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Il cardinale in processione con la statua della Madonna trainata da cavalli bianchi

Ieri, 11 ottobre, il paese si è fermato per celebrare la Madonna del Rosario e il decimo anniversario della consacrazione episcopale di Pizzaballa

Il cardinale in processione con la statua della Madonna trainata da cavalli bianchi

Domenica 11 ottobre il cardinal Pierbattista Pizzaballa ha attraversato le vie del centro di Cologno al Serio in processione, tra due ali di folla, seguito da un carro trainato da due superbi destrieri bianchi con sopra la maestosa statua della Madonna del Rosario.

Una giornata di festa grande

Un colpo d’occhio magnifico, una scena d’altri tempi, quasi un risveglio della tradizione cristiana sempre più assopita e appannata negli ultimi decenni, fin quasi a spegnersi. E c’è più di una ragione che ha trasformato la scorsa domenica in una data che resterà negli Annali del paese: alla solennità della Madonna del Santo Rosario, quest’anno si è unita la celebrazione dell’800esimo anniversario della morte di san Francesco d’Assisi, il patrono d’Italia, mancato il 4 ottobre, data che è tornata ad essere festa nazionale e in paese è arrivata una reliquia, la terra sulla quale, per otto secoli, è stato deposto il suo corpo. Ma, soprattutto, si è celebrato contemporaneamente anche il decimo anniversario di consacrazione episcopale del patriarca latino di Gerusalemme cardinal Pierbattista Pizzaballa. E quando il porporato torna “a casa” la sua Cologno corre in massa a salutarlo, gremendo la chiesa parrocchiale. In prima fila, come sempre, la mamma Maria e il fratello Fiorenzo, la sindaca Chiara Drago e la sua Giunta, a cui si sono affiancati il comandante della Polizia locale Canio Brando, l’Arma dei carabinieri con due militari in alta uniforme davanti all’altare adornato con splendidi fiori e drappi, la vicesindaca di Treviglio Pinuccia Prandina e il consigliere regionale Giovanni Malanchini. L’ingresso dell’alto prelato è stato trionfale, accolto come sempre da applausi calorosi e strette di mano sentite.

“La festa della Madonna del Rosario quest’anno intreccia anche san Francesco, nell’800esimo anniversario dalla morte – ha esordito il parroco don Giuseppe Navoni, salutando i fedeli – da questa settimana fra Emanuele, che concelebra con noi, ha portato dalla Porziuncola di Assisi la terra su cui il santo ha chiesto di essere deposto per il suo transito, quella nuda terra in cui ha scelto di essere sepolto. E proprio pensando alla Madonna e a Francesco abbiamo vissuto questi giorni e oggi viviamo la festa invocando un inno antico: Maria terra del cielo. Ecco perché dall’alto scende sull’altare questo drappo che diventa poi il tappeto posto a terra: vi è scritto un brano del cielo delle vele della basilica superiore di Assisi, un modo per unire tutti questi significati che diventano motivo di riflessione e preghiera”.

Poi il saluto al porporato.

“Oggi è un giorno bello perché il cardinale è tra noi ed esprimiamo gratitudine e riconoscenza per i suoi dieci anni di episcopato, il 10 settembre 2016 veniva consacrato vescovo – ha ricordato – inoltre si celebrano anche altri anniversari dei tanti sacerdoti che sono qui presenti. Mamma Maria attendeva da tantissimo questo momento, purtroppo però domattina sarà già in partenza”.

Il cardinale: “Il dolore e la morte ci sono ma abbiamo bisogno di alzare lo sguardo e vedere oltre”

E sua eminenza, che prima di tutto ha reso omaggio al simulacro della Vergine, ha usato parole di affetto verso i suoi compaesani durante l’omelia, senza tralasciare qualche accenno anche alla tragica situazione in Medio Oriente.

“Un saluto a voi, tutto oggi parla di festa, anche le letture – ha fatto notare – sono di passaggio, anche se a Cologno non si viene di passaggio… Toccata e fuga, a Roma una settimana intensa e oggi avendo la giornata libera sono potuto scappare qui. Dovrò però tornare subito in Terra Santa, i tempi non consentono di essere assenti troppo a lungo. Grazie per la vostra preghiera e la vicinanza, sono anni molto duri però incontrando i volti di coloro a cui si è legati si ricevono energia e forza, tra loro c’è anche quello di Cologno, naturalmente”.

Poi un accenno alla situazione in Medio Oriente.

“Il dolore e la morte ci sono, le percepiamo continuamente, ma non possiamo restare fermi e chiusi in questa realtà, abbiamo bisogno di alzare lo sguardo ed essere capaci di vedere oltre, di immaginare e sperare – ha affermato – Questo è ciò che spinge a fare qualcosa nel presente, a vedere quello che si vuole costruire: una città dove si mangia, si beve , dove morte e dolore non saranno più l’argomento principale. Se dentro di noi c’è la vita dobbiamo desiderarla anche per gli altri”.

E ha citato un episodio.

“A Gaza siamo riusciti a ricostruire una scuola – ha ricordato – ma l’economo ha subito detto che bisognava tagliare le spese per le divise e la tinteggiatura, i soldi erano pochi e gli ho dato ragione. Così ho parlato con il parroco: lui però mi ha fatto osservare che i bambini avevano bisogno di qualcosa di bello e curato, che portasse la luce nella loro scuola… Questo mi ha fatto capire come basta poco per generare la vita, ed è possibile perché ci sono ancora queste persone. Nella lettura il Signore invita al banchetto: vuole farci partecipare a qualcosa di bello, ma a volte non riusciamo a vederlo immersi in tante cose. Un sorriso, una parola, uno sguardo, una relazione, un’attesa. Dobbiamo essere capaci di vedere dove Dio ci invita: è tutto gratuito ma, così come in tutte le relazioni in cui abbiamo bisogno di darci condizioni e punti di riferimento chiari, si fa una scelta rinunciando ad altro, perché quel sì è più forte di tutti. State dentro questa relazione dove la festa è piena. Rivolgiamoci alla Madonna perché lei ci ricorderà come essere pronti per il banchetto, come stare nella vita nel modo giusto, come ogni mamma in tutte le case. San Francesco ci ha mostrato come questa proposta sia bella e che si può fare”.

Processione in pompa magna

Terminata la messa, alcuni volontari hanno trasferito il trono della Vergine – restaurato nella parte anteriore – dalla chiesa al carro. Erano 60 anni che non veniva montato. Quindi è partita la processione in pompa magna: in testa la Grande Croce e due lampade, poi i fedeli, il drappo del cielo stellato di Assisi portato da scout e ragazzi, lo stendardo della Madonna e dell’ultima cena finemente ricamato, il “Corpo musicale Città di Treviglio”, il gruppo liturgico e gli animatori della processione, i chierichetti, due lampade e sei torce, i sacerdoti concelebranti con le reliquie della Madonna e della terra di san Francesco tutti attorno al cardinale, la statua sul carro con quattro lampade ai lati, i familiari dell’alto prelato e le autorità civili e militari. Il percorso, tra gli stretti vicoli del centro, ha riservato qualche insidia, ma alla fine tutto è andato per il meglio. In serata una cena conviviale con il cardinale nella sede della scuola dell’infanzia “Don Cirillo Pizio”.