acos, ma la storica società biancoceleste ha già annunciato ricorso al Tar contro il verdetto delle buste. Secondo la dirigenza della Trevigliese ai «cugini» dell’Acos Treviglio sarebbe mancato un criterio per partecipare al bando: quello di aver maturato esperienza nella gestione di impianti come lo stadio comunale per più di tre anni.

Svuotata la sede: centinaia di cimeli finiscono in cantina in attesa del Tar

Per ora, in attesa del pronunciamento dei giudici amministrativi, la Trevigliese ha comunque dovuto abbandonare i locali che occupa ininterrottamente dalla costruzione dello stadio, per volontà dello stesso notaio Mario Zanconti, che dà il nome allo stadio e che nel 1944 aveva dato in concessione "sine die" lo stadio ai biancocelesti.
In questi giorni, volontari e dirigenti della Trevigliese stanno completando lo svuotamento di quasi tutti i locali: la grande stanza che ospita trofei e coppe, nella struttura della biglietteria che dà su via Milano, diventerà nelle intenzioni della nuova società di gestione l'ufficio del custode. A disposizione dei biancocelesti resterà per ora soltanto uno stanzino di pochi metri quadrati, dove si trova il computer con i file societari. Più un indirizzo simbolico, che altro: un espediente per evitare provvisoriamente alla Trevigliese di cambiare la sede legale della società nei registri della Figc.

Fallito il tentativo di accordo

Lo sgombero è cominciato domenica, dopo il fallimento dell'ultimo tentativo di mediazione. Dopo essere stata costretta ad andare a giocare a Capriate, la società biancoceleste non ha infatti ritenuto dignitoso l'accordo proposto dall'Acos, che aveva avanzato la richiesta di un affitto temporaneo dei locali. I rapporti sono "cordiali",  ma il confronto tra Acos e Trevigliese ci sarà eccome, in Tribunale. Avanti e indietro dallo stadio al civico 9 di via Milano, piano piano il furgoncino sociale ha portato via in poche ore tonnellate di materiale: in cima ad uno scatolone c'è una foto-simbolo, forse la più dolorosa: ritrae la vittoria del campionato di serie D, anno 1964.

Pinuccio Redaelli: "Ci viene da piangere"

Il vicepresidente Pinuccio Redaelli non nasconde il dolore. Buona parte del materiale è stato stoccato a casa sua e in altri locali che ha messo a disposizione, in attesa che il Tar decida. Poi si penserà a cosa fare: una sede servirà, e i tempi della giustizia amministrativa rischiano di essere più lunghi di quelli che la società cittadina richiederebbe.

"La verità è che a uno viene anche da piangere, a svuotare tutto dopo tutti questi anni - spiga - Siamo la squadra più antica della provincia di Bergamo, siamo nati persino prima dell'Atalanta, e ora ci ridono tutti dietro... Dirigenti dell'Acos vanno in giro a vantarsi di averci battuti, tutti contenti. Ma io mi chiedo: che modo di fare è? Noi sappiamo di avere ragione, e il Tar lo dimostrerà: c'era un disegno dietro a tutto questo, e verrà a galla. L'Acos non aveva i requisiti per partecipare a quel bando, come abbiamo già spiegato. E se anche li avesse avuti, abbiamo anche molti dubbi sui criteri con cui è stato stabilito il punteggio che ha portato all'assegnazione dello stadio. Andremo fino in fondo, ma quello che proprio non riesco a capire è perché abbiamo dovuto lasciare la nostra sede ancora prima che il Tar decida in merito: è incomprensibile".

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