Il governo si appresta a varare un provvedimento destinato a far discutere l’intero mondo scolastico e politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’arrivo in Consiglio dei ministri di un decreto legge che imporrà un limite massimo del 30% di alunni stranieri per singola classe, dalle scuole primarie fino alle superiori.
La proposta riprende una circolare ministeriale del 2010 rimasta in gran parte disattesa, ma questa volta assume valore di legge cogente. Come chiarito dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il criterio guida sarà “la conoscenza dell’italiano”, verificata con parametri oggettivi. Saranno esentati dal tetto gli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia o che abbiano un percorso pregresso di studi positivo in Italia. Secondo i dati del Ministero, le classi con oltre il 30% di alunni stranieri sono circa 34.000, concentrate in larga parte nelle regioni del Nord e nella capitale.
Sulla vicenda si è espresso anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, ha ricordato che la Costituzione garantisce una scuola “aperta a tutti”, intesa come strumento per unire, prevenire la formazione di ghetti ed evitare fratture sociali.
Garavaglia (FdI): “Un provvedimento di buon senso per un’integrazione reale”
L’annuncio del decreto ha acceso il dibattito nell’aula del Consiglio regionale lombardo durante la seduta odierna, registrando posizioni naturalmente contrapposte tra i gruppi politici.
Per Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia, si tratta di una scelta pragmatica indispensabile per garantire un apprendimento efficace a tutti gli studenti:
“Io credo che sia un provvedimento di buon senso, perché se si vuole fare veramente integrazione occorre far sì che si possa agevolare a parlare la lingua italiana all’interno delle classi”, ha dichiarato Garavaglia. “Non possiamo pensare che i bambini possano apprendere veramente se si fa fatica a parlare la lingua italiana. Le scuole servono per apprendere e per integrarsi, e per fare entrambe le cose serve conoscere bene la lingua”.
Rispondendo alle critiche sull’applicabilità pratica della norma, in particolare nelle grandi città come Milano, Garavaglia ha ammesso l’esistenza di ostacoli logistici, assicurando però l’impegno economico del governo:
“Sicuramente ci saranno difficoltà operative, ma sono previste risorse economiche per garantire la concretezza di queste scelte”. Il capogruppo ha inoltre respinto le accuse di inseguire le posizioni della destra radicale, precisando che il provvedimento nasce da un percorso di lavoro avviato da tempo.
Majorino (PD): “Messaggio sbagliato, servono insegnanti ed edilizia scolastica”
Di parere diametralmente opposto Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico, che giudica la misura un intervento d’impatto propagandistico piuttosto che una soluzione concreta per gli istituti scolastici:
“Non ho ben capito l’operazione del governo: da una parte l’indicazione sul tetto è già esistente, dall’altra mi pare un messaggio molto brutto sulla pelle dei bambini”, ha evidenziato Majorino. “Dovremmo fare quello che ha esortato a fare il Presidente della Repubblica, cioè considerare la scuola un grande veicolo per l’inclusione di tutti”.
Secondo l’esponente dem, le priorità dell’esecutivo dovrebbero orientarsi verso lo stanziamento di risorse strutturali:
“Il governo deve mandare insegnanti, educatori, sistemare l’edilizia scolastica e occuparsi innanzitutto di questo. Le scuole ghetto non vanno bene, ma per evitare queste situazioni dobbiamo aiutare insegnanti e presidi per trovare un maggiore equilibrio, evitando lo scontro politico e cercando soluzioni condivise con chi la scuola la vive ogni giorno”.
Rosati (AVS): “Pura propaganda inapplicabile, si penalizzano i giovani nati in Italia”
Ancora più duro il giudizio espresso da Onorio Rosati, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, che parla di una proposta staccata dalla realtà sociale delle aule scolastiche:
“È pura propaganda, non risponde alla composizione sociale ed etnica presente oggi nelle scuole”, ha attaccato Rosati. “In questo modo si rischia di colpire giovani che molto spesso sono nati sul nostro territorio, che conoscono perfettamente l’italiano e che anzi diventano uno strumento di inclusione anche per i propri genitori”.
Per il rappresentante di AVS, la strada da percorrere richiede un cambio di rotta negli investimenti pubblici:
“La scuola ha bisogno di stabilizzare gli insegnanti e di aumentare il numero di mediatori culturali e linguistici. Questa proposta va nella direzione opposta rispetto a un modello di società che deve porsi il problema di includere e non di escludere o ghettizzare. È un’idea bocciata da chiunque conosca la situazione reale degli istituti e che si rivelerà assolutamente inapplicabile”.