In viaggio da Roma a Palermo in sella alla bici per ritrovare le sue origini
Riccardo Riva, 25 anni, ha pedalato per 1550 km dall'attuale abitazione romana sulle orme del nonno materno, che arrivò nella Bergamasca negli anni '60
Un’impresa di quelle che ti lasciano dentro un’emozione forte, indimenticabile, quella vissuta da un 25enne di Caravaggio, Riccardo Riva. Da un paio d’anni vive nella capitale dove studia recitazione e lo scorso agosto ha deciso di raggiungere Palermo in bici, per ritrovare la famiglia d’origine del ramo materno e scoprire le meraviglie dell’Italia al ritmo dei suoi pedali, lontano dalla frenesia di tutti i giorni.
Pedalando da Roma a Palermo
Un giovane che aspira a diventare un attore di teatro Riva e che, per inseguire il suo sogno, è partito alla volta di Roma, dove studia all’Accademia del “Teatro Brancaccio”. Ma è anche uno sportivo che, tra le altre cose, ama la bicicletta, con la quale ha già compiuto un primo viaggio da Caravaggio a Roma, seguendo la via francigena e quindi transitando per l’Emilia Romagna, la Toscana, Lazio e ritorno passando per l’Umbria, tre anni fa, e che in questi giorni ne ha concluso un altro da Roma a Palermo, città natale del nonno materno, passando per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria.
“Mi piace l’idea del viaggio lento, che ti consente di entrare in una connessione profonda con il territorio – ha raccontato adesso che è rientrato a Roma – inoltre per me è importante conoscere il Paese da dove si viene: la prima volta ho visitato il nord, quest’altra il sud, attraversando il centro. La bici è uno dei veicoli migliori per farlo, perché con un mezzo a motore o in treno non si possono vedere i luoghi nello stesso modo”.
Sulle orme del nonno materno
Riva, da parte materna, ha origini siciliane e calabresi, ed è partito alla scoperta dei posti dove il nonno Giuseppe Muscaglione è cresciuto, prima di approdare in terra bergamasca per lavoro.
“Ci tenevo a vedere bene la Sicilia, Palermo e Mezzojuso, dove è nato mio nonno – ha spiegato – Ho incontrato parenti che non avevo mai conosciuto sia in terra sicula che calabrese, a Vibo Valentia, da dove proveniva la mia bisnonna. Mi hanno mostrato foto d’epoca e raccontato la storia della loro vita. Sono stato accolto e ospitato, è stato davvero molto bello ritrovare le proprie radici e riallacciare dei rapporti familiari”.
In solitaria tra paesaggi mozzafiato
In una società dominata dal mito della velocità e del comfort, com’è quella odierna, prendersi del tempo per viaggiare lenti, soli con se stessi e a contatto diretto con la natura, affrontando la fatica ed eventuali rischi, non è da tutti.
“Sono stato in sella 20 giorni, dal 29 agosto al 17 settembre – ha raccontato ancora il 25enne – la mattina sveglia presto per evitare le ore più calde, pausa all’ora di pranzo in qualche tavola calda o nei pressi di un supermercato, visita del posto dove mi trovavo e ripartenza fino a cena. Percorrevo un’ottantina di chilometri al giorno, in media, bevendo acqua e mangiando sempre qualcosa: barrette energetiche, frutta secca, dolciumi. La notte la trascorrevo negli ostelli, nei bed & breakfast o in tenda in qualche giardino, solo una volta sono stato in hotel a causa di un guasto al cambio: mi trovavo in Calabria, nel mezzo del Parco della Sila, tra le montagne e ha pure cominciato a piovere… Il cellulare faticava ad agganciarsi alla rete e con il navigatore non riuscivo a vedere dove fosse il borgo più vicino. Spingendo la bici a mano sono per buona sorte riuscito a chiamare la mia ragazza, che aveva la mia posizione in tempo reale, e mi ha dato lei le indicazioni per raggiungere un paesino. Lì un ragazzo che mi ha sistemato il problema e persino revisionato completamente la bici per 10 euro… Mi ha anche indirizzato all’hotel, perché i b&b erano tutti pieni. Una giornata drammatica, temevo di essere costretto a interrompere il viaggio…”.
Un altro momento difficile si era verificato in precedenza nei pressi di Matera.
“Ho bucato sia la gomma della ruota anteriore che posteriore nello stesso giorno – ha detto il giovane con un sorriso amaro – fortunatamente avevo con me una schiuma spray che tappa temporaneamente il foro e consente di muoversi ancora per un po’, il tempo necessario per arrivare in un paese dove ho trovato un meccanico per bici. Da brividi anche l’incontro con dei cani randagi”.
Ma la bellezza dei panorami e l’incontro con tanta gente diversa è stato impagabile.
“Nel Parco della Sila, a distanza di sicurezza, ho visto un lupo, una specie protetta, ed è stata un’emozione incredibile – ha concluso – ma la cosa più bella, al di là degli stupendi paesaggi che ho fotografato e filmato, è il viaggio in sé, lo spostarsi lentamente e incontrare gente, la cui parlata man mano cambia, così come il panorama. E’ un modo anche per stare con se stessi, per rallentare i ritmi frenetici di tutti i giorni, spesso non sani. Una boccata d’ossigeno per ricordarmi che non serve correre per vedere cose belle o vivere esperienze importanti… anzi, forse è l’opposto. Lo consiglio a tutti i ragazzi, basta allenarsi un po’ e organizzarsi. Dopo due viaggi in solitaria la prossima volta partirò in compagnia, per condividere l’esperienza, alla volta dell’Europa”.