I “Giochi dei rioni” tornano ad animare le vie di Castel Rozzone riscuotendo un grande successo tra concorrenti e spettatori. Ripristinata dall’Amministrazione Rozzoni, a distanza di circa 30 anni dalla sua ultima edizione, l’iniziativa si è svolta sabato 29 agosto e ha visto il coinvolgimento dei quattro rioni storici del paese.
Il ripristino della tradizione
“Da sempre legata alla nostra festa patronale, la tradizione era stata accantonata tanto tempo fa, attorno al 1997 – ha raccontato la consigliera con delega a Cultura e Biblioteca Beatrice Resmini – Quest’anno però, con l’aiuto dei membri della Commissione Cultura e di alcune realtà locali di volontariato, l’Amministrazione è riuscita a rimetterla in piedi, anche grazie a un contributo economico della Provincia di Bergamo”.
Per dare vita alla nuova edizione, a cui ha fatto da sfondo il laboratorio gratuito di arte e stampa al torchio offerto da «Musamatta», sono state allestite quattro specifiche sfide di calcetto, tiro alla fune, corsa con i sacchi e palo della cuccagna, nelle quali si sono affrontate le squadre di ogni rione composte da una ventina di persone tra adulti e bambini.
“Proprio come nel passato, a ciascun rione è stato assegnato un colore – ha proseguito Resmini – Quello blu comprende il centro storico del paese, il rosso rientra la zona che va verso Treviglio, il giallo è la parte compresa tra la chiesa parrocchiale e la zona verso Brignano, mentre il verde corrisponde alla zona nord del paese che va verso Arcene e Lurano”.
La ricerca storica legata ai “Giochi dei rioni”
Il ripristino dei rioni ha permesso all’Amministrazione di avviare un’importante ricerca storica.
“Non abbiamo solo realizzato un pomeriggio di gioco, ma abbiamo anche iniziato a raccogliere del materiale fotografico sulla tradizione messo a disposizione da alcuni privati – ha garantito la consigliera – Questo materiale è ora in fase di digitalizzazione e andrà presto ad arricchire l’archivio comunale, assieme a tutti gli altri frutti che la nostra ricerca restituirà nei prossimi mesi. Il nostro intento, infatti, è quello di ricostruire la tradizione anche da un punto di vista storico e culturale”.
Ma non solo. I giochi hanno fornito l’occasione per trasmettere la tradizione alle nuove generazioni e per fare rete sociale.
“È stato bello assistere al coinvolgimento di volti nuovi e alla partecipazione attiva di intere famiglie, oltre che al ritorno in paese di ragazzi che nel frattempo erano andati a vivere altrove e che grazie al senso di appartenenza ai loro vecchi rioni si sono riaffacciati dalle nostre parti”, ha concluso Resmini.