(nella foto da sinistra Gabriele Chinellato, don Giuseppe Ferri, Pietro Corna e Marco Ruggeri)
“Non è solo un bene materiale, uno strumento restaurato a tornare alla comunità, ma sono i valori culturali che racchiude e che continua a rappresentare”.
Così, ieri sera, mercoledì 8 aprile 2026, il maestro Marco Ruggeri ha definito il ritorno al Santuario della Madonna dei Campi di Brignano, piccolo gioiello immerso nel verde della campagna, dell’organo positivo “Bossi” appena restaurato. Un lavoro certosino che è stato ripagato dalla grande partecipazione, in questi giorni, ai tanti appuntamenti promossi dalla parrocchia per celebrarne il ritorno.
Restaurato l’organo Bossi della Madonna dei Campi
Tra questi, ieri sera, anche la presentazione dell’intervento affidata all’organaro Pietro Corna (della Ditta Corna Pietro di Casnigo che nel 2021 aveva restaurato l’organo monumentale della chiesa parrocchiale) e a Gabriele Chinellato che si è invece occupato del restauro della cassa, anch’essa settecentesca. Presenti anche il parroco di Brignano don Giuseppe Ferri che ha ringraziato i presenti e ricordato il contributo della comunità per la realizzazione del restauro e monsignor Gianluca Gaiardi per l’Ufficio per i beni culturali della Diocesi di Cremona.
Ad aprire la serata le note dell’organo che con le sue 370 canne torna a suonare dopo l’ultima volta, ormai nel lontano 1927. A suonarlo magistralmente il maestro Ruggeri che martedì sera aveva già incantato il pubblico con un concerto di inaugurazione durante il quale – come ha ricordato don Giuseppe – “non ha risparmiato nessuna canna e nessun tasto” dando sfoggio alle mille sfumature che rendono questo strumento una vera e propria orchestra.
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Classe 1969, cremonese, Ruggeri è docente di Organo al Conservatorio “Marenzio” di Brescia e schedatore autorizzato dal Ministero per i contributi dell’8xmille per i restauri degli organi. E’ a lui che don Giuseppe si è rivolto ormai due anni fa per chiedergli una perizia dello strumento che si trovava nel Santuario brignanese.
“Ho trovato un strumento devastato dal tempo, ma non per questo irrecuperabile – ha spiegato Ruggeri – Conservava gli elementi di base ed era quindi possibile sottoporlo a un restauro”.
Un unicum “firmato” Bossi
Per prima cosa, però, era necessario stabilirne la paternità.
“Già da una prima analisi l’ipotesi che avevo formulato era che si trattasse di un Bossi – ha proseguito il maestro – Un’intuizione confermata da alcuni elementi decorativi riscontrati in altri organi in Valcamonica: si trattava di piccole medaglie dorate, con stella a sbalzo, collocate sui frontalini dei tasti, e reperiti in altri organi Bossi di fine del Settecento, in particolare (e in quantità ancor maggiore) nell’organo di Francesco Bossi 1797 della chiesa di Roncole (Parma), che fu suonato qualche anno dopo dal giovane Giuseppe Verdi”.
Il maestro Marco Ruggeri
Quando costruì il piccolo organo “positivo” di Brignano – nel 1772, secondo la scritta riportata sull’anta del somiere – la famiglia Bossi era attiva a Bergamo e nel territorio circostante da circa una cinquantina d’anni. Attorno al 1720, infatti, questi organari si erano trasferiti a Bergamo dal Canton Ticino, loro terra di provenienza, dove pare che avessero già esercitato da tempo tale professione. L’arrivo a Bergamo fu subito segnato da una commissione importante, ossia nientemeno che l’organo del duomo che, secondo i costruttori, doveva essere uguale a quello del duomo di Como. Lì esisteva uno strumento straordinario, opera del gesuita fiammingo Wilhem Hermans, singolare artefice che durante il XVII secolo portò in Italia (da Como alla Sicilia) sono del tutto assenti i flauti, distintivi della prassi italiana e diffusi anche in moltissimi altri organi di piccole dimensioni sparsi nella Penisola.
Perché un organo “positivo” a Brignano?
“Mettendo in fila i pochi ma chiari dati emersi, possiamo formulare qualche ipotesi – ha proseguito – Innanzitutto, ‘positivo’ viene da ‘ponere’, collocare, cioè ad indicare un organo piccolo, mobile, che si può spostare, da destinare ad un appartamento, o a un teatro, non alla fissa cantoria di una chiesa. L’anno di costruzione dello strumento sembra certo, essendo indicato in un punto strategico, solitamente riservato ad una segnatura ufficiale, ossia l’anta di chiusura del somiere, ove appare un po’ sbiadito ma leggibile il “1772”. Nell’archivio parrocchiale è però conservata una lettera di tre anni successiva (1775) nella quale si attesta che l’organo venne portato a Brignano da Borgo Canale, senza indicare il nome del costruttore (ma sappiamo che la sede dei Bossi era in quel quartiere della città). Da ciò possiamo dedurre che il positivo era situato nel laboratorio dei Bossi, come strumento di rappresentanza o destinato ad una famiglia signorile, vista la raffinatezza delle decorazioni. È probabile, quindi, che di fronte alla richiesta della fabbriceria di Brignano di acquistare un piccolo organo per la chiesetta di campagna, la famiglia Bossi abbia proposto di cedere il positivo in loro possesso”.
Una settimana di eventi
Un dettaglio che rende l’organo della Madonna dei Campi un unicum ancora più prezioso. Anche per questo la comunità è stata invitata a partecipare con diversi appuntamenti, a partire dal lunedì di Pasquetta con il pellegrinaggio che ha raggiunto la Madonna dei campi dove monsignor Tarcisio Cola, canonico della Basilica di San Pietro in Vaticano e presidente dell’Associazione Italiana Santa Cecilia, ha celebrato la messa benedicendo l’organo con la preghiera scritta da Papa Benedetto XVI e recitata dal Santo Padre in occasione del restauro dell’organo della sua città natale.
Questa sera, giovedì, alle 20.45 appuntamento con un altro concerto vocale-strumentale che vedrà esibirsi Elisabetta Nessi (soprano e flauto traverso) e Marco Bianchi all’organo. Domani, venerdì 10 aprile, si chiuderà con il concerto della Schola Cantorum parrocchiale “Santa Cecilia” con Bianchi e la direzione di Fabiana Nisoli.
Il “grazie” alla generosità della comunità
Un intervento reso possibile anche grazie alla generosità della comunità, insieme al fondo proveniente dalle donazioni dell’8xmille destinate proprio al recupero del patrimonio artistico e culturale che ha finanziato a fondo perduto il 75% dei lavori su una spesa totale di 42mila euro.
“Il santuario per la sua magnifica posizione è un luogo di pace, di spiritualità dove la bellezza, la preghiera e il canto diventano ricchezza interiore – ha sottolineato don Giuseppe – L’aver recuperato l’organo per noi oggi è sinonimo di recupero della fede, del luogo sacro e della sua spiritualità”.